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Prog-rock e De André: le due anime della PFM sul palco dell’Aosta Summer Festival

Ieri, venerdì 3 luglio, all’area P8, il concerto della band nata a Milano nel 1971 e protagonista, sette anni dopo, del tour con Faber. Un “viaggio” da un’ora e mezza con al timone Franz Di Cioccio: 80 anni e sentirli poco.
Cultura

Lo “zoccolo duro” del progressive italiano è vivo e, anche ad Aosta, lotta ancora con la Premiata Forneria Marconi. Non legioni di fan come un tempo, perché di anni dall’epoca d’oro ne sono passati una cinquantina (e l’età media si è alzata), ma quanti ne sono bastati nella serata di ieri, venerdì 3 luglio, a riempire l’abbondante migliaio di sedie posizionate dall’organizzazione nell’area P8 per l’esibizione della band capitanata da Franz Di Cioccio.

Non un appuntamento qualsiasi, perché quella nell’ambito dell’Aosta Summer Festival rappresentava la partenza del tour estivo della PFM, che vedrà altre sette serate, fino a metà agosto. Il progetto con cui il gruppo attraversa l’Italia si chiama “Doppia Traccia”, a simboleggiare l’unione – in un solo concerto – delle due anime storiche e inscindibili del gruppo.

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

La prima è, per l’appunto, il prog, in cui piove sul pubblico un “greatest hits” dei successi della band nata a Milano nel 1971. Ad Aosta si è aperta con Il Respiro Del Tempo, quindi Suonare Suonare. Maestro Della Voce ha rinnovato, per molti spettatori, una promessa d’amore con il gruppo e Dove… Quando…, scivolata sul far del tramonto, ha sprigionato tutto il suo potere evocativo.

Di Cioccio lascia il microfono per salire alla batteria su La Carrozza Di Hans e la sensazione continua ad essere che, se proprio dovesse (potesse?) esprimere una preferenza, picchiare sulle pelli (il verbo è proprio quello) gli risulta più congeniale che cantare. In quel momento, guardandolo sul palco ti ricordi che, quell’uomo dalla maglietta nera con la scritta “Randagio”, per l’anagrafe ha 80 anni.

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

La domanda è universale (in alcuni scattata prima dell’inizio dello show, in altri durante): la performance è ancora all’altezza della nomea che precede la PFM? La risposta – pur se si moltiplicano i momenti in cui il nostro gioca alla creatura bizzarra e un po’ folle (di quelle che popolano il sottobosco prog) – è: sì.

E non deve stupire. In fondo, parliamo della stessa età di Patti Smith, Ian Gillian e John Paul Jones. Se poi cerchiamo delle rockstar più attempate, Eric Clapton ne ha 81, Bob Dylan 85, Mick Jagger 83 e Paul McCartney 84. Provate a dire quale di questi artisti ha appeso il microfono al chiodo. Nessuno? Ecco, perché dovrebbe farlo Di Cioccio?!

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

Assente Patrick Djivas (con il basso passato nelle mani dell’ottimo Luca Zabbini, da menzione come il chitarrista Marco Sfogli, il tastierista Alessandro Scaglione e il secondo batterista Eugenio Mori), l’altra “colonna” della PFM era rappresentata ad Aosta dal violinista Lucio Fabbri, entrato nella band ufficialmente nel 1980.

Non ha bisogno di presentazioni, ma siccome qualcosa nel taccuino del cronista rimane sempre, riguarda l’arrangiamento rock-prog di Romeo e Giulietta – Danza dei Cavalieri. Sul brano, il suo violino fa a pezzi ogni convenzione che lo vorrebbe strumento classico. A trarre in inganno è forse che da fuori lo si vede suonato dalle mani di un musicista, ma a guidarle è il suo animo. Un concetto che torna prepotente anche sul brano che chiude la prima parte dello show, Impressioni Di Settembre. Per milioni di persone nel mondo è l’inno della PFM. In quanto tale, non lo si commenta, lo si ascolta in silenzio. Scelta, va detto, parecchio condivisa ieri sera all’area P8.

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

Quindi Di Cioccio la tocca piano per aprire la seconda parte dello show: “Io considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti abbiano bisogno, di considerarlo come un uomo e di considerare come umani tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non si può imitarlo. Se lo si considera un uomo, sì… Fabrizio De André”.

La seconda traccia dello show, ça va sans dire, è quella dedicata al sodalizio tra la PFM e Faber, incarnato dal tour 1978-79, considerato ancor oggi uno dei momenti più importanti della musica italiana. La canzone d’autore (peraltro in un suo esponente tra i più intimisti e complessi, rispetto al quale non sarebbe sbagliato parlare di poesia) che incontra il rock-progressive.

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

L’omaggio sentito ieri sera ha viaggiato su coordinate non troppo diverse da quello sentito alla Saison Culturelle nel dicembre 2023, ma l’impatto emozionale si rinnova ad ogni occasione. Si parte con L’Infanzia Di Maria, quindi Bocca di Rosa. La Canzone Di Marinella è sempre in grado di fermare il tempo, quando sulla musica della PFM si adagia la voce di De André registrata, e succede anche stavolta.

Un Giudice è forse il brano in cui si capisce di più cosa significhi vestire le liriche di Faber con i suoni nel DNA della PFM e Zirichiltaggia – in dialetto gallurese (cantato da Zabbini) – è un altro “amarcord” del tour di quarantotto anni fa. Gran finale, per la seconda traccia del concerto, con Volta La Carta e Pescatore.

PFM Aosta
La PFM all’Aosta Summer Festival.

Richiamata a gran voce sul palco, la Premiata Forneria Marconi regala un medley conclusivo da cinque minuti e mezzo, in cui si fondono E’ Festa, Celebration e Impressioni Di Settembre. Dopodiché, il sipario cala del tutto, dopo un’ora e mezza di musica. Andandosene non resta da pensare ad altro se non che il progressive è stata una meravigliosa forma (come, prima di lui, il jazz e il rock stesso) di contaminazione. Forse lo si dimentica troppo spesso.

Della serata di ieri resta da dire che, prima della PFM, è salito sul palco il valdostano Tosello. Accompagnato da Luca Consonni, Hervé Lombard e Davide “Alba” Albanese propone un cantautorato testimoniato con eloquenza dall’album “Nel disordine delle cose”, uscito lo scorso novembre. La via italiana alle “ballad”, ma in cifra nient’affatto guascona, come dimostra tra l’altro Salto Nel Vuoto, su cui ha chiuso il set all’Aosta Summer Festival.

Davide Tosello @ PFM
Davide Tosello @ Aosta Summer Festival.

Per quest’ultimo, “creatura” di Exus Eventi (con il sostegno di diversi enti ed istituzioni), è prematuro avanzare una valutazione complessiva (proseguirà infatti fino a metà mese). Tuttavia, alcune impressioni cristallizzate sinora riguardano la sistemazione dell’area P8, ex portineria della Cogne Acciai Speciali, effettuata al minimo (l’erba alta e i cassonetti dei rifiuti all’ingresso del pubblico non paiono il miglior biglietto da visita) e alcune scelte non proprio al passo con il mondo dell’intrattenimento dal vivo (vedi i “Token” per pagare eventuali consumazioni, mentre i principali festival virano verso il cashless e gli ordini online). Non mancherà, tuttavia, occasione di tornarci.

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