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L’“Odissea” secondo Nolan è arrivata al cinema

Uno dei film più attesi dell’anno ha appena fatto il suo debutto nelle sale. In questa puntata della rubrica, Hermes Di Stefano racconta l’adattamento del poema di Omero firmato da Christopher Nolan.
Incontri ravvicinati con AIACE

Sempre caro mi fu quest’ermo viaggio

Parafrasando Leopardi, immaginiamo Christopher Nolan riferirsi così ad uno dei principali topoi della sua carriera. Questa volta il regista di Inception e Interstellar si cimenta con l’opera per eccellenza in tema di viaggio portandola nel futuro con il suo personale adattamento cinematografico, Odissea.

Nel dicembre 2024, quando il regista britannico annunciò che avrebbe realizzato un film sull’Odissea, il poema omerico incentrato sulle avventure dell’eroe greco Ulisse (o Odisseo) al rientro dalla guerra di Troia, i fan e gli esperti del settore andarono subito in fibrillazione. Già nel 2004 Nolan fu vicino a dirigere Troy, il film basato su un altro capolavoro di Omero, l’Iliade, che venne poi preso in carico da Wolfgang Petersen.

 Odissea, un’esperienza cinematografica assoluta

Odissea si preannuncia già come un punto di svolta del cinema contemporaneo, specie dal punto di vista tecnico. Ve lo possiamo confermare dalla visione in sala nel suo formato originale in 70 mm. Stiamo parlando infatti del primo lungometraggio narrativo nella storia del cinema a essere stato interamente girato con cineprese IMAX a pellicola, grazie all’utilizzo di una versione più leggera e silenziosa di recente sviluppo accanto alla tecnologia già esistente. L’IMAX (Image MAXimum) è un sistema di proiezione cinematografica che ha la capacità di mostrare immagini e video con una grandezza e una risoluzione superiore rispetto ai sistemi di proiezione convenzionali. Vi assicuriamo che la visione in un cinema che supporta tale tecnologia vale tutto l’oro del mondo per il coinvolgimento offerto: a maggior ragione per questo film, dove l’esperienza sensoriale è spinta ai massimi tra le spiagge e i paesaggi sconfinati, i tramonti sul mare, le navi in tempesta, gli scudi che si frantumano e le fiamme che ardono e distruggono. In poco meno di tre ore (che filano lisce quasi senza accorgersene), ci viene restituita in sala un’antichità ruvida, materica e violentemente reale, anche grazie alla fotografia sgranata di Hoyte di Van Hoytema e alle melodie ancestrali di Ludwig Göransson, già collaboratori di Nolan nei suoi precedenti lavori.

Il regista britannico ha preso in mano un progetto molto ambizioso e arduo da realizzare, quasi proibitivo verrebbe da dire. Basti pensare solo ai frequenti spostamenti della troupe e all’allestimento dei set nelle impervie location situate tra Marocco, Islanda, Scozia, Grecia e tanta Italia (in particolare le isole Egadi – con Favignana in testa – e le isole Eolie – Lipari, Panarea e Vulcano). Per produrre questa pellicola dal budget record di 250 milioni di dollari (la più costosa del regista inglese), Nolan si è servito di mastodontiche e dettagliate scenografie (come l’imponente ma sinuoso cavallo di Troia), di pesanti attrezzature di scena (cinepresa e pellicole IMAX in primis), di costumi ricercati (come l’intrigante armatura di Agamennone che richiama il Cavaliere Oscuro) e di un cast stellare (reincarnazione moderna dell’Odissea cinematografica del passato).

Oltre i paradigmi storici

Potreste rimanere stupiti o perplessi nel corso della visione del film per via di alcune omissioni o modifiche agli eventi narrati nel racconto del nostos omerico. Lasciate perdere l’idea di un racconto classico che ripercorre per filo e per segno tutte le tappe del viaggio di Odisseo. Il consiglio ai naviganti è tenere la mente aperta. Il regista vuole questo da voi.

Sfruttando anche la frammentazione in diversi piani narrativi (che montaggio di Jennifer Lame!), Nolan ha voluto infatti dare un tocco personale all’opera di Omero, superando le barriere storiche, soppesando bene cosa aggiungere, togliere o valorizzare, al fine di rendere quanto più vicine a noi le vicende dei personaggi.

Il cineasta britannico modella l’Ulisse classico trasformandolo in quello di Matt Damon (una scelta complessivamente azzeccata), un (anti)eroe cerebrale e ossessivo, un meticcio tra determinazione metodica e dubbio esistenziale. A lungo sottratto della sua emotività, Odisseo, più che per l’arguzia, si contraddistingue per i suoi dubbi e le sue fragilità: ciò emerge soprattutto nei dialoghi con la ninfa Calypso (Charlize Theron), che, in una versione simil-psicologa, lo guida nel viaggio volto al recupero della memoria, ormai offuscata da anni di fiori di loto consumati sull’isola di Ogigia dove si trova prigioniero. Solamente alla fine, l’eroe realizzerà a suo malgrado quale sia stato il prezzo da pagare per le sue azioni e quelle dei suoi compagni Achei: perdere l’umanità sull’altare della guerra, dove crudeltà, violenza e frustrazione dominano sul dialogo, sul confronto, sulla ragione, conduce a un triste destino.

La colpa maggiore che grava sull’eroe, però, è proprio la sua intelligenza: il cavallo di legno, che ne è il simbolo, si trasforma nello strumento di inganno e morte per i troiani (e, di riflesso, per i greci stessi). In questo percorso di espiazione, la scena del canto delle Sirene assume una forte carica simbolica, affermandosi come una delle sequenze più intense di tutto il film.

A fare da contraltare al distacco emotivo di un Ulisse sperduto nel Mediterraneo, troviamo i sentimenti accesi di chi rimasto a casa ne aspetta il ritorno. La moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland) diventano così il vero cuore pulsante del film, affiancati dal fidato Eumeo (John Leguizamo) e dal cane Argo, protagonista di un momento toccante quando riconosce il padrone negli ultimi istanti di vita. C’è spazio infine per la dea Atena (Zendaya), una vera e propria coscienza che perseguita Ulisse incarnando il risentimento per le promesse tradite.

Con Odissea Christopher Nolan raggiunge la sua maturità artistica perché osa, affacciandosi addirittura su territori a lui sconosciuti, come l’horror, genere che tratteggia e plasma alcune delle scene più disturbanti e inquietanti del film come l’incontro con il ciclope Polifemo, la discesa nell’Ade, ma soprattutto la magia oscura di Circe, una tappa cruciale della storia, vissuta con grande trasporto emotivo e sensoriale.

Una riflessione filosofica sui limiti dell’Uomo

Odissea sarà destinata a rimanere a lungo nell’immaginario collettivo come uno dei film epici più riusciti, sicuramente uno dei titoli più innovativi del cinema moderno.

Nolan prende il materiale originale, lo plasma, sperimenta e lo rende perfettamente coerente ai tempi che corrono. Non è interessato alla semplice illustrazione dei classici, ma preferisce sviscerare, discutere, mettere in crisi, riscrivere.

Si esce dalla sala con la sensazione di avere, questa volta, le idee chiare e nessuno dubbio, a differenza di quanto accadeva dopo la visione dei più criptici Inception o Tenet.

Il fulcro dell’intera epopea omerica si lega indissolubilmente al concetto del tempo e alla sua erosione, un’ossessione che il regista esplora da Memento fino a Oppenheimer, dove i dieci anni trascorsi da Ulisse lontano da casa non sono solo distanza geografica, ma separazione cronologica logorante.

Il ritorno ad Itaca è un doloroso viaggio auto-psicanalitico, una riflessione filosofica sulle implicazioni delle azioni dell’Uomo quando pecca di arroganza e di intelligenza. Sia che abbiamo il loro favore o meno, quando cerchiamo di sostituirci agli dèi, quando violiamo le leggi sacre dell’ospitalità e della giustizia, veniamo puniti. Solo abbandonandosi alla tempesta, solo accettando di perdere il controllo, possiamo davvero tornare a casa, luogo della nostra anima.

Odissea è magnificenza, estasi emotiva, grande intrattenimento. E’ il perfetto punto di incontro tra mito e realismo, un classico intramontabile dai tratti profondamente attuali, una riflessione filosofica profonda sul senso della vitainseguendo il sole che fugge a ovest”.

 di Hermes Di Stefano

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