Enalcaccia replica alla direttrice del Gran Paradiso Film Festival: “Sul tema dello stambecco una narrazione parziale”

Le parole sul tema stambecco rilasciate dalla direttrice Luisa Vuillermoz al Corriere della Sera non sono piaciute a Enelcaccia Vda.
Luisa Vuillermoz
Società

“Tutti gli stambecchi delle Alpi, oggi, sono consanguinei: discendono dalla stessa popolazione originaria del Gran Paradiso. La loro variabilità genetica è più bassa di quella del rinoceronte bianco. Più bassa di quella del panda gigante. Sotto la forza di quelle corna si nasconde un equilibrio sottilissimo. Ed è lo stesso equilibrio della nostra civiltà: se continuiamo a incrinare i meccanismi di autoregolazione del pianeta, rischiamo di compromettere la qualità stessa della nostra vita, almeno come la conosciamo. Per questo rimettere lo stambecco nel mirino significa non aver capito nulla.” Le parole rilasciate dalla Direttrice artistica del Gran Paradiso Film Festival Luisa Vuillermoz rilasciate ieri in una intervista al Corriere della Sera non sono piaciute a Enalcaccia Valle d’Aosta. 

Secondo il presidente dell’associazione venatoria regionale Santo Diano esistono sedi specifiche per il confronto politico e legislativo – dal Parlamento agli organismi scientifici, fino alle istituzioni – mentre una manifestazione culturale “dovrebbe aiutare a comprendere la complessità della realtà, offrire strumenti di riflessione, stimolare il pensiero critico, evitando che il prestigio conquistato attraverso la cultura diventi il veicolo per orientare il giudizio del pubblico su questioni che appartengono ancora al dibattito parlamentare e scientifico”.

Enalcaccia sottolinea come quest’anno il festival abbia scelto di sviluppare il proprio programma attorno alla figura di San Francesco e al rapporto tra uomo e natura, una scelta definita “importante e condivisibile”. Proprio per questo, secondo l’associazione, appare improprio utilizzare quel contesto per esprimere una valutazione critica sulla riforma della normativa venatoria.

Nel documento viene respinta l’idea che il mondo della caccia sia in contrasto con il messaggio di rispetto per il creato. Al contrario, i cacciatori rivendicano un rapporto diretto con l’ambiente montano e sostengono che la conoscenza degli ecosistemi e una gestione responsabile della fauna siano compatibili con i valori della tutela della natura.

Sul tema dello stambecco, i cacciatori lamentano una narrazione parziale, mentre “la realtà è assai più articolata. In Valle d’Aosta il tema è stato affrontato dal Consiglio Regionale con atti pubblici e prese di posizione ufficiali; ISPRA, chiamata ad esprimersi sul piano tecnico, ha ritenuto valutabile un eventuale prelievo selettivo entro rigorosi limiti di sostenibilità. Si può essere favorevoli o contrari a questa impostazione. Ciò che lascia perplessi è che tali elementi, indispensabili per comprendere il dibattito, vengano completamente omessi”.

L’associazione amplia quindi la riflessione al rapporto tra cultura e dibattito pubblico.  “Sempre più spesso il mondo venatorio viene chiamato in causa in contesti che con la gestione della fauna hanno poco a che vedere. Un festival cinematografico, una mostra, una presentazione culturale, un evento dedicato alla biodiversità diventano l’occasione per inserire un messaggio contrario alla caccia o, come in questo caso, ad una proposta di riforma legislativa ancora all’esame del Parlamento. È una scelta legittima. Ma proprio perché è una scelta, e non una conseguenza inevitabile del tema trattato, dovrebbe essere riconosciuta come tale e non confusa con la divulgazione culturale”.

Il documento si conclude ribadendo che la riforma della legge 157 seguirà il proprio iter parlamentare e che sarà il Parlamento a decidere se approvarla, modificarla o respingerla. Per questo, sostiene Enalcaccia, “continueremo a ritenere fuori contesto utilizzare una manifestazione culturale dedicata al rapporto tra uomo e natura, richiamando il messaggio di San Francesco e il valore della biodiversità, per rafforzare una lettura di un percorso legislativo ancora aperto. Non perché sia illegittimo esprimere un’opinione, ma perché il prestigio della cultura dovrebbe servire ad ampliare la comprensione dei problemi, non a suggerire quale debba essere il giudizio del pubblico su questioni ancora oggetto di confronto nelle sedi proprie”.

“La distinzione può apparire sottile – conclude Santo Diano – ma rappresenta il confine tra il legittimo esercizio della libertà di pensiero e l’utilizzo della cultura come strumento di orientamento dell’opinione pubblica.”

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