E’ stato presentato in mattinata, nel quadro delle iniziative legate alla Festa regionale del Volontariato, il 2° rapporto su Vulnerabilità e povertà in Valle d’Aosta. Quella che emerge dall’indagine, relativa al 2003, è una situazione di sostanziale stabilità rispetto al primo rapporto stilato relativo al 2002, questo se si prende in considerazione la soglia di povertà relativa definita a livello nazionale dall’ISTAT e dalla Commissione nazionale di Indagine sull’esclusione sociale (la metà del consumo medio procapite). Si tratta di un tasso di povertà lievemente più basso di quello medio delle regioni del Nord. Stime queste che vanno lette però con una certa cautela derivante dal fatto che il campione valdostano, nella indagine nazionale sui consumi sulla cui base le stime sono effettuate, è troppo piccolo per consentire risultati solidi. In secondo luogo perché i dati sono riferiti a consumi medi a livello nazionale laddove il costo della vita può essere molto differenziato a livello territoriale, ed infatti in Valle d’Aosta è particolarmente elevato su alcuni settori quali in primo luogo l’abitazione.
Concentrandosi sui dati emersi in questa seconda indagine l’incidenza della povertà relativa si attesta sul 7,4% (con un errore di campionamento che si attesta sul 19%). Dato che in realtà coincide ad una forbice che va dal 4,6 % al 10,2%.
I dati sulla Vulnerabilità e la Povertà in Valle sono più attendibili invece se si prendono in considerazione gli assistiti in Valle d’Aosta. In questo caso emerge che “gli assistiti sono persone in età da lavoro, soprattutto donne – commenta Chiara Saraceno, dell’Università di Torino e presidente della commissione che ha redatto l’indagine – I fattori di vulnerabilità in Valle sono poi rappresentati spesso dalla bassa qualificazione, da lavori temporanei, da carichi familiari, dall’essere disabili in età da lavoro, soprattutto dall’essere straniero”. Fattore di criticità maggiore è poi quello legato all’abitazione alla luce degli affitti molto alti che si sono sul territorio valdostano. In questo quadro è emerso che dal 2002 al 2004 le domande di sostegno alla locazione sono praticamente raddoppiate, passando dalle 377 del 2000 alle 754 del 2004. La casa rappresenta dunque l’elemento di maggiore problematicità “Se si eliminasse tale fattore – continua Chiara Saraceno – la condizione economica di molte famiglie ovviamente sarebbe migliore, cancellando tutta una serie di altri problemi correlati”.
Trovare un anello di congiunzione tra le politiche della casa e quelle del lavoro potrebbe rappresentare un’azione utile in questo senso. “la Commissione, apprezzando lo sforzo dispiegato della Regione in questo campo – ha spiegato ancora la Saraceno – anche in supplenza di politiche nazionali carenti e incerte, rileva una mancanza di iniziativa dei governi locali – comuni, comunità montane – con l’eccezione del capoluogo”. Tale mancanza come conseguenza, tra le altre, concentra la domanda di sostegno abitativo sul capoluogo.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Fosson – era di far luce sulla situazione reale, di scoprire le nuove povertà con la massima trasparenza. In Valle d’Aosta la situazione non è grave, comunque ci sono delle criticità che abbiamo già iniziato ad affrontare”. Secondo il presidente della Regione, Luciano Caveri, “la Valle d’Aosta è sempre vista come la vetrina scintillante di una gioielleria, come un’isola felice, ma spesso l’immagine nasconde anche dei problemi”. “La situazione – ha aggiunto Caveri – è cambiata e le nuove povertà ci mettono in difficoltà. L’unico strumento è studiare i fenomeni per poi combatterli”.
