La piazza reale festeggia la vittoria della piazza virtuale

I primi commenti a caldo sotto il gazebo dei comitati referendari. La politica è concorde: la mobilitazione è nata dal basso, dall'associazionismo e dai cittadini. Internet ha giocato un ruolo determinante nella campagna.
Festeggiamenti in Place des Franchises
Politica

Niente spumante stasera. Un brindisi alla fontana di via croce di città, e via. I promotori della campagna referendaria festeggiano ad Aosta il superamento del quorum sui quattro quesiti referendari, i due sull’acqua pubblica, quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento.
Per prudenza hanno aspettato le cinque del pomeriggio, anche se la certezza della vittoria è arrivata prima. L’appuntamento è davanti alla chiesa valdese, sotto il gazebo sormontato da bandiere e cartelloni contro la privatizzazione dell’acqua e il nucleare. Alzano i bicchieri in segno di vittoria gli esponenti politici di tutto il centrosinistra, da Rifondazione all’Alpe, e dell’IdV, ma anche le associazioni e i comitati cittadini. “Nous avons gagné!” esulta Francesco Lucat al microfono.
“Tutti si sono sentiti responsabilizzati, hanno fatto una scelta responsabile per il loro futuro” sintetizza Carmela Fontana, PD. “E’ un importante segnale di partecipazione, e si è manifestato nonostante dal palazzo siano arrivavate indicazione contro il voto” sostiene Flavio Martino, dell’associazione Loris Fortuna. Ecco, appunto. I due principali telegiornali del servizio pubblico hanno sbagliato a dare la data del referendum, le pubblicità pro-voto non sono andate in onda sui media tradizionali, fatta eccezione per MTV, le urne sono state aperte a giugno, sfidando la voglia di mare degli italiani, ma il quorum è stato raggiunto comunque. In Valle d’Aosta, poi, i dati di affluenza sono più elevati rispetto alla media italiana. In fondo si tratta di un aspetto di continuità con il passato: siamo stati i più favorevoli alla repubblica nel ’46, quando la monarchia è stata abolita, e negli anni ’70 siamo stati quelli che maggiormente hanno sostenuto divorzio e aborto con i referendum. Secondo Raimondo Donzel “Il referendum è nato dall’associazionismo, noi lo abbiamo sostenuto con spirito di servizio”.
Mai come ora ha dominato la piazza. La piazza virtuale, però. Tra appelli, video, messaggi, mail, catene di sant’antonio, la rete è stata protagonista di una campagna referendaria senza precedenti. “Ha vinto la mobilitazione dal basso” conferma Andrea Padovani, Giovani comunisti valdostani, classe ’86. “Hanno tentato di soffocare il referendum, di metterlo a tacere, ma grazie ai social network un’intera generazione ha contribuito in maniera determinante a informare e incitare ad andare a votare”. E’ l’epoca dei flash mob, dei passaparola su Facebook e Twitter, del giornalismo partecipativo, dei video caricati sul cellulare e rimbalzati quasi immediatamente da un angolo all’altro del globo. La mobilitazione è corsa sui binari agili della comunicazione non convenzionale, del tam tam tra gli amici e gli amici degli amici. Basta aprire Facebook per sincerarsene. La generazione web.2 ha mostrato la propria forza e capacità organizzativa, e questo è un dato di cui dovrà tenere conto la classe politica, anche valdostana.

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