E’ giusto chiedere lo stato di calamità naturale per assenza di neve?

Caldo primaverile e prati verdi costringono alcune società di impianti del cuneese a chiedere aiuto. E’ un provvedimento adeguato alle circostanze? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esponenti delle società di impianti valdostane.
Economia, Società

“Nubifragi o grandinate violente, bufere di neve infinite, mesi di forte siccità, trombe d’aria e tornado, alluvioni, incendi: in situazioni del genere le regioni hanno la possibilità di rivolgersi al Governo per richiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale”. Bufere di neve infinite? E se la neve non c’è? Abbiamo selezionato alcune definizioni per chiarire il significato del termine "stato di calamità naturale" e quando questo strumento di crisi possa essere richiesto dalle Regioni allo Stato.

Tra le tante ne abbiamo scelta una che ci è parsa paradossale e che indica negli scenari previsti la quasi beffarda dicitura – bufere di neve infinite – Possiamo immaginare quello che forse staranno pensando i gestori di alcune società di impianti piemontesi che hanno visto praticamente azzerarsi il loro fatturato a causa del maltempo, o bel tempo nella fattispecie (-95% rispetto all’anno scorso). Il tema è più che mai attuale, del resto fino a poche settimane fa la stessa regione Valle d’Aosta ha tremato per una situazione analoga che è persistita fino a poco prima di Natale.

Ma é corretto ricorrere ad una misura del genere in casi come questi? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esponenti delle società di impianti valdostani. Daniele Herin, vice presidente della Cervino SpaMi sento di condividere l’iniziativa perché in questi casi i danni all’indotto sono davvero notevoli, peraltro in inverno, a differenze della stagione estiva, le offerte alternative sono davvero limitate” Di parere analogo Rudi Viérin, Presidente della società di impianti della ValgrisencheUna richiesta del genere solitamente è associata a danni materiali a cose o persone provocati da calamità naturali, in questo caso non è così ma persistono comunque gravi danni economici che credo giustifichino il provvedimento”. Negli ultimi anni molte stazioni si sono dotate di programmi di innevamento artificiale che garantissero il regolare servizio indipendentemente dalle condizioni meteo, ma anche queste soluzioni sono purtroppo impietosamente soggette alle temperature. “In Piemonte si sono registrate temperature troppo alte anche per sparare la neve, questa situazione persistente non ha consentito di porre rimedio alla problematica in tempi rapidi” – prosegue Vierin.

Che sia stata una misura opportuna o no, in ogni caso é certo che se la situazione dovesse persistere negli anni, occorrerà fare al più presto qualche ragionamento su come ricollocare queste destinazioni sul mercato, del resto il 2011 è stato uno degli anni più caldi della storia. Già da tempo la Svizzera non finanzia più investimenti di stazioni invernali situate sotto una certa altitudine, in Giappone si costruiscono impianti di risalita all’interno di palazzetti dello Sport mentre a Milano la neve viene trasportata in pieno centro per consentire lo svolgimento di alcune manifestazioni di sci nordico.  Soluzioni discutibili e tutte da valutare per una questione che pone sempre più interrogativi per il futuro.

 

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