Ieri pomeriggio in chiusra di lavori (ripresi poi questa mattina) il Consiglio regonale della Valle d’Aosta ha approvato, con 21 voti a favore e 7 contrari (Alpe e PD), il disegno di legge recante disposizioni in materia di riordino fondiario. “Nella nostra regione – ha spiegato il Vicepresidente della terza Commissione, Piero Prola (UV), relatore del provvedimento – le aziende agrarie denunciano una forte debolezza strutturale derivata da un’elevata frammentazione aziendale (con 320 mila particelle iscritte nell’anagrafe delle aziende agricole). L’insistenza sul territorio di una molteplicità di proprietà composte da più appezzamenti non contigui e di innumerevoli fondi di ridotte dimensioni appartenenti a diversi proprietari ha assunto oggi le caratteristiche di una vera e propria "patologia fondiaria" che, di fatto, impedisce l’ammodernamento delle aziende agricole. Il testo definisce gli strumenti operativi per affrontare i problemi della frammentazione e polverizzazione della proprietà fondiaria, al fine di perseguire l’obiettivo prioritario del rilancio dell’agricoltura, dotando la nostra Regione di una legge organica che, articolandosi in due distinti percorsi, consenta di chiudere i riordini fondiari ancora in essere e di avviare le procedure di riordino in tutto il territorio valdostano”.
L’obiettivo è dichiarato è quindi quello di promuovere la costituzione di convenienti unità fondiarie, attraverso una programmazione degli interventi contenuta nel piano di riordino. La legge si estende su tutti i fondi del territorio regionale e ricompresi nelle zone E del Piano regolatore generale con una dimensione compresa tra i 5 ettari e i 50 ettari.
“Lo strumento che ci è stato proposto è inattuabile – ha sostenuto il Consigliere Giuseppe Cerise (Alpe) e mette una pietra tombale sulle opere di miglioramento fondiario future in quanto si richiede il consenso unanime dei consorziati proprietari dei terreni compresi nell’area interessata al riordino”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Raimondo Donzel (PD): «questa proposta smentisce lo spirito della legge del 1987, che aveva rappresentato uno strumento legislativo estremamente importante per impedire l’abbandono delle valli e per promuovere la conservazione del paesaggio, la messa in sicurezza del territorio e la possibilità di un razionale sfruttamento agricolo”.
Il Consigliere Roberto Louvin (Alpe) ha asserito che «abbiamo bisogno di un cambio di mentalità sostanziale, perché dagli anni 80 ad oggi abbiamo perso migliaia e migliaia di persone che lavorano nel settore agricolo. Già nella precedente Legislatura, l’Assessore Isabellon aveva affossato la "legge Perrin" del 1987, facendo perdere alle operazioni di riordino fondiario il fondamento legislativo che le legittimava. Oggi ci viene riproposto un surrogato zoppo di quella normativa”.
In chiusura di dibattito è intervenuto l’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Giuseppe Isabellon, per ribadire che “i riordini sono una delle modalità di intervento sul territorio, ma non sono l’unica, perché c’è tutto il settore del miglioramento fondiario, in forma pubblica o privata. Nella nostra regione c’è la necessità di attuare specifici interventi al fine di arrivare ad un più efficace e razionale utilizzo del territorio a fini agricoli e favorire lo sviluppo delle zone rurali. Oggi siamo alla drammatizzazione della politica: non siamo alla morte dei consorzi, perché non sarà il 100 per cento del consenso per l’avvio dei piani a fermare l’iter. Mi auguro che questo disegno di legge permetta di gestire al meglio il passato, il presente e il futuro del riordino fondiario”.

