Il centro storico perde identità commerciale e autenticità

Antiche botteghe e commercianti-icone delle città lasciano spazio a distretti di grandi marchi, un’omologazione che non giova all’autenticità del prodotto turistico.
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Economia, Società

Nel 2008 un piano di lavoro sinergico dell’ex Consorzio Aosta – Insieme e del Comune di Aosta dava vita ad un interessante programma di rivalorizzazione delle antiche botteghe e dei negozi storici del centro di Aosta. Il programma prevedeva una serie di iniziative a agevolazioni per circa 30 negozi registrati in un apposito albo. Nonostante il provvedimento passeggiando per il capoluogo regionale è tutt’ora difficile scovare qualche attività commerciale davvero caratteristica.

In effetti Aosta, al pari di tanti altri centri storici, ha dovuto registrare la costante chiusura di molti negozi simbolo della città che in qualche maniera, con la loro presenza, rappresentavano qualcosa in più di un semplice punto vendita. In alcuni casi la chiusura è avvenuta laddove le nuove generazioni non hanno trovato interesse a proseguire l’attività, ma perché è mancato questo interesse in loto?  La bassa redditività economica è senz’altro tra le prime spiegazioni, per cui solitamente viene meno l’entusiasmo, c’è inoltre da dire che molte botteghe sono invece state sfrattate dai grandi marchi (intimo, abbigliamento, gelaterie) che si sono insediati un po’ dappertutto, peraltro con la medesima strategia.

Con occhio un po’ attento ci si può accorgere infatti che in diversi centri storici d’Italia si sono creati dei veri e propri distretti, vale a dire negozi che commercializzano lo stesso tipo di prodotto e che si insediano uno accanto all’altro. Una logica diametralmente opposta a quella di qualche tempo fa che, al contrario garantiva, per una migliore concorrenza, una distanza minima tra negozi dello stesso genere. Al fine di consentirne un più facile confronto ed agevolare logisticamente la clientela questo tipo di attività si collocano oggi invece l’una accanto all’altra. Di fatto ciò che ne deriva è un’omologazione anche di molti centri storici che, se non altro per essere fedeli al proprio nome, qualcosa di autentico dovrebbero pur mantenere.

Va però riconosciuto che queste realtà commerciali sono piuttosto ricercate dalla gente, cittadini e turisti, proprio per la loro valenza comunicativa e modaiola, fare shopping in questi luoghi piace ed in questo senso la loro presenza è positiva. La loro presenza ha creato dapprima una concorrenza fastidiosa ed in secondo luogo ha tolto quella piacevole sensazione di autenticità che ancora si avverte entrando in una bottega artigiana.

La questione è piuttosto articolata ed aprirebbe un più ampio discorso legato ad una società consumistica che non ha più voglia e nemmeno necessità di recuperare le proprie cose e di consumare al dettaglio; noi vorremmo però legare il discorso al punto di vista turistico, che più ci compete, ed in effetti varrebbe la pena di riconsiderare il programma messo in piedi qualche anno addietro per dare un’accezione più turistica alla questione, creandoci attorno un vero prodotto, cosa che forse non è stata sufficientemente curata nel precedente piano. Sarebbe necessario che questi negozi, per essere davvero valorizzati, siano per prima cosa conosciuti, da residenti e turisti, che sia chiara la loro precisa ubicazione ed in secondo luogo è indispensabile crearvi attorno iniziative ed elementi di attenzione anche attraverso circuiti di visita che possano agevolarne la frequentazione. Più che un discorso nostalgico vorremmo dimostrare che la tutela di certe tipicità dei nostri centri è piuttosto un discorso economico che può salvaguardare determinate piccole imprese anche attraverso un loro coinvolgimento in un programma turistico.

A CURA DI TURISMOK
 

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