Risorse turistiche: si deve valorizzare davvero tutto?

Le risorse potenzialmente utili al turismo sono tante ma è corretto valorizzare tutto ciò che si ha o conviene specializzarsi?
Economia, Società

Hearst Castle è un castello della California con poca storia e tanta scenografia eppure intorno gli è stata costruita una macchina turistica che sforna soldi e migliaia di visitatori; nelle campagne dell’Irlanda, non lontano dalla caratteristica Galway, si organizzano tour guidati per la visita al Dolmen (tipo di tomba megalitica preistorica, in Italia se ne contano un centinaio soltanto tra Sardegna e Puglia), di fatto però nella maggior parte dei casi i Dolmen italiani si trovano pressoché abbandonanti nelle campagne. E’ fin troppo evidente che, eccezion fatta per le bellezze naturali indiscutibili, il patrimonio culturale irlandese o californiano è certamente povero rispetto a quello italiano e che per tale motivo si cerca di valorizzare al meglio le risorse che si hanno, ma l’argomento sollecita diversi interrogativi ed apre ad un dibattito interessante.

In Italia e in Valle d’Aosta, infatti, vi è al contrario un problema dovuto all’elevato numero di risorse turistiche potenzialmente interessanti, forse troppo verrebbe da dire, le stesse aree megalitiche rappresentano una delle tante risorse della Valle d’Aosta. La sensazione è, infatti, quella che per voler valorizzare tutto si rischia in realtà di non valorizzare nulla e non essere identificati in alcun prodotto. Di per sé la messa in sicurezza o recupero di alcuni siti di interesse storico-culturale rappresenta un’esternalità positiva ma non certo la garanzia di un interesse turistico sostenibile, possibile solo se quella risorsa verrà inserita in un circuito di vendita, se sarà resa accessibile e se la sua fruizione sarà regolamentata. Molto spesso, con una visione campanilistica, è facile pensare che la presenza di una bella chiesa o di un museo siano motivo sufficiente per  attrarre visitatori su un territorio. Non è così. Chiese in Italia ne esistono tantissime e probabilmente quasi ogni piccolo borgo potrebbe annoverare la sua parrocchia tra le cose da visitare, ma queste risorse non rappresentano ancora un prodotto turistico se, come evidenziato pocanzi, esse vengono gestite in maniera statica.

E’ notizia di questi giorni la volontà di ripristinare i circuiti minerari di Brusson e Saint-Marcel per il quale saranno impegnati oltre 3 milioni di euro, recuperati attraverso fondi europei. Si tratta sulla carta di un’idea senz’altro suggestiva e potenzialmente interessante dal punto di vista turistico. La condizione è che ne segua un progetto di comunicazione e marketing operativo che consenta di promuovere il sito e la sua fruizione turistica.
La Valle d’Aosta è, infatti, tra le poche destinazioni ad annoverare un numero importantissimo di potenziali prodotti turistici, se questa offerta così eterogenea rappresenta un’unicità della proposta valdostana è anche forse la causa stessa per la quale non sempre esiste un riferimento chiaro della nostra regione nell’immaginario collettivo. In Valle d’Aosta è ora importante lavorare su una più facile fruizione del sistema turistico nel suo complesso. Negli ultimi anni in questo senso si è fatto molto e solo attraverso una maggiore integrazione dei circuiti di visite sarà possibile valorizzare anche quei siti di grande interesse ma che di fatto oggi non rientrano tra gli obiettivi dei visitatori perché non conosciuti o perché ne risulta assai complessa la loro fruizione, vedi reperire informazioni o acquistare biglietti.

 

A CURA DI TURISMOK
 

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte