Una mostra virtuale per festeggiare il Centro Numismatico Valdostano

L’esposizione su internet è dedicata a delle banconote risalenti alla Seconda Guerra Mondiale: ventidue preziosissime “Allied Military Currency”, stampate dalle forze militari alleate nei paesi occupati durante il conflitto.
Una delle banconote della mostra "Allied Military Currency"
Società

Un giorno, in un futuro più o meno lontano, monete e banconote spariranno dai nostri portafogli per finire definitivamente sotto vetro, nei musei. Nell’attesa che i colossi dell’informatica trovino una soluzione definitiva per sostituire la valuta fisica con quella virtuale, in Valle d’Aosta c’è chi da anni – per la precisione 55 – si dedica a studiare, cercare e catalogare l’invenzione che più di tremila anni fa ha mandato in pensione il baratto.

Si tratta del Centro Numismatico Valdostano che per festeggiare il proprio compleanno, il 22 ottobre scorso, ha inaugurato una mostra virtuale, su internet, dedicata a delle banconote risalenti alla Seconda Guerra Mondiale: sono una quaratina, le preziosissime “Allied Military Currency”, stampate dalle forze militari alleate nei paesi occupati durante il conflitto e ora visualizzabili online.

“Si tratta di un settore meno noto che riguarda la carta moneta – spiega sulle pagine del sito che la ospita il Presidente Ettore Calchera – e la loro ricerca si è indirizzata verso un argomento trasversale, che accomuna diversi stati europei in un determinato periodo storico, quale quello della II Guerra mondiale.  Questa mostra riguarda, infatti, le banconote emesse dalle forze alleate nel 1944, momento storico cruciale e denso di avvenimenti, all’interno degli stati liberati dalle forze dell’Asse e cioè l’Italia, la Francia, la Germania, l’Austria e il Giappone”.

Una ricerca impegnativa, quella sui dati storici relativi all’emissione di queste banconote e degli esemplari originali in mostra, che ha coinvolto i soci più giovani tra gli oltre cinquanta membri iscritti all’associazione. “I risultati sono gratificanti e certamente utili a documentare tale periodo – conclude Calchera – e dimostrano che siamo un’associazione culturale che continua nel tempo a essere viva e attiva, così come la nostra passione per lo studio e la ricerca”.  

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