Debutta in polemica l’ultima seduta del Consiglio regionale prima della pausa estiva. Il primo punto all’ordine del giorno, le dimissioni e sostituzioni di André Lanièce alla vice presidenza e di David Follien nel ruolo di segretario, funzionali ad una staffetta fra i due, scatenano le minoranza. Complice un franco tiratore, nascosto in una scheda nulla, la candidatura di Follien viene impallinata. Con 17 voti passa infatti, per anzianità, la consigliera Marilena Péaquin Bertolin. Altri 17 voti ne prende Follien, una scheda nulla. Terminato lo scrutinio la minoranza va a congratularsi con Péaquin che però all’annuncio della sua elezione si alza e dice di non essersi proposta e quindi di rifiutare l’incarico. Richiesta che sarà poi, dopo l’ennesima sospensione, formalizzata per iscritto.
In apertura di discussione Stefano Ferrero del M5S annuncia l’uscita sua e di Cognetta, salvo poi dopo una sospensione ritornare sui propri passi. “Questo è veramente il manuale Cencelli che viene istituzionalizzato” dice il capogruppo grillino. “E’ tutto uguale a prima, sono i soliti giochetti e non ci si accorge che il mondo intorno a noi è completamente cambiato” sbotta Raimondo Donzel del Pd-Sinistra Vda.
“Pensavo che le dimissioni fossero dovute alla mancanza di tempo a ricoprire questo ruolo e non ad un cambio di casacca” dice Luigi Bertschy di Uvp mentre Patrizia Morelli di Alpe ricorda come nessuna donna sia rappresentata nell’Ufficio di Presidenza. “Pensavo che le dimissioni della Peaquin fossero funzionali all’ingresso nell’ufficio di Presidenza”. Consigliera Péaquin che verrà quindi poco dopo votata da tutta la minoranza.
Eletto invece André Lanièce nel ruolo di segretario. All’ex vice presidente sono andati 18 voti, 17, ovvero tutta la minoranza, a David Follien.
