‘Cooperative sociali valdostane nella bufera: persa la gestione di alcuni storici asili nido’

La PRO.GES, una cooperativa da 1.700 soci lavoratori con servizi in 5 regioni italiane, si è aggiudicata, infatti la gestione di due asili nido del capoluogo regionale, il Massimo Berra e la struttura di Via Roma, subentrando alla 'Libellula'.
Alcuni bambini in un'attività di garderie all'esterno
Società

E’ una fine d’anno piuttosto agitata per il mondo della cooperazione sociale della Valle d’Aosta. A rovinare, almeno in parte, le vacanze natalizie delle imprese sociali e dei lavoratori impegnati nella cura e nell’assistenza all’infanzia  è la PRO.GES di Parma. La cooperativa sociale, un colosso da 1.700 soci lavoratori con servizi in 5 regioni italiane, si è aggiudicata, infatti la gestione di due asili nido del capoluogo regionale, il Massimo Berra e la struttura di Via Roma, subentrando alla “Libellula”, e poi, ma la notizia è ancora ufficiosa, il servizio di garderie per l’infanzia del Comune di Morgex prima appaltato dalla cooperativa “La Sorgente” di Aosta.

Notizie tranquilizzanti, però, per gli oltre 30 lavoratori impegnati nelle due strutture: ieri è stato sottoscritto un accordo, alla presenza del Sindaco del comune di Aosta, Guido Grimod, e dell’Assessore alle Politiche Sociali Giuliana Ferrero, con il quale la cooperativa PRO.GES. si è impegnata ad assumere dal 1 gennaio 2008 il personale educativo ed ausiliario proveniente dalla cooperativa La Libellula, attualmente impiegato presso i due asili nido del Comune di Aosta, mantenendo gli inquadramenti e livelli retributivi.

"L’ingresso in Valle di questa realtà imprenditoriale – ha sottolineato Jean-Pierre Guichardaz, responsabile regionale FP CGIL del comparto socio sanitario assistenziale-educativo – apre un varco in un sistema fino ad ora relativamente chiuso ed impermeabile, le cooperative sociali valdostane saranno costrette, se non vogliono soccombere, a rivedere le loro modalità di partecipazione agli appalti pubblici, sia sotto il profilo dell’offerta economica sia qualitativa".

Il mercato valdostano della gestione dei servizi socio-sanitari potrebbe risultare, effettivamente, “ghiotto” per le imprese sociali esterne: qui la spesa a bambino riconosciuta è pari a 1.000 euro contro i 650 delle altre regioni. Un modo per dire che, chi viene da fuori, pur attuando un ribasso sulla base d’asta, non può che guadagnarci.

Gli standard dei servizi all’infanzia in Valle d’Aosta – rispondono dalla Libellula –  sono generalmente più alti e la qualità oltre ad essere una garanzia per l’utente, ha un prezzo. In Valle il rapporto educatrici/bambini è 1 a 5 contro un 1 a 8 delle altre regioni, così come i nostri asili non effettuano, ad esempio, la chiusura nei due mesi estivi”. Sulla vicenda appalto i responsabili dell’impresa sociale con sede a Saint-Christophe esprimono perplessità: “crediamo che il Comune non abbia tenuto in dovuta considerazione il legame e la conoscenza del territorio oltre all’esperienza che per noi è di 25 anni”.

Alla Libellula fa eco il Consorzio Trait d’Union che raggruppa in Valle d’Aosta 15 cooperative. “I servizi come gli asili nido  – dichiara Roberto Presciani, presidente del consorzio valdostano – richiedono un radicamento al territorio, la conoscenza e la prossimità alla comunità di appartenenza che garantiscono la qualità dei servizi offerti. Non vogliamo mettere in discussione la professionalità di altre imprese o non auspichiamo chiusure di mercato anacronistiche, ma qualche timore legato all'aspetto di qualità dei servizi ci viene spontaneo”.

Sugli interrogativi legati alla qualità Giuliana Ferrero però non ci sta.  “Gli appalti regionali per gli asili nido sono regolati da una delibera regionale molto garantista delle imprese locali: si tiene conto della capacità professionale ed organizzativa delle imprese, del  progetto e dell’offerta economica che non può oltrepassare il 5,5% di ribasso. Non c’è dubbio  che la qualità abbia un costo, in Valle d’Aosta come in altre regioni. Ci dobbiamo interrogare, però, se nel 2007, a fronte di risorse limitate e della crescita esponenziale dei bisogni sociali, non si possano contenere un po’ gli sprechi senza incidere sulla qualità dei nostri servizi che sono fra i primi in Italia”.

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