Geologi da tutta Italia per analizzare il caso della frana di La Saxe

Ieri si è svolto un seminario organizzato dall'Ordine dei Geologi per approfondire un "caso di studio" che dovrebbe fare scuola. Raffaele Rocco: "E' un unicum, dato che la parola chiave stavolta sarà prevenzione".
Apertura del seminario dedicato alla frana di La Saxe
Società

La gestione della frana di La Saxe è ormai a pieno titolo un “case history”, un punto di riferimento per i geologi di tutta Italia. “E’ un unicum: per la prima volta si agisce nell’ottica della prevenzione. Abbiamo avuto dei segnali di un possibile movimento franoso e siamo intervenuti con delle opere di prevenzione e di protezione dei centri abitati prima dell’evento. Non possiamo dire quando accadrà, siamo nel campo delle probabilità, non delle certezze, ma la situazione non consente sottovalutazioni” ha riassunto Raffaele Rocco, ieri, a Courmayeur, davanti ai geologi di tutta Italia riuniti al centro congressi per un seminario organizzato dall’Ordine dei geologi.
Mentre a pochi km di distanza proseguivano i lavori di realizzazione del famoso vallo di protezione, dopo i saluti delle autorità regionali e comunali e del presidente dell’Ordine dei geologi Gian Vito Graziano, i primi relatori hanno illustrato la particolare conformazione geologica della Valle d’Aosta. Giovanni Crosta, professore ordinario dell’Università di Milano Bicocca è entrato nel vivo della questione, “raccontando” ai colleghi la particolare situazione del Mont La Saxe e degli abitati su cui incombe la frana da 8 milioni di metri cubi, La Palud e Entrèves, soffermandosi sull’accelerazione subìta dal fenomeno franoso dal 2013 in poi.

Dalla sua relazione, e anche da quella successiva, del dirigente delle attività geologiche della regione Davide Bertolo, sono emerse le difficoltà che comporta sia il monitoraggio in un’area a rischio che l’analisi dell’enorme mole di dati raccolti, particolarmente difficili da interpretare. “Procediamo a ipotesi e verifiche, ricalibrando continuamente i nostri interventi sulla base dell’evoluzione costante del fenomeno. Diversi gruppi di lavoro sono all’opera contemporaneamente, perché siamo in corsa contro il tempo: la porzione interessata, specialmente sul settore destro, è diventata sensibile non solo alle acque del disgelo che scorrono in profondità, ma anche alle precipitazioni Tutti questi contributi vengono confrontati tra loro e messi in relazione per elaborare vari scenari e modelli, adattandoli giorno dopo giorno, scartando le ipotesi superate e creandone di nuove e maggiormente fedeli alla realtà. Questo ci permette di capire quali possono essere gli interventi più efficaci” ha spiegato Bertolo. “Sulla base di tutti i nostri indicatori, compreso il confronto con altre frane già precipitate in altre parti del mondo, non possiamo che confermare l’importanza di quest’opera di prevenzione”.
Ai geologi italiani è stato illustrato il percorso che ha portato a stabilire una precisa linea di intervento, che prevede la realizzazione del vallo a protezione delle abitazioni e delle opere di drenaggio. Lavori che sono stati descritti con dovizia di particolari dall’ingegner Rocco: un vallo di circa 900 metri di lunghezza, con altezza che variano dai 12 ai 15 metri, e una base di 20 metri, e complesse opere di drenaggio delle acque sotterranee.
 

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