“Il Tor des Géants ti entra dentro e non ti lascia più”. Lo ripetono come un mantra ogni anno, a fine gara, tutte le persone coinvolte, che siano atleti, volontari, organizzatori, giornalisti o semplici tifosi. Anche quando le polemiche investono la corsa, com’è successo in particolare negli ultimi due anni. D’altronde per qualcuno è la gara della vita, per altri un viaggio indimenticabile. Per un’atleta in particolare, invece, ha segnato il punto di svolta di una carriera, nel bene e nel male. Dopo averlo vinto per ben due volte di seguito, nel 2012 e nel 2013, l’anno successivo Francesca Canepa è stata squalificata con una decisione della direzione di gara che ancora oggi, a un anno di distanza, la tormenta come se fosse stata presa ieri.
Mercoledì scorso al Jardin de l’Ange di Courmayeur era lì tra la folla, in attesa di Patrick Bohard, vincitore dell’edizione 2015. Abita proprio di fronte all’arrivo e avrebbe anche potuto sporgersi dal balcone per seguirlo da lì ma ha voluto esserci, rendere il giusto omaggio al Re dei Giganti. “Sono un’atleta da sempre – spiega – pertanto rispetto gli atleti e mi è sempre piaciuto assistere alle vittorie di chi stimo. Volevo vedere la felicità di una persona che meritava di provarla, senza però che i miei occhi incontrassero quelli di nessuno”. Poi è tornata a casa, in silenzio ma con tanti pensieri per la testa. “E’ vero, è una ferita ancora aperta – continua – quella decisione ha lasciato come un’ombra dentro di me: non la posso accettare, è una meschineria e ho dimostrato in più occasioni che avevo ragione”. Come? “Ho portato le prove inequivocabili del mio passaggio al punto di controllo, come dichiarato anche dall’assessore regionale Aurelio Marguerettaz, e poi c’è la squalifica che da ‘mancato passaggio’ dopo la presentazione delle prove si è tramutata in ‘mancata registrazione’”.
Eppure è rimasta sola, scaricata dai grandi sponsor del passato e ora bersaglio preferito di chi la ricorda soltanto come “quella squalificata al Tor des Géants”. Ha provato a rialzarsi partecipando a molte gare, con risultati deludenti, soprattutto in Europa, “perché gareggiare oltreoceano costa e se non hai un grosso sponsor alle spalle, le World Series te le scordi”.
“E’ stata una stagione a dir poco orrenda – ammette – la più difficile da quando corro: la pressione era enorme e dal punto di vista piscologico è diventata quasi insostenibile. All’Ultra-Trail du Mont-Blanc, obiettivo principale dell’anno, ho fatto un errore stupido e sono stata costretta al ritiro. Anche se poi ho recuperato un po’ di fiducia in me stessa grazie alla recente convocazione in Nazionale per il mondiale della 100km su strada, dove alla fine sono andata molto bene, abbassando il mio personale di 24 minuti”.
Nel frattempo è arrivato l’invito a partecipare al Tor 2015. “L’organizzazione non mi parla da un anno – racconta – e poi così, come se nulla fosse successo, ricevo una mail d’invito standard, come quella mandata a tutti i top runners: non una telefonata, un messaggio, un preavviso. Come potevo accettare?”.
Non sarebbe bastata una bella vittoria per cancellare in un attimo le polemiche e i veleni del passato? “No, ciò che vorrei veramente, ancora oggi, è una spiegazione: perché l’organizzazione del Tor non ammette una buona volta di aver commesso un errore?”. Ecco che si torna sempre lì, a Les Goilles e a quella notte maledetta. “Interpretano il regolamento come vogliono e credono, d’altronde l’hanno fatto anche quest’anno”.
Il riferimento è legato in particolare ai passaggi dei corridori che non sarebbero stati rilevati a Promoud e al Rifugio Epée, come ci spiega il suo allenatore, Renato Jorioz. “Erano un punti d’acqua e un punto di ristoro, dunque da regolamento i passaggi degli atleti dovevano essere registrati: se applicassero lo stesso metro di giudizio che hanno adottato lo scorso anno dovrebbero squalificare 800 persone”. Anche Jorioz non si dà pace: mentre Canepa durante il Tor si è tenuta alla larga dal percorso lui è andato a verificare con i suoi occhi le condizioni del tracciato, ha parlato con atleti, volontari e albergatori, cercando testimonianze e condividendole sul web. “Altro che sicurezza, se qualcuno si fosse fatto male tra La Thuile e Valgrisenche come avrebbero fatto a recuperarlo senza aver segnato quei passaggi?”.
Insomma, è difficile immaginare un ritorno di Canepa al Tor. “Più che difficile è impensabile, a meno che le cose non cambino. E poi vogliamo che sia fatta chiarezza una volta per tutte sulla squalifica, perché il danno economico e morale che abbiamo avuto è enorme”, spiegano ancora una volta atleta e allenatore prima di partire alla volta di Amalfi, dove Canepa ha una gara. “Ne ho ancora una in Marocco e poi basta”. E il prossimo anno? ”Ho degli inviti per delle gare in Francia e Spagna. Vedremo. Un passo alla volta”.



