Il turismo? Valore aggiunto quando si parla – appunto – di una regione che si vuole a vocazione turistica e a maggior ragione tenendo conto del record del 2025 in Valle, ma anche un bel problema quando si tratta di rifiuti. Il dato è emerso oggi, durante la quarta edizione dell’EcoForum per l’economia circolare – l’iniziativa organizzata da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club – in programma ieri, 26 marzo, all’Hôtel des États di Aosta.
Tema affrontato subito, in apertura dei lavori, da Sergio Capelli, direttore di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: “Appare evidente che la riduzione dei rifiuti, in Valle d’Aosta, sia un tasto dolente. È chiaro che i flussi turistici, guardando i dati 2024 con 1,4 milioni di arrivi e presenze che hanno sfiorato i 4 milioni, influiscano su una produzione di rifiuti molto alta”.
Le cifre parlano chiaro: “Parliamo di 79mila 750 tonnellate di rifiuti prodotti, il 4,4 per cento in più rispetto al 2023 – ha aggiunto Capelli –. Quindi, oltre 650 chili per abitante anno, che prima erano 630. A livello nazionale l’aumento è del 2,2 per cento. La media italiane è di 507 chili, per il nord Italia 533. La produzione in Valle d’Aosta è abbastanza fuori scala. La tendenza è senza dubbio preoccupante: abbiamo registrato un calo rifiuti tra 2020 e 21, ovviamente per l’impatto del Covid, arrivando a 74mila tonnellate, il minimo dal 2017. Dal 2020 in poi la produzione è continuamente cresciuta”.

Il “nodo” del turismo c’è. E lo dice lo stesso sindaco di Aosta Raffaele Rocco. Ma il problema è un po’ più ampio: “I rifiuti aumentano ed il boom turistico ha contributo – ha spiegato –. Questo dimostra che le politiche stanno abbattendo le quote di aumento senza colpire il cuore della gestione dei rifiuti. Vuol dire che c’è un problema nell’intero ciclo, ma quello principale sta nella produzione. Perché ogni prodotto ha almeno due imballaggi di plastica e uno di carta”.
“Oggettivamente, i costi di gestione del sistema sono in aumento nonostante gli sforzi – ha aggiunto –. E, oggettivamente, il sistema costa. Non si può pensare ad un sistema che sia efficiente e anche a buon mercato. E questo implica la necessità di una scelta politica e di vita verso la transizione, che il Comune di Aosta vuole portare avanti”.
Qualche esempio c’è, e lo porta l’assessore Corrado Cometto: “Nella scorsa consiliatura abbiamo installato due nuovi impianti fotovoltaici di notevole potenza e approvato una delibera che ha vietato all’Amministrazione di acquistare mezzi a combustione fossile. In continuità, ora stiamo progettando e sarà realizzato a breve un impianto fotovoltaico sul Giacosa, che è un monumento, ed anche il nuovo Palaghiaccio avrà 150 kW di potenza installata”.

La raccolta differenziata in Valle, dati positivi. Con margini
I dati della raccolta differenziata, comunque, sono buoni. “La raccolta differenziata Valle d’Aosta continua a crescere e ha superato il 71,7 per cento nel 2024, con una crescita del 2,3 per cento rispetto al 2023 – ha detto ancora Capelli –. Questo rispecchia l’impegno del territorio sul tema. È necessario però ricordare come la percentuale di differenziata non sia l’obiettivo ultimo, lo diciamo da anni, ma uno strumento per arrivare al riciclo netto del 65 per cento entro il 2035”.
“Nel 2024 la Valle d’Aosta ha conferito al Conai quasi 14 tonnellate di imballaggi per 2,4 milioni di euro – ha spiegato invece Marta Giurato dell’Area Rapporti con il territorio del Consorzio nazionale imballaggi –. È un dato importante, serve a tenere alta l’attenzione anche su come si conferisce perché i corrispettivi variano anche per la qualità migliore che consente un riciclo migliore”.
Sui conferimenti pro capite ha aggiunto: “I dati sono positivi, più alti rispetto alla macroarea di riferimento e al valore nazionale. Ma è importante che tutti siano informati su come conferire correttamente. La percentuale di differenziata ha comunque margini di miglioramento e puntiamo molto sull’aumento della qualità. Solo così si può avere una vera economica circolare, evitando consumo di materiali vergini”.
Numeri di qualità?

Secondo Federica D’Angelo dell’Ufficio tecnico di Enval “C’è un netto miglioramento della qualità in Valle, dato che la percentuale che aumenta anno dopo anno. Nel 2021, cioè dall’ingresso di Enval, la raccolta differenziata era circa al 65 per cento. Nel terzo trimestre del 2025 siamo arrivati al 74,9. È un dato di cui essere orgogliosi, vuol dire che la gestione sta avendo efficacia”.
Con qualche però: “Come detto, la qualità è importante – ha aggiunto D’Angelo –. Per la carta, in particolare, in discarica arriva circa il 90 per cento ben differenziata, il resto è frazione estranea. Per gli imballaggi plastici/metallici c’è una criticità importante: ciò che entra nell’impianto ha come minimo il 32 per cento di frazione estranea”.
Non solo: “Anche l’indifferenziato è un’altra criticità importante. Più del 50 per cento dell’indifferenziato che arriva nell’impianto potrebbe essere differenziato meglio. Il Comune di Aosta per il 2025 arriva all’80,38 per cento di differenziata. Un ottimo risultato che lo porta verso le eccellenze italiane – sempre D’Angelo –. Per il subAto D si arriva al 76,09 per cento. Ma tutti i subAto hanno raggiunto e superato 70 per cento e la media regionale è del 74,9”.
Restando in città, il responsabile Sistema RSI di Quendoz Alberto Castagno spiega: “Siamo molto soddisfatti risultato su Aosta, che nel 2025 ha superato l’80 per cento. Siamo particolarmente contenti perché è l’indice del contributo di tutti i cittadini. L’introduzione dei conteggi sugli svuotamenti ha comportato un allargamento della platea su Aosta di chi si è interessato ad essere più attenti sui particolari della differenziata”.
Anche se, aggiunge, “è possibile migliorare sulla gestione dei rifiuti tessili sanitari. A gennaio/febbraio 2026 erano il 2,4 per cento del totale dei rifiuti avviati a raccolta differenziata. Su Aosta siamo a quasi 700 contenitori dati a chi ne ha fatto richiesta. Ma anche se raccoltio in modo separato facciamo fatica ad avere una valorizzazione piena. Stiamo valutando come intervenire”.
Il tema dell’abbandono dei rifiuti
A parlare di abbandono dei rifiuti è stato il direttore generale di Esper società benefit Attilio Tornavacca: “L’80 per cento dei rifiuti che ci troviamo a dover raccogliere e ripulire è costituito da plastica e soprattutto da plastica e imballaggi. Con una cauzione, nessuno abbandonerebbe una bottiglietta se restituendola al supermercato gli venissero dati dei soldi. Si chiama deposito cauzionale, lo fanno molti paesi, anche quelli vicini all’Italia come Malta, Croazia, Slovenia, Austria”.
Sulla Tari aggiunge: “Ci sono comuni nei quali operiamo dove il 60 per cento solo degli utenti paga un servizio anche per l’altro 40 per cento. La Valle d’Aosta è ben lontana, ma non è comunque perfetta. Alcuni numeri percentuali di chi non paga la Tari andrebbero aggrediti. Dal 2025 gli enti locali possono individuare le morosità e non addebitare loro anche interessi di mora o le sanzioni e rateizzare il pagamento in tanti anni, fino a dieci”.
Il “nodo” del compost

Un passo in più può farlo fare la gestione del compost. “I cittadini sanno che se si conferisce nel cestino giusto si crea reddito e si genera un corrispettivo. Ma la domanda è: c’è il cestino giusto? Perché altrimenti non si garantisce l’obiettivo di portare a casa corrispettivo”.
A dirlo è Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack: “Con 122mila abitanti basterebbe un solo impianto per portare trattare tutto l’umido in Valle d’Aosta, compresi gli imballaggi in bioplastica. Il rifiuto diventa un problema in casa, ma se arriva nell’impianto giusto, in particolare l’umido in un territorio virtuoso come la Valle d’Aosta, diventa compost piuttosto che andare in discarica o verso l’incenerimento. Anche per l’attività agricola, magari per il fondo valle. Un sistema di compostaggio per produrre al meglio una risorsa derivante dal rifiuto sarebbe fondamentale”.
Un Osservatorio che non osserva?
Un problema, invece, sta nello stesso Osservatorio regionale sui rifiuti. A dirlo, facendone parte, è Paolo Meneghini, presidente di Valle Virtuosa: “L’Osservatorio non funziona come dovrebbe – ha detto –. Dovevamo fare tre riunioni l’anno e ne è stata fatta solo una nel 2025, a luglio, peraltro a ridosso dell’incendio nel capannone di Brissogne. Ma sarebbe stato interessante capire l’impatto dell’incendio che secondo noi non avrebbe dovuto verificarsi”.
Non solo: “Avendo una discarica abbastanza ‘a fine vita’ è importante preservarla – ha aggiunto –. Per farlo servono dati che rendano trasparente la gestione e serve tenere al corrente la società civile su come procede la gestione. Non essendoci riunioni dell’Osservatorio questa possibilità manca. Anche in vista del fatto che a fine 2026 scadrà l’attuale Piano di gestione rifiuti e ne servirà uno nuovo dal 2027 al 2031. Ci sono stime che danno la fine discarica nel 203, è importante che il Piano venga fatto e ovviamente fatto bene”.
La replica sull’incendio, a stretto giro, arriva dalla stessa Federica D’Angelo di Enval: “Posso dire che l’incendio è stato spento alle 2 di notte e alle 7 i rifiuti urbani, dopo controlli Arpa e quelli strutturali, sono stati accettati nell’impianto. Non ci siamo mai fermati. Abbiamo lavorato subito per rifare l’impianto antincendio, che abbiamo ereditato, e ci sono una serie di progetti e modernizzazioni che abbiamo messo in campo e che stiamo realizzando”.

Alberto Castagno e Paolo Meneghini

3 risposte
Tra le TANTE cose che i nostri amministratori non hanno capito è il corretto significato di “SOSTENIBILITÀ”, parola che condisce ormai ogni discorso di politico al passo coi tempi ma usato quasi sempre impropriamente.
Spingono per pompare i numeri dei turisti, spingono per costruire sempre nuove infrastrutture di ricezione ( a scapito dell’ambiente) e poi si accorgono che i turisti non solo vengono a spendere i loro soldi ma consumano e inquinano!
Occorre puntare su turisti muniti di cassonetti dei rifiuti, trainati da auto o portati a spalla.
Chissà se capirete mai che i rifiuti indifferenziati sono una risorsa da sfruttare per produrre energia e non da sotterrare sotto una collina.
Quindi, aumentano i turisti e i residenti devono pagare la tassa rifiuti anche per loro?