“La montagna del futuro”: dati e criticità al centro del dibattito sul futuro dei territori alpini

Una sala partecipata e un dibattito denso di contenuti quello andato in scena ieri sera alla Sala Conferenze BCC di Aosta, dove l’incontro “La montagna del futuro: abitare il cambiamento” ha riportato al centro il tema del destino delle Terre Alte.
La Montagna del Futuro - Relatori
Ambiente

Promosso dal Comitato “Insieme per Cime Bianche” e dal progetto “L’Ultimo Vallone Selvaggio”, l’incontro ha visto il confronto tra Luca Rota e Nicola Pech, moderati da Annamaria Gremmo, in un dialogo che ha intrecciato dati economici, dinamiche demografiche e riflessioni culturali sul futuro delle Terre Alte.

Ad aprire la serata, un annuncio rilevante: Mountain Wilderness Italia, grazie al supporto della legale dell’associazione, Laura Polonioli, affiancherà il Comitato “Insieme per Cime Bianche” nelle future azioni legali per la tutela del Vallone. Un appoggio definito “un grande punto di forza” da Annamaria Gremmo, impegnata da anni nella difesa del Vallone delle Cime Bianche.

La Montagna del Futuro tavolo relatori
La Montagna del Futuro tavolo relatori

Abitare il cambiamento

Il titolo dell’incontro ha rappresentato il filo conduttore della serata. “Il futuro è già qui”, ha osservato Gremmo, evidenziando come il cambiamento sia già in atto, ma spesso difficile da riconoscere e accettare. In un contesto segnato da trasformazioni rapide – climatiche, sociali ed economiche – il verbo abitare assume quindi un significato preciso: non solo vivere un territorio, ma scegliere di rimanerci in modo consapevole e responsabile. Una scelta che implica, nelle parole della relatrice, “una necessaria coscienza, una consapevolezza nel modo di affrontare il cambiamento”.

Annamaria Gremmo
Annamaria Gremmo

Turismo, monocultura e spopolamento

Il primo grande nodo affrontato è stato quello del rapporto tra turismo e dinamiche demografiche. Luca Rota ha richiamato alcuni dati significativi: in Valle d’Aosta il turismo contribuisce solo per un quarto al PIL regionale, ma la politica, allo stesso tempo, prevede investimenti per due nuovi impianti (Cime Bianche e Pila-Cogne) pari a dieci volte la spesa destinata ai servizi di base. Un dato che, secondo Rota, impone una riflessione sulle priorità di chi ci governa.

Alla base vi sarebbe una forte dipendenza dalla monocultura dello sci, definita come un sistema che tende a “massimizzare tutto quello che può essere estratto dal territorio”, configurandosi come turismo estrattivo. Un modello che, oltre a concentrarsi su un’unica economia, limita la crescita di alternative e rende i territori più vulnerabili.

La conclusione, supportata dai dati, è netta: “il turismo per come viene gestito in questo modo e di questi tempi non sta aiutando la montagna a costruirsi un futuro”. Per Rota, la chiave sta nel cambiare prospettiva, riportando “la comunità al centro”, diversificando le economie e ripensando il rapporto tra territorio, abitanti e sviluppo.

Luca Rota
Luca Rota

Crisi climatica e limiti del modello sciistico

Sul piano ambientale, Nicola Pech ha evidenziato come l’industria dello sci stia reagendo alla crisi climatica con una fuga in avanti tecnologica: “la neve non cade, si fabbrica”. Un approccio che comporta un forte consumo di energia, suolo e acqua, rendendo il sistema sempre più costoso e instabile.

Il risultato è un doppio effetto: da un lato la concentrazione di investimenti nei grandi comprensori, dall’altro la marginalizzazione di intere aree alpine. “Sulle Alpi sono centinaia le stazioni sciistiche abbandonate”, ha ricordato Pech, sottolineando i limiti di un modello che continua a puntare sulla crescita nonostante le condizioni cambiate.

Da qui l’invito a cambiare prospettiva: “Non possiamo pensare di continuare a rincorrere il mito dello sviluppo all’infinito”, ma occorre “dare priorità a chi la montagna la abita”.

Nicola Pech
Nicola Pech

Oltre il “partito del no”: beni comuni, linguaggio e cultura

Ampio spazio anche al ruolo dell’ambientalismo. Pech ha respinto la narrazione che lo descrive come un ostacolo allo sviluppo: “dietro i no ci sono tanti sì”, ovvero modelli alternativi e visioni di lungo periodo. Dire no a nuove opere, ha spiegato, significa spesso mettere in discussione un sistema basato sul “PIL a tutti i costi” e aprire a un’idea diversa di sviluppo, più attenta alle comunità e alle generazioni future.

Il confronto si è poi spostato sul piano culturale. Rota ha richiamato l’importanza delle parole: definire acqua, boschi o paesaggio come “risorse” implica già un’idea di consumo. Si tratta invece di beni comuni, patrimonio collettivo da tutelare: “Siamo noi i custodi, non i proprietari”, ha affermato, evidenziando la necessità di ricucire il rapporto tra economia ed ecologia, “due parole nate gemelle” ma oggi separate.

Pech ha inoltre rilanciato il valore della dimensione selvaggia. Lo sci industriale, ha osservato, “ha espulso ogni forma di relazione con l’ambiente”, trasformando un’esperienza naturale in qualcosa di standardizzato. Al contrario, il contatto con la natura autentica “ci aiuta a sviluppare lo spirito critico”, favorendo consapevolezza e responsabilità personale.

La Montagna del Futuro pubblico
La Montagna del Futuro pubblico

Prossime iniziative e un appello finale

In chiusura, Annamaria Gremmo ha richiamato le prossime iniziative legate alla tutela del Vallone delle Cime Bianche. Tra queste, la partecipazione alla 13ª edizione dei “Luoghi del cuore” del FAI, dove il vallone è già risultato il primo classificato in Valle d’Aosta nelle precedenti edizioni, con l’auspicio di confermare il risultato anche quest’anno.

Annunciata inoltre la sesta edizione della salita collettiva al Vallone delle Cime Bianche, in programma il 1° agosto con partenza da Saint-Jacques: “saliremo tutti insieme in cordata per dare voce all’ultimo vallone selvaggio”, ha commentato Annamaria Gremmo.

A chiudere la serata, un invito alla partecipazione e alla responsabilità individuale, sempre nelle parole della moderatrice, che ha richiamato Jane Goodall: “Ogni singola persona conta, ogni singola persona ha un ruolo da svolgere e ogni singola persona può davvero fare la differenza”, come messaggio di speranza e impegno per il futuro della montagna.

 

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