Lupo, sperimentazione in Vda di collari a ultrasuoni

Ad oggi sono sei gli allevamenti coinvolti nel progetto, dove prima della stagione invernale sono state installate le centraline di controllo e di comunicazione. "Non appena sarà possibile, si provvederà a, sistemare i collari sugli animali verificandone costantemente il funzionamento e soprattutto l’efficacia" ha spiegato l'Assessore Sapinet.
Lupi foto di Giovanni Carnemolla
Ambiente

Sperimentazione in Valle d’Aosta di collari con un sistema di dissuasione a ultrasuoni per tenere distanti i lupi dagli allevamenti. A spiegarlo in Consiglio regionale è stato l’Assessore Davide Sapinet.

“A fine estate 2021 è partita una importante iniziativa in collaborazione con AREV e Institut Agricole Régional che prevede l’utilizzo, per ora in via sperimentale, di supporti tecnologici molto avanzati per contrastare l’azione dei predatori: si tratta di collari dotati di numerosi sensori e, soprattutto, di un sistema di dissuasione a ultrasuoni, da posizionare sugli animali domestici, che in caso di attacco andrebbero ad allontanare i predatori”.

Ad oggi sono sei gli allevamenti coinvolti nel progetto, dove prima della stagione invernale sono state installate le centraline di controllo e di comunicazione. “Non appena sarà possibile, si provvederà a, sistemare i collari sugli animali verificandone costantemente il funzionamento e soprattutto l’efficacia” ha informato il Consiglio regionale Sapinet, rispondendo ad un’interpellanza del gruppo Lega VdA.

L’Assessore ha quindi spiegato come nel 2021 ci sia stato un aumento delle richieste per materiale da prevenzione e una diminuzione delle denunce da prevenzione “che però, va detto, a volte hanno coinvolto più capi contemporaneamente.” Le domande di indennizzo presentate sono passate dalle 39 del 2019 alle 56 del 2021, mentre i danni di predazione erano 51 nel 2019, 31 nel 2020 e 16 nel 2021. “Grazie alle squadre di pronto intervento del progetto Life Wolfalps EU, sono stati effettuati numerosi sopralluoghi in aziende agricole (7 in alta Valle, 5 in media e 6 in bassa Valle) per la formazione e informazione degli allevatori in alpeggio al fine di fornire assistenza tecnica e definire la migliore strategia di protezione del bestiame.”

Ricordando i recenti avvistamenti di branchi, il consigliere Christian Ganis ha sottolineato come sia “importante dare voce a chi lavora e vive la montagna, perché sono loro che devono fronteggiare i predatori e difendere il bestiame. I nostri allevatori non possono essere le vittime di questa situazione, che rischia di mettere in difficoltà l’economia della regione e di un settore che è già stato particolarmente colpito dalla crisi. Visto che abbiamo una legge, applichiamola a dovere.”

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