Charvensod: il progetto di co-housing di Maison Anselmet è sempre più vicino

Dopo aver investito più di 200 mila euro in lavori di ristrutturazione e manutenzione dell’edificio del capoluogo, grazie a nuovi fondi derivanti dal Pnrr esso potrà essere completato con gli opportuni arredi interni.
Maison Anselmet Charnvesod cohousing
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Compie un ulteriore e importante passo avanti il progetto di co-housing pensato dal Comune di Charvensod quale nuova destinazione per “Maison Anselmet”: a poco tempo dalla conclusione dei lavori della parte in muratura, grazie a nuovi fondi derivanti dal Pnrr l’edificio potrà essere completato di opportuni arredi interni. L’obiettivo è quello di creare uno spazio di co-abitazione dedicata a ospitare tra i quattro e i cinque anziani offrendo solo maggiori possibilità di interazione e socialità.

Finanziamenti e interventi

Il totale di 200 mila euro investiti nell’iniziativa sono stati ripartiti in due distinte tranche progettuali: se i 100 mila euro elargiti dallo Stato hanno supportato l’efficientamento energetico del locale con costruzione di cappotto e serramenti e installazione di caldaie, i restanti 100 mila euro comunali sono serviti per ricavare le quattro camere con bagno e i vari spazi comuni del plesso.

“Siamo tuttora in attesa che la Regione definisca le modalità di erogazione del finanziamento pari a 80 mila derivanti dai fondi del Pnrr che ci permetteranno di completare la residenza comunitaria del necessario arredamento – spiega il sindaco di Charvensod Ronny Borbey -. Gli avvocati incaricati sono peraltro già al lavoro sul bando che, sbloccato il denaro necessario, prevediamo di avviare per la messa in attività della struttura e per il reperimento dei suoi futuri gestori”.

“Maison Anselmet”

Dapprima destinata a ospitare le varie associazioni del paese ma successivamente rimasta vuota dopo il trasferimento delle stesse all’interno di un nuovo edificio dedicato, Maison Anselmet sarà presto convertita ad abitazione collettiva e pronta ad accogliere coloro che lo desidereranno all’interno delle due camere doppie e delle due camere singole ricavate durante i lavori.

“Si tratta di un modello già adottato da tempo nel Nord dell’Europa poiché valida alternativa a microcomunità e Rsa per tutti quegli anziani che, non soffrendo di particolari gravi patologie, non necessitano dell’assistenza continua da parte di medici o infermieri garantita all’interno dei plessi ospedalieri – concluse Borbey, precisando che la gestione del servizio sarà coadiuvata da specifici condizioni e paletti posti dall’amministrazione -. Individui autosufficienti che non possono o non vogliono restare da soli potranno così coabitare e condividere spazi comuni e socialità con concittadini e professionisti che si occupino di loro quanto a pasti e pulizie nella piena salvaguardia della loro privacy e della loro autonomia”.

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