Il centro del riuso di Aosta aprirà nella seconda metà di settembre. Approvato il regolamento

Doveva essere maggio, sarà settembre. Per il nuovo centro del riuso di Aosta - in via Caduti del lavoro - i lavori sono terminati nella seconda metà di giugno. Si chiamerà "Seconda chance".
isola ecologica via caduti del lavoro Aosta
Comuni

Doveva essere maggio, alla fine sarà la seconda metà di settembre. Intanto, in attesa dell’apertura del nuovo centro del riuso di Aosta – in via Caduti del lavoro – il Comune ha definito il regolamento per l’utilizzo della struttura.

Regolamento suscettibile, anche a stretto giro, di cambiamenti una volta avviate le attività del centro: “Lo affineremo nel tempo – ha spiegato durante la seconda Commissione l’assessore Luca Tonino –. Il regolamento che approveremo oggi potrebbe cambiare. È sperimentale. L’apertura del centro avverrà con ogni probabilità nella seconda metà di settembre. I lavori finiti nella seconda metà di giugno, ma ci diamo tempo per approntare le ultime cose”.

“Vogliamo che questo polo sia una sorta di hub culturale che introduca servizi nuovi e innovativi, ovvero un luogo di scambio di oggetti non destinati a diventare rifiuto – ha detto il dirigente comunale Marco Framarin –. Dall’altro pensiamo ad un luogo propositivo di cultura ambientale. Quindi, che diffonda la cultura della minor produzione dei rifiuti, di riparo degli oggetti, per evitare l’usa e getta a cui siamo abituati nella nostra società”.

Il regolamento

Anzitutto – ma la questione era emersa già a fine marzo – il nome del nuovo polo del riuso sarà Seconda chance.

Framarin spiega: “È un luogo in cui cittadini di Aosta in possesso della tessera per l’accesso ai centri di conferimento potranno donare, perché si tratta di donazioni, oggetti che non usano più e che siano in buono stato, funzionanti o che necessitino di piccole riparazioni. Lì ci sarà un’attenzione notevole da parte nostra. Secondo il regolamento, chi è destinato a ricevere la merce potrà anche rifiutarla se non appartenesse all’elenco di oggetti da accogliere”.

Non solo: “Quendoz avrà l’obbligo di garantire la presenza di una persona in più nel centro, ma non saranno loro ad intervenire nell’accettazione del materiale e l’eventuale riparazione – aggiunge il dirigente – ma si farà riferimento, per regolamento, all’attività garantita dalla cooperativa che gestirà il centro. E quindi, a ricevere materiale, classificarlo, censirlo, fare attività minime e pulizia, curando l’esposizione e la catalogazione negli scaffali che abbiamo predisposto”.

Inoltre, prosegue il dirigente, “nella struttura è previsto anche uno spazio polifunzionale e un locale per organizzare laboratori e corsi di formazione sugli aspetti più particolare del riuso in generale. Consegneremo poi dei tavoli di riparazione e una minima dotazione di scaffali, ma sarà la cooperativa a fornire tutti gli utensili per le attività di riparazione”. Con una supervisione: “Abbiamo immaginato anche l’istituzione di una Cabina di regia”.

Poi, c’è un’altra partita: “Il ritiro dei beni è la parte delicata e sensibile – aggiunge il tecnico –. Sarà la cooperativa, in base alle modalità determinate dalla Cabina di regia, a determinare prezzo di vendita dei beni. il ricavato sarà gestito su un conto riservato e versato a Comune. In pratica, non ci sarà scambio di denaro al centro. Il Comune utilizzerà i fondi in base agli indirizzi dell’Amministrazione sentita la Cabina di regia, per coprire i costi di manutenzione degli spazi, delle attività educative, della promozione di iniziative sociali e di sensibilizzazione”.

Scettico, dai banchi dell’opposizione, il consigliere Giuseppe Cipollone (FdI): “Questo regolamento privilegia, e ne capisco filosofia, il voler dare l’idea della compartecipazione. Ma così rischiamo di creare sovrastrutture impegnative. Secondo me, sarebbe meglio porre l’accento più sugli aspetti operativi, come gli orari di raccolta ed i materiali. Così sembra una cartina di tornasole molto bella da presentare ma che poi rischia di funzionare molto poco”.

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