Rifiuti, i Sindaci dell’Unité Mont-Émilius replicano alle opposizioni. Si predica calma, ma ci sono modifiche in vista

I gruppi di minoranza di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart chiedevano maggiore trasparenza. L'Unité parla di "criticità tipiche di ogni cambiamento strutturale", annunciando però "correttivi necessari per evitare situazioni di degrado e garantire un servizio efficiente".
Raccolta rifiuti
Comuni

Le opposizioni dei Consigli comunali di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart “battono il colpo”, e i sindaci dell’Unité Mont-Émilius rispondono. La questione è nota. Lo scorso 6 febbraio, i gruppi di minoranza in questione hanno preso carta e penna e segnalato “un grave problema di metodo e di trasparenza” riguardo il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, denunciando come “questo assetto rischia di consolidare un sistema costoso, inefficiente e poco chiaro“.

La proverbiale “palla” è passata così ai Primi cittadini, che oggi replicano ritenendo “doveroso fornire un quadro completo e corretto della situazione, con particolare riferimento anche alla variante 1/2025 recentemente adottata”. Nella nota, firmata dal neo presidente dell’Unité – nonché sindaco di Quart – Fabrizio Bertholin si legge: “Da oltre vent’anni la gestione dei rifiuti urbani non è più competenza primaria dei Comuni, ma è esercitata tramite i subATO, inizialmente coincidenti con le Comunità Montane/Unités e oggi disciplinati dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2022”.

“In base alla normativa nazionale e regionale, gli atti relativi ai servizi pubblici locali a rilevanza economica, tra cui il servizio rifiuti, non devono essere sottoposti al passaggio nei Consigli comunali – spiegano ancora i Sindaci –. Tutti i provvedimenti sono stati quindi adottati nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti e pubblicati sul portale della trasparenza dell’Unité”.

Poi, la nota si sofferma sulla “modifiche più rilevanti”, che “sono state condivise nelle sedi istituzionali competenti e la pubblicazione della variante è avvenuta nei termini necessari a garantire la continuità amministrativa e contabile del servizio”. Una variante resasi necessaria “per formalizzare interventi correttivi emersi nella fase di avvio del nuovo sistema di raccolta e per adeguare il servizio alla risposta effettiva delle utenze e alle criticità riscontrate sul territorio”.

L’importo della variante è di “circa 4,5 milioni di euro su un contratto della durata di sedici anni, incide per il 3,74 per cento sull’importo complessivo della concessione. Si tratta dunque di un adeguamento contenuto rispetto al valore totale del contratto”.

Le modifiche in vista

Ad ogni modo, ci sono delle modifiche in vista. O, per dirla coi Sindaci della Mont-Émilius, “gli interventi, che saranno a breve ulteriormente riorganizzati e formalizzati, riguardano principalmente: l’incremento della frequenza di raccolta del rifiuto urbano residuo per le utenze domestiche (da quindicinale a settimanale); il potenziamento dei giri di raccolta stradale; il rafforzamento della raccolta del cartone e delle attività di nettezza urbana e gli adeguamenti organizzativi e infrastrutturali legati alla concreta risposta degli utenti”.

“Si tratta di correttivi necessari per evitare situazioni di degrado e garantire un servizio efficiente – si legge ancora –, soprattutto in un contesto caratterizzato da forti presenze turistiche e da fenomeni di migrazione e abbandono di rifiuti provenienti da territori limitrofi”. Insomma, “il subATO B, che deve fornire il servizio a quasi 30.000 abitanti, e in particolare l’Unité Mont-Émilius, è interessato da una profonda revisione delle modalità di gestione dei rifiuti. Il precedente modello non era più adeguato né sostenibile rispetto agli obiettivi ambientali imposti dalla normativa e alla necessità di preservare nel tempo la discarica regionale”.

Ad oggi, al netto delle criticità – segnalate da più parti, non solo dai gruppi di opposizione – “i primi dati disponibili, seppur preliminari, confermano risultati molto positivi: nei primi mesi di applicazione il nuovo sistema ha portato a un incremento della raccolta differenziata superiore al 10-12 per cento, con punte ancora più elevate nel mese di gennaio”.

Questione di tempo

Dall’Unité si predica calma: “Come per ogni investimento strutturale, i benefici economici non sono immediatamente percepibili. Nella fase iniziale sono più evidenti i costi legati all’avvio del nuovo sistema, mentre i risparmi derivanti dal miglioramento delle performance ambientali si manifestano nel tempo”.

Il tutto, ricordando, si legge sempre nella nota, “che la normativa di settore e l’intervento di Arera prevedono l’obbligo di copertura integrale dei costi tramite tariffa lasciando margini molto limitati agli enti per interventi pubblici di calmierazione. Le amministrazioni non hanno mai promesso riduzioni automatiche delle tariffe, ma un contenimento degli aumenti attraverso una gestione più efficiente e sostenibile”.

Quindi, “senza un rapido miglioramento della quantità e qualità della raccolta differenziata, i costi a carico degli utenti sarebbero destinati ad aumentare ulteriormente”.

“Durante la fase di transizione sono emerse alcune criticità, tipiche di ogni cambiamento strutturale. In alcuni casi è stato necessario anticipare interventi correttivi, formalizzati proprio attraverso la variante 1/2025. Le aree più vicine ad Aosta hanno inoltre registrato fenomeni di migrazione e abbandono di rifiuti provenienti dal capoluogo, accentuatisi dopo la chiusura dei contenitori condominiali del RUR e l’introduzione della tariffazione puntuale, nonché incrementi di conferimenti da territori limitrofi dove il sistema è stato recentemente modificato”.

“Non tutto è stato perfetto, ma la situazione è in progressivo miglioramento grazie all’adattamento degli utenti e degli operatori – chiude la nota dei Sindaci dell’Unité –. In queste settimane è stato inoltre attivato un potenziamento del servizio di pulizia nelle postazioni più problematiche. Le amministrazioni confermano la piena disponibilità al dialogo e ribadiscono l’impegno alla trasparenza, già dimostrato attraverso le numerose serate pubbliche di presentazione del nuovo sistema. La gestione dei rifiuti è una materia complessa, che richiede responsabilità condivisa e collaborazione attiva da parte di tutti. Solo attraverso un confronto serio e una partecipazione consapevole sarà possibile consolidare i risultati ambientali raggiunti e contenere nel tempo l’impatto economico del servizio a beneficio dell’intera comunità”.

Rifiuti: le opposizioni di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart chiedono trasparenza

6 febbraio 2026

L'Unité des communes Mont-Émilius
L’Unité des communes Mont-Émilius

“I cittadini hanno diritto a un servizio efficiente, equo e sostenibile, ma anche a decisioni politiche trasparenti, responsabili e pienamente condivise, soprattutto quando incidono direttamente sulle tasche delle comunità locali per molti anni”.

A scriverlo, in una nota congiunta, sono i gruppi di opposizione dei Consigli comunali di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart. Il tema che li lega è presto detto: la “forte preoccupazione per l’evoluzione del nuovo servizio di raccolta rifiuti nel subATO B, alla luce della variante contrattuale, che interviene in modo sostanziale su una concessione appena affidata e già profondamente modificata nei suoi presupposti operativi ed economici”.

Le minoranze evidenziano innanzitutto “un grave problema di metodo e di trasparenza”, dal momento che “la variante, che comporta un aumento contrattuale di 4 milioni 500mila euro” è stata portata alla loro attenzione “non attraverso una comunicazione formale ai Consigli comunali, ma solo a seguito della lettura di un provvedimento dirigenziale pubblicato sull’Albo pretorio digitale dell’Unité Mont-Émilius, peraltro redatto e approvato negli ultimi giorni dell’anno 2025”.

“Un atto di tale rilevanza, che incide su un servizio pubblico essenziale e sui costi a carico dei cittadini per molti anni, non può emergere in modo casuale e tardivo, senza un confronto preventivo e senza un passaggio politico-amministrativo chiaro nelle sedi democratiche competenti”, si legge ancora.

Non solo: “Nel merito, la variante conferma che il servizio, così come progettato, ha presentato criticità già in fase di avvio rendendo necessari correttivi immediati che comportano costi aggiuntivi strutturali, successivamente spalmati su tutti gli utenti – dicono ancora le opposizioni –. Questo dato smentisce la narrazione politica che ha per anni presentato il nuovo sistema di raccolta come uno strumento di risparmio economico”.

E aggiungono: “Non è inoltre definita in modo chiaro la scelta di suddividere il territorio in tre parti con conseguente modalità di raccolta diversa (porta a porta, PAP semintegrale e raccolta stradale) in quanto non sono previsti costi separati per le tre modalità di raccolta visto il carattere integrato dell’operatività del servizio. Tale modello ibrido, incompleto e disomogeneo, genera infatti disagi operativi e non garantisce quei risultati complessivi che tutti ci auspichiamo estendendo il porta a porta all’intero territorio”.

Il cahier de doléances non finisce qui: “A pochi mesi dall’avvio del servizio, si è infatti reso necessario procedere a estensioni del porta a porta, aumenti delle frequenze di raccolta, potenziamenti dei servizi stradali, sostituzioni e anticipazioni di investimenti infrastrutturali”, il tutto “a dimostrazione del fatto che l’impianto originario dell’appalto non era adeguatamente tarato sulle reali esigenze del territorio”.

Modifiche che, “richieste anche da alcuni Sindaci, comportano costi aggiuntivi strutturali che, seppur presentati come ‘contenuti’ verranno spalmati su tutti gli utenti e per l’intera durata pluriennale della concessione, con un impatto diretto sulle tariffe future”.

A tutto questo si aggiungono, poi, “criticità operative evidenti già segnalate da numerosi cittadini e documentate anche dalla stampa locale nei primi mesi di attivazione del servizio: punti di raccolta frequentemente sovraccarichi, contenitori non svuotati con regolarità, difficoltà nel conferimento, accumuli di rifiuti e situazioni di degrado in diverse aree del subATO B. Elementi che confermano come il servizio non abbia garantito, nella fase di avvio, standard adeguati di efficienza e continuità, generando disagi e malcontento diffuso”.

“È inoltre necessario chiarire che non ci troviamo di fronte a un vero porta a porta e cioè di un servizio a domicilio – scrivono ancora i gruppi di minoranza –. In numerose parti del territorio i cittadini devono infatti portare i mastelli in apposite postazioni predefinite che creano numerosi disagi soprattutto alle persone anziane. Questo assetto rischia di consolidare un sistema costoso, inefficiente e poco chiaro che non genera i benefici economici promessi e non raggiungerà, verosimilmente, i risultati ambientali sperati, nonostante il forte impegno economico chiesto ai cittadini”.

Una concessione, in fondo, c’è: “È corretto riconoscere che il nuovo metodo di raccolta potrà determinare, nel tempo, un miglioramento percentuale della qualità dei rifiuti raccolti e della differenziazione. Tuttavia, questo risultato non può essere perseguito scaricando integralmente i costi sulle famiglie e sulle imprese del territorio”.

Per questo, da un lato “le minoranze ritengono necessario aprire un confronto serio e trasparente per verificare la possibilità di individuare forme di intervento pubblico finalizzate a calmierare l’impatto economico del servizio, evitando che l’intero peso degli aggiustamenti ricada sugli utenti”, mentre dall’altro ritengono “indispensabile investire in campagne di comunicazione sempre più efficaci e continuative, capaci di migliorare il comportamento proattivo dei cittadini e di rendere il sistema più efficiente, riducendo sprechi, errori di conferimento e costi aggiuntivi”.

Infine, c’è tempo anche per qualche domanda rimasta nel sacco. O, per dirla con i gruppi di opposizione, “una questione politica centrale e non più rinviabile”. Ovvero: “Chi ha autorizzato politicamente queste modifiche sostanziali a una concessione appena assegnata? Perché i Consigli comunali non sono stati informati e coinvolti preventivamente? Chi si assume la responsabilità delle conseguenze economiche e operative che ricadranno su famiglie e attività economiche?”.

Domande che aspettano risposta, mentre le minoranze consiliari di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart annunciano che – congiuntamente – “vigileranno con la massima attenzione sull’evoluzione del servizio, sull’andamento dei costi, sull’impatto tariffario e sulla qualità effettiva delle prestazioni rese, affinché le criticità emerse nei primi mesi non diventino il presupposto per ulteriori aumenti futuri, né per la normalizzazione di disservizi”.

3 risposte

  1. “un contenimento degli aumenti attraverso una gestione più efficiente e sostenibile”.
    Ecco, è proprio quello che manca.

  2. In valle abbiamo un assessore all’ambiente???
    Come mai non ha coinvolto i comuni???
    Come mai ha convocato solo un incontro con le associazioni preposte, riguardante il piano rifiuti regionale nel 2025????
    Rien faîre et laissez dire….

  3. Fa piacere constatare che c’è qualcuno (seppure una minoranza) che mette il dito sulla piaga.
    Purtroppo, però, è già avvenuta la trasformazione da servizio perfettibile a disservizio; e la speranza di vedere un miglioramento della qualità del differenziato, è irrimediabilmente compromessa.

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