Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 20 Settembre 2018 15:05

A 4000 metri in jeans e scarpe da ginnastica: l’ultima follia dell’estate valdostana

Aosta - Una cordata di valdostani, sul Breithorn occidentale, si è imbattuta oggi in un uomo che saliva da solo, in tenuta assolutamente pericolosa per un ghiacciaio. Poco più sotto, anche lei in sneakers basse e jeans, una donna lo aspettava.

La donna in attesa sul ghiacciaio in jeans e scarpe da ginnastica.

Il campionario delle follie d’alta quota dell’estate valdostana si arricchisce di un nuovo episodio, con due persone ai quattromila metri di un ghiacciaio in jeans e scarpe da ginnastica. È accaduto oggi, mercoledì 22 agosto, sul Breithorn occidentale, cima da 4.165 metri nel gruppo del Monte Rosa. Testimone diretto ne è stato un valdostano appassionato di montagna, Victor Vicquéry, che ha fotografato gli sprovveduti quanto incoscienti protagonisti dell’accaduto e ne ha raccontato sul suo profilo Facebook.

“Con un paio di amici – racconta – eravamo saliti in mattinata sulla cima. Dopodiché, scendendo, volevamo spostarci sul Breithorn orientale e fare la cresta, ma il tempo stava volgendo al brutto, quindi abbiamo deciso di tornare sui nostri passi, per non correre rischi”. Poco sotto la vetta, “saremo stati attorno ai 4000”, il gruppo di valdostani, che procedeva legato l’un l’altro, si imbatte in un uomo intento a salire.

Addosso, come racconta la foto scattata da uno dei componenti della cordata, ha una felpa con cappuccio colorata, dei blue-jeans e delle sneakers basse. Abbigliamento perfetto per lo "struscio" in centro, un po’ meno per aggirarsi, in solitaria, lungo un versante montano coperto da ghiaccio. “Era asiatico, lo abbiamo fermato – continua Vicquéry – cercando di spiegargli i rischi cui andava incontro, anche perché poco sopra c’è il grande crepaccio terminale. Oltretutto, erano già le 10.30 del mattino e lo zero termico in questi giorni è alto”.

In tutta risposta al tentativo di dissuasione, l’uomo “non mi ha proprio dato retta”. Ha affermato, in inglese, “vado avanti” e ha continuato per la sua strada. Secondo Vicquéry, l’allenamento fisico poteva non mancargli, perché “saliva in modo abbastanza energico”, ma “non voglio pensare come abbia fatto a scendere” e, comunque, “non avevo mai visto prima qualcosa del genere”.

La sensazione di chi lo ha incontrato è che l’individuo in abiti casual avesse raggiunto la zona con la Funivia del Piccolo Cervino, che sul versante svizzero, da Zermatt, porta i suoi passeggeri a 3.870 metri di quota. “Nel pianoro sottostante, – commenta ancora Victor Vicquéry – c’era una donna”, anche lei in “mise” decisamente urbana, sempre a base di jeans e scarpe da ginnastica, “ad aspettarlo”. “Io credo –  conclude l’alpinista – che le autorità svizzere dovrebbero sensibilizzare di più”.

L’episodio è destinato a rinvigorire le polemiche. Malgrado le azioni di divulgazione in merito promosse da enti ed istituzioni, tutt'altro che sporadiche, sui luoghi come l’arrivo della funivia i cartelli che avvisano, in più lingue, dell’ingresso in un ambiente di alta quota, con ghiacci perenni e tutti i rischi connessi, non mancano. Sono tuttavia sempre più numerosi coloro che non li vedono, o sostengono di non vederli, in una logica di montagna “prêt à porter”, in cui ad aumentare è soprattutto il lavoro per i soccorritori.

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