Abusi e maltrattamenti alla moglie, 8 anni di carcere ad un 60enne

L’uomo, residente in Valle, ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato. L’accusa aveva chiesto una pena di 7 anni. Le accuse erano relative ad un arco di tempo di tredici anni di matrimonio, dal 2011 allo scorso novembre.
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Cronaca

Dalle indagini nei suoi confronti, nell’arco di tredici anni di matrimonio sono emessi episodi che hanno portato alle accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza sessuale e stalking. Processato nella giornata di ieri, lunedì 4 dicembre, con rito abbreviato, un 60enne residente in Valle d’Aosta è stato condannato dal Gup Luca Fadda ad 8 anni di carcere. L’accusa, per voce del pm Manlio D’Ambrosi, ne aveva chiesti 7.

Le contestazioni vanno dal 2011 all’inizio dello scorso novembre. I maltrattamenti sono stati contestati in forma aggravata, perché commessi anche in presenza dei figli, mentre per le lesioni alla donna, più giovane di lui, era stata formulata una prognosi di 36 giorni. Gli atti persecutori, invece, erano iniziati nel 2022, quando lei aveva trovato la forza di allontanarlo da casa e, in sede civile, erano stati definiti i termini della separazione.

Stando all’accusa, l’uomo aveva cercato di eludere in più modi le prescrizioni impartitegli, anche con messaggi continui all’ex moglie. Negli atti del processo sono finiti venticinque diverse occasioni di condotte persecutorie. Nell’aprile di quest’anno, il 60enne viene sottoposto all’allontanamento dalla casa familiare, con divieto di avvicinamento alla persona offesa.

La misura non scaturisce l’effetto deterrente sperato, perché viene violata quando lui si manifesta nuovamente nei pressi dell’abitazione della donna. L’inasprimento della sua misura avviene aggiungendo a suo carico il divieto di dimora, ma anche in questo caso l’imputato – cui era stato autorizzato l’ingresso nel comune inibito per delle visite mediche – avrebbe “allungato” il percorso fino a commettere una nuova violazione.

Siamo a metà dello scorso novembre, quando il pubblico ministero, alla luce della situazione, riesce infine ad ottenere dal Gip la custodia cautelare in carcere. La donna, costituitasi parte civile nel processo, si è vista riconoscere un risarcimento che dovrà essere determinato con un procedimento a parte. La scelto dell’abbreviato è valsa all’imputato la riduzione di un terzo rispetto al rito ordinario (in cui gli sarebbero stati comminati 12 anni di reclusione).

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