Assenteismo, la Corte dei conti contesta danno a due ex controllori della sosta Aps

La Procura contabile avanza ai due una richiesta di risarcimento complessiva appena inferiore agli 11.500 euro. Le difese respingono gli addebiti, sottolineando che le norme del pubblico impiego non possano applicarsi ai lavoratori di società “in house”.
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Cronaca

Una richiesta di risarcimento complessiva di poco meno di 11.500 euro è avanzata dalla Procura regionale della Corte dei conti nei confronti di due ex addetti al controllo della sosta nelle “zone blu” del capoluogo regionale per l’Azienda Pubblici Servizi, la società “in house” del Comune di Aosta. I due erano stati al centro di un’indagine della Guardia di finanza, da cui erano emersi episodi di assenteismo. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, gli allora addetti timbravano l’entrata in servizio e, durante il loro “giro”, tornavano a casa o si trattenevano altrove, per poi rientrare e “strisciare” l’uscita.

Le indagini erano state svolte, a seguito di una segnalazione della stessa Aps, nell’autunno 2020. Avviati a processo penale, i due avevano scelto la “messa alla prova”, estinguendo così le accuse a loro carico. La Procura contabile, acquisiti gli atti di quel procedimento e considerando i dipendenti di società “in house” alla stregua di quelli della pubblica amministrazione, li ha chiamati in giudizio, addebitando loro diverse tipologie di danno. Quello diretto (per le ore  falsamente attestate, pari all’indebita percezione di stipendio), quello derivante dall’interruzione del rapporto contrattuale tra lavoratore e azienda e quello d’immagine (rispetto alle notizie di stampa uscite all’epoca).

Nell’udienza di oggi, mercoledì 27 maggio, la Procura contabile ha avanzato richieste di condanna di poco superiore ai 6mila euro per uno e di appena meno di 5.500 per l’altro. Nell’impostazione accusatoria, le ore di lavoro falsamente attestate sarebbero 51 in un caso (per 637 euro indebitamente percepiti, totalmente risarciti dall’ex controllore all’azienda) e 15 nell’altro (per 151 euro). Il danno da interruzione del rapporto è stato calcolato nella misura di 1.017 euro per un chiamato a giudizio e di 324 per l’altro. Il calcolo si completa con una richiesta di 5mila euro, a testa, per il presunto danno d’immagine.

Entrambi i lavoratori erano stati licenziati a seguito del procedimento disciplinare innescato dalla vicenda. Uno dei due aveva impugnato il provvedimento, venendo successivamente reintegrato dall’azienda. Le difese (rappresentate, per un lavoratore, dagli avvocati Federico Fornoni e Federica Gilliavod e dal legale Andrea Giunti per l’altro) hanno respinto le accuse, sostenendo in particolare che le norme sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche non possano essere applicate per i lavoratori delle società “in house”, producendo anche giurisprudenza al riguardo. La sentenza è attesa prossimamente.

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