Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 7 Novembre 2019 11:15

Botte ad un aostano, la Procura chiede l’immediato per tre persone

Aosta - Gli imputati sono i fratelli Mohammed Rida e Imad Ryadi e Sami El Jouarani, tutti di origini marocchine. Per gli inquirenti, la sera dello scorso 14 maggio hanno preso a calci e spaccato una bottiglia in testa ad un 46enne.

Il tribunale di Aosta

All’inizio dello scorso luglio, i loro nomi erano assurti alla ribalta delle cronache per essere stati arrestati nell’operazione antidroga della Polizia “Quei bravi ragazzi 2”, giacché ritenuti dei “pusher” di cocaina. Parliamo dei fratelli Mohammed Rida (33 anni) e Imad (28) Ryadi e di Sami El Jouarani (26), tutti di origini marocchine, per i quali la Procura ha chiesto al Gip del Tribunale, che ha fissato la relativa udienza, il giudizio immediato per un’altra vicenda, nella quale sono accusati di lesioni personali aggravate in concorso.

Si tratta della gragnuola di botte inferta ad un 46enne residente ad Aosta (originario della provincia di Varese), in piazza dell’Arco d’Augusto la sera del 14 maggio di quest’anno. Sui fatti, ha indagato la Squadra mobile della Questura, che – anche grazie alle immagini della videosorveglianza della zona – è arrivata a consegnare al pm Francesco Pizzato una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto nei pressi dei chioschi sul selciato pedonale.

A spintonare l’uomo, gettandolo a terra, secondo gli inquirenti, è stato Mohammed Rida, dopodiché tutti e tre insieme lo hanno preso a calci su varie parti del corpo. Infine, sempre il maggiore dei fratelli Ryadi, nella tesi d’accusa, ha spaccato una bottiglia in testa alla vittima del pestaggio, che ne è uscita decisamente malconcia. Superiore ai quaranta giorni la prognosi, per la contusione di una spalla, la distorsione traumatica di una caviglia e la rottura del tendine del gran pettorale sinistro.

Lesioni che la Procura contesta con tre aggravanti: la durata della malattia cagionata, l’aver commesso il fatto in più persone e l’utilizzo di un’arma impropria (la bottiglia di vetro). Attualmente, per il loro coinvolgimento in altra indagine, Mohammed Rida si trova in carcere e il fratello minore ed El Jouarani sono ai domiciliari. Il giudizio immediato ha il suo presupposto nella prova del reato contestato ritenuta “evidente” dal pm e nell’essere stati sottoposti ad interrogatorio durate le indagini. Gli imputati sono ancora nei termini per richiedere dei riti alternativi.

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