Coronavirus, due denunce in due giorni: il record di un milanese a Courmayeur

Il giovane, classe 1981, è stato fermato sabato 14 e domenica 15 marzo. In entrambi i casi ha offerto ai Carabinieri motivazioni non valide rispetto agli spostamenti resi possibili dal decreto #iorestoacasa.
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Cronaca

Due denunce, in due giorni consecutivi, per essersi spostato senza ragioni giustificate durante l’emergenza per il Coronavirus. E’ il (triste) primato di cui si può fregiare un giovane milanese, classe 1981, individuato in entrambi i casi a Courmayeur dai Carabinieri, che – viste le motivazioni inadeguate ricevute – ogni volta lo hanno deferito all’autorità giudiziaria per inosservanza del provvedimento dell’autorità (il decreto #iorestoacasa del 9 marzo).

L’uomo è stato fermato inizialmente sabato scorso, 14 marzo, in arrivo dal capoluogo lombardo a bordo di un Suv. Al suo fianco c’era un amico e il conducente ha motivato lo spostamento con la necessità di prendere e riaccompagnare a casa la figlia del conoscente, che era rimasta nella località ai piedi del Monte Bianco. Argomento articolato, quanto non contemplato dal decreto, ed è così scattata la prima denuncia, che ha riguardato anche la persona che viaggiava con lui.

Il giorno dopo, anziché rimanere a casa (convinto, magari, da quanto accaduto poche ore prima), il giovane è stato trovato ancora in giro. Ai militari sbigottiti ha detto stavolta di essere uscito per prendere dei farmaci, ma di essersi poi accorto che “non gli servivano più”. Anche stavolta, il suo essere fuori casa non è apparso giustificato ai sensi del provvedimento che ha ristretto gli spostamenti per limitare la diffusione del Covid-19. Alla prima denuncia se n’è così aggiunta un’altra.

La posizione del ragazzo è ora al vaglio della Procura di Aosta, che ha aperto, ad oggi, una trentina di fascicoli relativi ad inosservanza del provvedimento dell’autorità, a seguito delle comunicazioni di reato ricevute dalle varie forze dell’ordine attive nei controlli sul territorio regionale. La sanzione è di carattere penale e può variare da un’ammenda di 206 euro fino a tre mesi di arresto. A comminarla è il giudice, al termine del procedimento penale acceso nei confronti del trasgressore.

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