Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 17 Maggio 2020 20:12

Discarica di Chalamy, titolare e Stato contro il “no” ai rifiuti da fuori Valle

Aosta - La Cape srl ha chiesto al Tar di annullare la revoca, decisa dalla Giunta, dell'autorizzazione a quello smaltimento. L'atto deriva da una legge regionale su cui il Governo ha sollevato, per un articolo, la legittimità costituzionale. La Regione si costituisce in tutti i giudizi.

Scavo per la discarica Chalamy a IssogneScavo per la discarica Chalamy a Issogne

La società titolare della discarica in via di realizzazione a Chalamy di Issogne, la Cape Srl, non ci sta a perdere la possibilità di smaltire, nel sito della bassa valle, rifiuti speciali provenienti da altre regioni. Per questo ha impugnato, dinanzi al Tar della Valle d’Aosta, la delibera con cui la Giunta guidata da Renzo Testolin, lo scorso 17 marzo, le ha revocato l’autorizzazione, rilasciata nel 2014, a procedere alle opere necessarie a tale tipo di stoccaggio.

Il ricorso è stato notificato in piazza Deffeyes a fine aprile e, ritenendo sussistere fondati motivi per contrastare le pretese della società, l’Esecutivo ha deliberato, nella sua ultima seduta, quella di venerdì 15 maggio, di costituirsi nel giudizio. Il compito di rappresentare l’ente è stato affidato all’avvocato Francesco Saverio Marini del foro di Roma ed al dirigente dell’avvocatura regionale, il legale Riccardo Jans. Una spesa di 10mila 200 euro è stata stanziata al riguardo.

Il provvedimento adottato dalla Giunta discende dalle disposizioni collegate alla legge di stabilità approvate dal Consiglio Valle in febbraio, che hanno modificato varie normative dell’ordinamento regionale. In particolare, in esse si stabilisce che “al fine di contenere la movimentazione dei rifiuti nel territorio regionale, a tutela della salute e in modo da prevenire e ridurre l’inquinamento ambientale”, la Regione “disincentiva la realizzazione e l’utilizzo delle discariche per il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre Regioni”.

La norma vieta, in particolare, “il completamento dei lavori relativi alle attività finalizzate alla gestione di tali rifiuti”. Situazione in cui, secondo la Regione, si trovava la Cape Srl, valutato che, al 1° gennaio, la discarica non risultava in esercizio e i lavori relativi alle attività finalizzate alla gestione dei rifiuti erano in corso. Da qui, la deliberazione del mese successivo che ritira la parte di autorizzazione legata agli inerti provenienti da fuori Valle.

I titolari potranno invece procedere, attraverso la società di gestione (la Dimensione Green Srl), alle opere necessarie a smaltire rifiuti speciali non pericolosi raccolti all’interno della regione. Nel ricorso della Cape Srl si solleva un profilo di costituzionalità della norma regionale che ha innescato il ritiro dell’autorizzazione. La Regione ne è cosciente anche perché, sempre negli scorsi giorni, ha ricevuto comunicazione dell’impugnazione, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, di un articolo di quella legge riguardante le discariche, motivata con l’esondazione dalle prerogative regionali in fatto di ambiente.

Al riguardo, sempre nella riunione di venerdì scorso la Giunta ha deliberato di costituirsi nel giudizio di legittimità costituzionale, designando anche in questo caso l’avvocato Marini a rappresentarla e difenderla. Il precedente più illustre in materia risale al 2013, quando la Consulta dichiarò incostituzionale la legge regionale contro il trattamento a caldo dei rifiuti, modificata dopo il referendum con cui i valdostani, nel 2012, si opposero alla costruzione di un pirogassificatore ad Aosta. Un termine di paragone che restituisce quanto le due “partite” siano sentite in piazza Deffeyes.

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