Discarica di Pompiod, 140mila euro di ammende per i conferimenti illeciti

Il Gip Paladino ha condannato il legale rappresentante della società che ha in gestione il sito, Umberto Cucchetti, e il direttore dell’impianto, Maria Antonietta Dellisanti. Disposta, inoltre, la confisca della discarica.
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Cronaca

Imputati condannati ad ammende per un totale che supera i 140mila euro. Le ha comminate il gip Davide Paladino – emettendo il decreto penale di condanna sollecitato dalla Procura alla chiusura delle indagini sulla discarica a Pompiod di Aymavilles – al 41enne Umberto Cucchetti, legale rappresentante della società “Ulisse 2007 Srl”, che ha in gestione il sito, e alla 54enne Maria Antonietta Dellisanti, direttore tecnico dell’impianto, nonché all’azienda stessa.

I due sono stati dichiarati colpevoli di abbandono illecito di rifiuti e discarica abusiva: ad ognuno è stata inflitta una pena pecuniaria di 38.500 euro. Il giudice ha inoltre ritenuto la “Ulisse 2007” ente responsabile dell’illecito amministrativo derivante dai reati contestati all’amministratore e al direttore, comminando alla società una sanzione da 64.500 euro.

Secondo le indagini condotte dal Corpo forestale e dalla Guardia di finanza, coordinate dal pm Eugenia Menichetti, dal 2018 all’agosto 2019 la discarica era stata usata per smaltire rifiuti speciali non pericolosi, anziché gli inerti per cui esisteva l’autorizzazione. In particolare, gli accertamenti avevano messo in luce – provenienti da varie regioni italiane, tra le quali Piemonte e Lombardia – oltre 3.480 tonnellate di materiale incompatibile con il sito.

Parliamo di terra e rocce da scavo contaminate da mercurio, scorie di fusione con antimonio e fenolo, pietrisco per massicciate ferroviarie contenente amianto e rifiuti da desabbiamento nei quali sono stati rinvenuti idrocarburi pesanti. Sostanze in quantità considerate non nocive per l’uomo, ma non autorizzate per lo scarico a Pompiod (nelle concentrazioni rinvenute o, come nel caso dell’amianto, in assoluto).

Con il decreto, il Gip dispone inoltre la confisca di quanto in sequestro. Ciò significa la discarica stessa, posta sotto sigillo dallo scorso novembre (prima con finalità probatorie, per consentire lo svolgimento della consulenza tecnica mirata alla campionatura del suolo e alla caratterizzazione dei rifiuti, quindi a livello preventivo, per impedire le conseguenze dei reati, nonché la loro reiterazione). All’atto del giudice, emanato sabato scorso, 13 giugno, gli imputati possono proporre opposizione entro un termine di quindici giorni.

Per una parte di procedimento penale definito, resta aperto il filone riguardante l’ex dirigente regionale della Struttura attività estrattive, tutela delle acque e gestione rifiuti, Ines Mancuso (60 anni), cui la Procura contesta l’abuso d’ufficio. Secondo le indagini, avrebbe consentito alle società che si sono succedute a Pompiod (prima la “Monte Bianco Spurghi sas”, proprietaria del sito, quindi la “Ulisse 2007”) un “ingiusto vantaggio patrimoniale”, adottando atti autorizzativi “carenti della necessaria imparzialità e volti a soddisfare meri interessi privatistici dei destinatari”.

Il riferimento è a due provvedimenti dirigenziali firmati da Mancuso nel 2010 e nel 2018, nonché ad una delibera della Giunta regionale del 2016. Atti che, stando all’inchiesta, avrebbero reso Pompiod un vero e proprio “Eden dello smaltimento” in Italia per tipologia di rifiuti depositabili, con 128 Codici del catalogo europeo ammissibili, 19 dei quali oltretutto in totale deroga alle concentrazioni previste dalla normativa vigente.

All’ex dirigente, in concorso con il 64enne Antonio Romei, legale rappresentante della “Enval Srl” (che da quest’anno gestisce la discarica di Brissogne), è inoltre contestata l’induzione a dare o promettere utilità perché, nella ricostruzione della Procura, abusando della sua qualifica, avrebbe spinto il titolare dell’azienda ad assumere due suoi conoscenti. Proseguono anche gli accertamenti della Dda di Torino sull’ipotesi di attività organizzate per lo smaltimento illecito dei materiali in Valle, scenario su cui si allunga l’ombra della criminalità organizzata.

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