Droga in carcere, due imputati rinviati a giudizio

Altre sette persone, nel processo sullo spaccio di stupefacenti e sull’uso indebito di telefonini nel carcere di Brissogne, hanno invece scelto il rito abbreviato. L’udienza aveva messo in luce 5.072 telefonate dalla casa circondariale.
Polizia penitenziaria, Tribunale
Cronaca

Udienza di scelta dei riti oggi, martedì 5 dicembre, per il processo scaturito da un’inchiesta della Procura di Aosta sullo spaccio di stupefacenti e sull’uso indebito di telefonini nel carcere di Brissogne. Su nove imputati, due non hanno scelto riti alternativi e sono quindi stati rinviati a giudizio dal Gup Davide Paladino.

Si tratta di Avalos Sandoya, chiamato a rispondere di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (per aver utilizzato un telefono cellulare in carcere), e di Hamza Raoudi, accusato di aver minacciato un altro detenuto perché si rifiutava di obbligare i suoi parenti a trasportare droga dentro la casa circondariale. Entrambi compariranno dinanzi al giudice monocratico Marco Tornatore l’8 marzo prossimo.

Il processo proseguirà, invece, il 13 marzo 2024, con rito abbreviato, per gli altri sette imputati: Dario Lo Iacono, Saverio Zampaglione, Eleonora Allegrina, Maria Salpetro, Slim Enancer, Michele Arrisicato e Giacomo Turi. Le contestazioni nei loro confronti, mosse a vario titolo, sono l’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e la violazione delle norme sugli stupefacenti e le lesioni.

Le indagini, coordinate dal pm Giovanni Roteglia e condotte dal Nucleo investigativo regionale di Torino della Polizia penitenziaria, avevano preso il via nel marzo 2022, per chiudersi nel maggio di quest’anno. Al tempo dei primi episodi monitorati dagli inquirenti, ad essere ristretti in carcere, oltre a Sandoya e Raoudi, erano Lo Iacono, Arrisicato, Turi ed Enancer.

Nella ricostruzione inquirente, alcuni detenuti si accordavano telefonicamente con le donne a cui erano legati sentimentalmente, sulle modalità per portare lo stupefacente in occasione dei colloqui. La tesi accusatoria è che queste si celassero la droga (in particolare, hashish e un farmaco oppioide, la buprenorfina) nella parti intime, per estrarla da sotto il tavolo, quando erano sedute dinanzi ai detenuti.

Dal cellulare sequestrato nell’inchiesta risultano essere partite 5.072 chiamate in un anno. Un altro episodio finito nell’inchiesta riguarda un uomo che, sottoposto agli arresti domiciliari a Cagliari (per una rapina), si è costituito ad Aosta, dicendo di essere evaso. Nelle parti intime nascondeva un tubo termosaldato con 30 grammi di hashish, che contava di portare dentro il carcere. Il piano è però stato sventato. La casa circondariale risulta parte offesa nel procedimento.

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