Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 1 Ottobre 2019 17:51

Evasione fiscale, il pm chiede di archiviare il fascicolo sul Forte di Bard

Aosta - La richiesta trae origine dalle valutazioni espresse dal Tribunale del Riesame annullando il sequestro preventivo di 1,1 milioni di euro nei confronti dell’associazione di gestione della fortezza e dell’ex consigliere delegato Accornero.

Forte di Bard

“Deve ritenersi che la valutazione effettuata dal Tribunale del Riesame” non “consentirebbe, in prospettiva dibattimentale, di pervenire ad una sentenza di condanna”. Lo scrive il pm Luca Ceccanti, chiedendo al Gip del Tribunale l’archiviazione del fascicolo aperto dalla Procura sulla presunta evasione Iva da parte dell’associazione Forte di Bard, a seguito degli esiti di una verifica fiscale avviata dall’Agenzia delle entrate nel marzo 2018, relativa alle annualità d’imposta 2015/6.

Nell’ambito del procedimento, lo scorso 16 agosto, era scattato il sequestro preventivo dei conti dell’associazione di gestione della fortezza e di immobili dell’ex consigliere delegato Gabriele Accornero (indagato nell’inchiesta penale, assieme all’allora presidente della Regione e del Forte, Augusto Rollandin) per un totale di 1,1 milioni di euro, ritenuti dall’ufficio inquirente l’ammontare dell’imposta evasa nei due esercizi considerati.

Le difese dell’associazione (assistita dall’avvocato Roberto Calleri di Torino) e di Accornero (con l’avvocato Corrado Bellora di Aosta) avevano impugnato dinanzi al Riesame il provvedimento e, dopo l’udienza di discussione dell’istanza, il 10 settembre scorso era giunta la decisione del collegio di tre magistrati: il decreto del Gip era da annullare perché non appariva “neppure ipotizzabile in astratto la commissione del reato prospettato dal Pubblico ministero”.

La tesi d’accusa verteva sul mancato assoggettamento all’Iva dei contributi straordinari erogati dalla Regione in favore del Forte (dell’ammontare di oltre 13 milioni di euro, dal 2013 al 2017). L’imposizione, nella lettura della Procura, conseguiva al “prevalente esercizio da parte dell’associazione di attività di natura commerciale” e alla “non applicabilità, per carenza di almeno uno dei presupposti normativi”, dello “speciale regime agevolato” stabilito in favore degli enti commerciali (categoria in cui rientra la “partecipata” che gestisce la struttura, oggi presieduta da Ornella Badéry).

Nel caso specifico, la Procura osservava come le norme prevedessero “un diritto di voto per l’approvazione e le modifiche dello statuto e per la nomina degli organi direttivi”, mentre lo Statuto dell’associazione “non rispetta tale disposizione in quanto esclude il ricorso al voto per la scelta dei membri del Consiglio di Amministrazione che, al contrario, è composto di figure interne alle diverse pubbliche amministrazioni interessate”. Inoltre, “la figura dell’amministratore delegato”, dal 2013 rivestita da Accornero, non “era prevista dallo statuto”.

Agli occhi del Riesame, tuttavia, ancor prima di arrivare alla tipologia di regime fiscale, le erogazioni provenienti da piazza Deffeyes risultavano “in definitiva dei contributi a fondo perduto non assoggettabili ad Iva” e non “il prezzo di prestazioni erogate in favore della Regione”. Un pronunciamento che, malgrado sia stato espresso riguardo al provvedimento di sequestro, ha anticipato ampiamente aspetti di merito della questione. Per questo, di esso – annota il pm Ceccanti nella richiesta di archiviare – “non può non tenersi conto, in ottica dibattimentale”.

“Sicuramente, – continua il sostituto procuratore – la fattispecie oggetto del presente procedimento è estremamente articolata e, indiscutibilmente, la presenza di significative attività commerciali svolte dall’associazione, peraltro neanche negate” dai giudici del collegio di riesame, “costituiscono una rilevante anomalia in presenza di un ente che dovrebbe svolgere esclusivamente un’attività non lucrativa di promozione di un bene di rilevante interesse architettonico e storico”.

Tuttavia, lette le valutazioni del riesame, difficilmente si potrebbe sostenere l’accusa con successo, portando gli indagati a giudizio. Da qui, la scelta della Procura diretta da Paolo Fortuna di non ricorrere in Cassazione contro il provvedimento di Riesame e di optare per la richiesta al Tribunale di archiviare il fascicolo, anche nell’ottica di tenere l’azione penale lontana dal confine tra l’attività inquirente e l’accanimento giudiziario.

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