False dichiarazioni di pascolo in Valle, allevatore lombardo a processo

Ettore Capelloni, 51enne di Gottolengo (Brescia) dovrà comparire il prossimo 24 settembre al Tribunale di Aosta, per rispondere di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e induzione alla falsità ideologica.
L'area in cui sarebbe dovuto avvenire il pascolo.
Cronaca

Non ha chiesto al Gup Davide Paladino dei riti alternativi, venendo quindi rinviato a giudizio. Ettore Capelloni, allevatore 51enne di Gottolengo (Brescia) dovrà comparire il prossimo 24 settembre al Tribunale di Aosta, per rispondere di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (reato contestatogli sia consumato, sia tentato) e induzione alla falsità ideologica. L’udienza preliminare si è tenuta nella mattinata di oggi, mercoledì 17 marzo. La vicenda è legata ai contributi dell’Unione europea richiesti e liquidati dall’uomo, nel periodo tra il 2014 e il 2019, relativamente al pascolo in alpeggi locati dal comune di Etroubles.

Nella ricostruzione del Corpo forestale della Valle d’Aosta, che ha curato le indagini coordinato dal pm Luca Ceccanti, quelle somme sono state ottenute indebitamente, perché gli ovicaprini dell’uomo in alcune stagioni non si sono proprio visti nella valle del Gran San Bernardo, mentre in quelle in cui sono arrivati hanno brucato in aree minime rispetto alle superfici affidate all’uomo. Nel giugno dello scorso anno, Capelloni era anche stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora e al divieto d’esercizio d’impresa nel settore agricolo, per sei mesi.

I sussidi (previsti dalla Politica Agricola Comunitaria e finalizzati a preservare le aree destinate a pascolo) venivano richiesti da due società di cui l’imputato risultava legale rappresentante. Gli inquirenti ritengono che i 174mila euro percepiti dal 2014 al 2018, a cui si aggiunge la richiesta del contributo 2019 (non ottenuto), quantificato in quasi 36mila euro, siano frutto dell’aver “depositato all’ufficio zootecnico regionale le dichiarazioni di monticazione/anagrafe alpeggi relative ai pascoli affittati indicando falsamente periodi di permanenza” in quei terreni.

Così facendo, avrebbe indotto “in errore i pubblici ufficiali in servizio, addetti all’aggiornamento della banca dati regionale, coordinata con quella nazionale, che in conseguenza di tale errore attestavano falsamente” nei database “i riferimenti errati”. Le attività pastorali svolte in Valle, finite nelle domande di sussidio assieme all’elenco delle superfici catastali condotte, hanno così assunto, agli occhi degli inquirenti, valore di truffa nei confronti dell’organismo pagatore della Regione Lombardia, che ha versato le provvidenze comunitarie a Capelloni.

L’operazione “Pascoli d’oro” ha visto anche l’uso del drone in dotazione al Corpo forestale. Gli inquirenti avevano così determinato che “negli anni 2013 e 2016 gli animali riconducibili” alle due “aziende non sono salite sui pascoli valdostani”. Invece, nel 2018 e 2019 “hanno frequentato, e solo parzialmente un versante” dei fondi in locazione, cioè “quello ubicato nel vallone del Menouve”, senza “spostarsi su quello opposto denominato Crepon”. Peraltro, il “pascolamento è stato largamente parziale”, con “assoluto malgoverno delle greggi così difettando il presupposto per la percezione dei contributi”, come “è avvenuto anche negli anni 2014, 2015 e 2017”.

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