False dichiarazioni di pascolo: per la Procura, una truffa da 174mila euro

L'ordinanza con cui il Gip Colazingari ha disposto le misure cautelari a carico dell'allevatore Ettore Capelloni di Gottolengo (Brescia), ripercorre i contributi ottenuti anno dopo anno e le modalità di conduzione dei pascoli in Valle.
Un gregge avvistato durante le indagini.
Cronaca

174.310 euro. A tanto ammontano, nella ricostruzione del Corpo Forestale della Valle d’Aosta, i contributi dell’Unione europea percepiti indebitamente, per gli anni dal 2014 al 2018, dall’allevatore Ettore Capelloni, 51enne di Gottolengo (Brescia), facendo figurare nelle domande di pagamento il pascolo in alpeggi locati dal comune di Etroubles. Peccato che, stando alle risultanze delle indagini durante quasi un anno, gli ovicaprini dell’uomo in alcune stagioni non siano proprio arrivati nella valle del Gran San Bernardo, mentre in quelle in cui è accaduto abbiano brucato in aree minime rispetto alle superfici affidate all’uomo, che da ieri è sottoposto all’obbligo di dimora e al divieto di esercizio dell’attività di impresa in campo agricolo.

Per l’ingiusto profitto conseguito attraverso i sussidi ottenuti senza soddisfare i requisiti, Capelloni – legale rappresentante di due società (la “Euro Best srl” e la “Agri Nord srls”, la prima attiva dal 1995 e la seconda dal 2016) – è indagato per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per l’annualità 2019 ha presentato la richiesta, ma il contributo (determinato in 35.956,02 euro) non è stato versato e il reato gli viene quindi contestato come tentato. Il “sistema” fraudolento che gli inquirenti ritengono avesse messo a punto affonda le radici nell’aver “depositato all’ufficio zootecnico regionale le dichiarazioni di monticazione/anagrafe alpeggi relative ai pascoli affittati indicando falsamente periodi di permanenza” in quei terreni.

Così facendo, “induceva in errore i pubblici ufficiali in servizio, addetti all’aggiornamento della banca dati regionale, coordinata con quella nazionale, che in conseguenza di tale errore attestavano falsamente” nei database “i riferimenti errati”. Per questo aspetto della vicenda, l’accusa formulata dal pm Luca Ceccanti, titolare del fascicolo da cui è nata l’operazione “Pascoli d’oro”, è l’induzione alla falsità ideologica, aggravata dall’aver commesso il fatto ai fini di truffare l’organismo pagatore della Regione Lombardia, che ha versato le provvidenze comunitarie a Capelloni. Le attività svolte in ogni anno pastorale costituiscono infatti un aspetto fondamentale nel richiedere i sussidi, perché vanno indicate nella domanda, assieme all’elenco delle superfici catastali condotte.

Contributi per salvaguardare i pascoli

I contributi previsti dalla Politica Agricola Comunitaria sono finalizzati a preservare le aree destinate a pascolo. L’agricoltore, per ottenerli, è pertanto chiamato a garantire: la corretta gestione agronomica dei terreni, il mantenimento dei livelli di sostanza organica del suolo, il mantenimento minimo dell’ecosistema, la salvaguardia della salute e del benessere degli animali, evitando il deterioramento dell’habitat. “In assenza di pascolo effettivo, corretto e completo, quindi, i contributi sono privi di ragione, e pertanto indebiti”, si legge nelle 46 pagine dell’ordinanza con cui il Gip del Tribunale di Aosta Giuseppe Colazingari ha disposto le misure cautelari nei confronti dell’indagato.

I terreni affittati in Valle

Nel 2013, “Euro Best” si aggiudica l’appalto per l’affitto, dal 15 ottobre di quell’anno al 28 febbraio 2019, dei pascoli del Comune di Etroubles denominati Crepon e Tsa de la Yette. Il contratto viene poi rinnovato fino al 31 dicembre 2027. La “Agri Nord” entra in scena nel 2016, iniziando la locazione il 1° maggio (con scadenza il 30 aprile 2022), degli alpeggi Creux de Bleintze e Brenvey, sempre di proprietà comunale. Ancora nel 2016, “Euro Best” si garantisce pure l’affitto del pascolo Teppaie, fino al 30 aprile 2022. In tutto, più di 500 ettari di superficie utilizzabile a pascolo.

Campi vuoti in due anni

Tuttavia, gli esiti delle indagini, che hanno visto anche l’uso del drone in dotazione al Corpo forestale, “consentono di affermare che negli anni 2013 e 2016 gli animali riconducibili” alle due “aziende non sono salite sui pascoli valdostani”. Invece, nel 2018 e 2019 “hanno frequentato, e solo parzialmente un versante”, ovvero “quello ubicato nel vallone del Menouve” (dove si trovano Creux de Bleinze, Brenvey e Teppaie, ndr.), senza “spostarsi su quello opposto denominato Crepon”. Inoltre, il “pascolamento è stato largamente parziale ed è avvenuto in prevalenza su superfici riconducibili ad altre ditte o persone fisiche”, con assoluto malgoverno delle greggi così difettando il presupposto per la percezione dei contributi”, come “è avvenuto anche negli anni 2014, 2015 e 2017”.

Pochi asini al posto degli ovini

Dalle attività investigative risulta che nel 2014 e 2015 siano giunti a Crepon non ovini, ma solo una quarantina di asini, che “sono stati lasciati incustoditi anche su proprietà private”, tanto che più pastori valdostani delle località adiacenti si sarebbero imbattuti nel conduttore straniero incaricato da Capelloni intento a cercare gli animali dispersi. Secondo un testimone: “non riusciva a trattenere gli animali nei pascoli” comunali. Un altro ha corroborato la tesi di un inutilizzo ormai storico del terreno, sottolineando: “Credo che gli ultimi pascolamenti a Crepon siano avvenuti negli anni ’70. Nel 1972 non era già più utilizzato”. Nel settembre 2017 agli alpeggi affittati dalla “Euro Best” arrivano oltre 600 pecore (la Forestale le avvista dal 22), ma non sembrano restare a lungo nelle zone di monticazione perché “escursionisti hanno segnalato più volte, come il 24 e 25 settembre, la presenza di agnelli e pecore dispersi nel bosco”.

Pecore “in gita” a Gignod

Sei giorni dopo, il pastore romeno cui era affidato il gregge dichiara di aver smarrito 150 ovini. Quanto ai restanti, il 6 ottobre lascia “i pascoli di Tsa de la Yette e Crepon, dirigendosi, con le pecore e due cani, verso il vallone di Flassin”, dov’è rimasto a pascolare “su terreni di proprietà privata per una decina di giorni, nonostante le proteste dei proprietari”. Intanto, il 7 ottobre, le pecore mancanti all’appello compaiono nella testata del vallone di Arsy, nel comune di Gignod. In quella zona, nei giorni successivi, i forestali rinvengono anche le spoglie di 13 ovini, predati dal lupo. Dopo il ricompattamento del gregge, il 13 ottobre le bestie lasciano la Valle su tre camion. Secondo la documentazione depositata dalla “Agri Nord”, le oltre 600 pecore erano state, fino al 14 settembre, a Creux de Bleintze, ma oltre a non essere state viste, “lungo il tracciato dell’Alta via n.1 (lungo il confine con la Svizzera) non sono state rilevate tracce di pascolamento” e segni del transito di ovicaprini “non sono stati rilevati neppure in direzione opposta, verso il comune di Allein”.

I problemi al “Tor des Géants”

Al di là dell’utilizzo parziale dei pascoli in locazione, lo smarrimento di capi sembra aver contraddistinto l’esperienza valdostana della “Euro Best” e “Agri Nord”. Nel 2018, nel periodo seguente la demonticazione (ricondotta dai servizi di osservazione attorno a metà ottobre), “il personale forestale ha osservato ancora degli ovini rimasti nel vallone di Menouve. In particolare, qualche decina di pecore e capre ‘incustodite’ gravitavano sul territorio, nelle zone pascolive circostanti le località Creux de Bleintze e Brenvey”. Per quell’anno, oltretutto, la Forestale segnala in una relazione anche “problemi causati dalla presenza del gregge lungo il sentiero dell’alta via durante lo svolgimento del Tor des Géants dal 9 al 16 settembre”.

Le lavorazioni “simboliche”

In una delle annualità senza animali al pascolo (il 2016) il Comune di Etroubles contesta l’inattività, minacciando una penale al prezzo d’affitto, e la società risponde “in relazione all’effettuazione di lavorazioni minime”. Effettivamente, il 16 novembre, lungo il canale irriguo Ru d’Allein, i forestali avevano ravvisato due persone intente a tagliare arbusti. Uno era un agricoltore valdostano, delegato da Capelloni, che ne aveva giustificato la presenza al fine di svolgere, in sostituzione del pascolamento, “operazioni colturali alternative”. Da quanto accertato, però, “le giornate lavorative sono state circa 6/7 su terreno innevato” e con “interventi di taglio di vegetazione effettuati su porzioni marginali di particelle”. E’ quindi evidente, agli occhi degli inquirenti, che le attività sono state “meramente simboliche”, senza “alcuna finalità di effettivo controllo delle specie indesiderate o di migliorare il pascolo”.

Disinvoltura nel commettere gravi delitti”

Nell’insieme, secondo il Gip Colazingari, “il quadro indiziario a carico dell’indagato è quindi indubbiamente grave”. “Assume rilievo sia l’indiscutibile gravità delle condotte, commesse in danno di Enti pubblici e dell’Unione europea attraverso false dichiarazioni, – è scritto nell’ordinanza – sia la reiterazione delle condotte con analoghe modalità a far data dal 2014”. Per le stesse ragioni, il “pericolo di recidivanza è elevatissimo in quanto dette circostanze rilevano come l’indagato denoti assoluta disinvoltura ed abitualità nel commettere gravi delitti”.

E’ altresì evidente, conclude il giudice, Capelloni agisca “con modalità sistematiche e collaudate nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, elemento da cui si desume agevolmente che in assenza di provvedimenti cautelari egli persevererebbe nel suo agire illecito”. Da lì la misura eseguita sabato, con i forestali della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura in missione nel bresciano, dove – in uno di quei paradossi di cui talvolta sono fatte le vicende giudiziarie – il loro Corpo non esiste più.

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