Un attico nel centro di Aosta, un appartamento sulla collina di Sarre, un alloggio a Gressoney e una casa ad Asti, oltre a conti correnti in svariate banche. Viene da dire che per un’eredità del genere, si potrebbero fare carte false.
E in effetti, deve averlo pensato anche Teresa Rossi, aostana di 56 anni, che per impossessarsi dell’eredità dell’ex dipendente Rai Carla Giardino, per la quale faceva la badante, ha presentato un testamento risultato poi essere falso.
Il documento, datato 2 gennaio 2005 e scritto con una grafia tremolante su un semplice foglietto, era saltato fuori nel 2008 senza però convincere l’avvocato aostano Sandro Sorbara, curatore del patrimonio, che invece di chiudere la pratica, intascando una lauta percentuale, aveva deciso di compiere delle indagini e di dare poi il via all’azione penale.
I suoi dubbi si sono trasformati presto in una denuncia e sono stati confermati dalle perizie svolte da Silvia Benini e Claudio Rossellini. Entrambi hanno concluso le consulenze rilevando “con certezza tecnica” che si tratta di “testamento apocrifo”, come emerso dalla sentenza di ieri, emessa dal giudice monocratico del tribunale di Aosta, Marco Tornatore.
Non solo Teresa Rossi non ha diritto all’eredità milionaria, ma l’ex badante è stata anche condannata dal giudice Marco Tornatore alla pena, sospesa, di un anno di reclusione per uso di testamento falso. Il pm Silvia Muto aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione e una multa di sette mila euro, mentre il legale della donna, Maria Dal Toe del foro di Aosta, ha annunciato che impugnerà la sentenza, che comunque assolve la sua assistita dall’accusa di ricettazione.
Ma la domanda ora è questa: dove finiranno gli oltre tre milioni di euro? Probabilmente nelle casse dello Stato.
