“I lavori andavano fatti prima. La tesi della Procura è che quei lavori si potessero fare dai primi fenomeni, nel 2014. Il Comune ha avuto tutto il tempo di programmarli, di chiedere alla Regione un finanziamento…”. Sono le parole con cui nell’udienza di oggi, mercoledì 29 aprile, il procuratore regionale della Corte dei Conti Quirino Lorelli ha ribadito le accuse nei confronti di tredici tra amministratori della scorsa legislatura e tecnici del Comune di Courmayeur, in relazione alla ricostruzione di parte della pista della Brenva, in Val Veny, a seguito dell’alluvione del 14 novembre 2023.
I lavori erano stati approvati dall’ente con una delibera di Consiglio comunale (adottata con 10 voti a favore nel 2023), che riconosceva un debito fuori bilancio, di circa 150mila euro, per l’ammontare dei lavori. Per la Procura, che ipotizza un danno erariale in quella cifra, una posta ingiustificata, perché non urgente o improrogabile. La tesi d’accusa è che siano stati qualificati come debito fuori bilancio dei pagamenti che dovevano essere parte del ciclo ordinario dell’amministrazione.
A giudizio sono stati chiamati i componenti di Giunta e Consiglio che hanno approvato gli atti (il sindaco Roberto Rota, Alessia Di Addario, Alberto Motta, Nicole Passino, Marco Federico Pession, Massimo Rey, Sauvage Rolla, André Savoye, Ephrem Truchet ed Iris Voyat), nonché il segretario comunale Alberto Rossero e i responsabili degli uffici tecnico e finanziario, Ferruccio Dauphin e Alexandre Glarey.
Stando all’istruttoria della Procura contabile – nata dal fallimento di una ditta coinvolta nei lavori, con relativi accertamenti della Guardia di finanza – era noto da tempo che la pista necessitasse di interventi di consolidamento e manutenzione ordinaria. Nella lettura inquirente, il riconoscimento di un debito fuori bilancio sarebbe stato un “escamotage” individuato per superare le negligenze dell’ente al riguardo.
Il procuratore Lorelli, in aula, ha anche citato una nota del centro funzionale della Regione, in cui le piogge di quel periodo vengono valutate “non eccezionali” e comunque, secondo l’accusa, gli eventi meteorologici di quella settimana non avrebbero cagionato un effetto negativo se ci fosse stata la manutenzione. Nel novembre di tre anni fa era esondata la Dora di Veny, danneggiando circa 200 metri di scogliera e conducendo alla chiusura della pista.
Nelle repliche, le difese hanno puntato su aspetti diversi. Assistendo il sindaco Rota e i componenti di Giunta e Consiglio, l’avvocato Fabrizio Callà ha sottolineato che gli amministratori si sono affidati alle valutazioni dei tecnici. Va ricordato inoltre, è stata un’altra precisazione, che i componenti di quella legislatura si insediarono a partire dall’8 novembre 2020, quindi non possono essere ritenuti responsabili per eventuali omissioni precedenti.
L’avvocato Lorenzo Sommo, che difende i tecnici, ha invece richiamato l’imprevedibilità di un evento eccezionale come quello abbattutosi sulla Val Veny in quei giorni. La sentenza, da parte della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, è attesa prossimamente.
Rifacimento della pista della Brenva, ipotizzato un danno erariale da 150mila euro
24 marzo 2026, ore 11.42

150mila euro. E’ l’ipotesi di danno erariale formulata dalla procura regionale della Corte dei conti rispetto alla ricostruzione in somma urgenza – operata dal comune di Courmayeur a seguito dell’alluvione del 14 novembre 2023 – di una parte della pista della Brenva, in Val Veny. L’ufficio contabile ha chiamato in giudizio tredici persone, tra amministratori comunali (i componenti di Giunta, incluso il sindaco Roberto Rota, e del Consiglio che hanno votato gli atti dell’opera) e tecnici.
L’istruttoria svolta dall’ufficio inquirente contabile è nata a seguito del fallimento di una ditta coinvolta nella realizzazione dei lavori e relativi accertamenti della Guardia di finanza. La contestazione è relativa al ricorso alla somma urgenza, sostenendo la Procura che l’opera avrebbe dovuto essere oggetto di programmazione tra i lavori ordinari, evitando il ricorso alla procedura “d’emergenza”. Nell’evento alluvionale di tre anni fa era esondata la Dora di Veny, danneggiando circa 200 metri di scogliera e conducendo alla chiusura della pista della Brenva.
L’amministrazione comunale, a dicembre di quell’anno, aveva approvato la deliberazione per i lavori di ripristino della viabilità (altri interventi avevano riguardato la sistemazione del corso del torrente), che successivamente era stata sottoposta al Consiglio comunale. L’udienza per la discussione della causa dinanzi alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, inizialmente in programma per domani, mercoledì 25 marzo, è stata rinviata al 29 aprile prossimo.
