“Il portale del processo telematico non funziona”: avvocati in sciopero per tre giorni

L'Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato l'astensione dei penalisti dall'attività giudiziaria per lunedì 29, martedì 30 e mercoledì 31 marzo. Alla base dell'iniziativa anche la protesta sulla prescrizione e sul “caso Palamara”.
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Anche nella nostra regione si profilano tre giorni di astensione degli avvocati dall’attività giudiziaria. Lo ricorda la sezione locale della Camera penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte occidentale e della Valle d’Aosta, presieduta dal legale Giovanni Borney, ribadendo che alla base dell’iniziativa – proclamata, in tutta Italia, per lunedì 29, martedì 30 e mercoledì 31 marzo – vi sono molteplici motivazioni, attinenti a problematiche del pianeta giustizia lungamente denunciate dall’avvocatura, ma ancor oggi in attesa di soluzione.

Anzitutto, la protesta per la riforma della prescrizione penale entrata in vigore all’inizio di quest’anno, di cui l’Unione delle Camere Penali Italiane continua a lamentare l’iniquità. Quindi, la segnalazione della mancanza di iniziative riguardo “la crisi di autorevolezza che la magistratura sta attraversando a seguito della ‘vicenda Palamara’”. Una pagina che – scrivono gli avvocati – “l’Associazione Nazionale Magistrati sembra voler relegare ad un problema di ‘poche mele marce'”, anziché “spingersi ad una riflessione più profonda sulla degenerazione dei meccanismi di indipendenza” del governo delle toghe.

Infine, gli avvocati si asterranno da udienze e attività difensive per protestare contro l’introduzione di un meccanismo di gestione del processo penale telematico “ritenuto del tutto inadeguato e, al momento, malfunzionante”. Su quest’ultimo aspetto, le Camere penali ricordano che, nel 2020, è stato imposto il deposito di tutti gli atti difensivi successivi all’avviso di ultimazione delle indagini preliminari attraverso un “portale” appositamente predisposto.

Ebbene, per quanto i penalisti condividano l’opportunità di semplificare e velocizzare telematicamente alcune fasi processuali, non possono non sottolineare come l’obbligo sia stato introdotto quando ancora il portale “non era nemmeno funzionante”. La piattaforma si è poi dimostrata, agli occhi dei difensori che la utilizzano, fin da subito realizzata “’frettolosamente’ con numerosissimi difetti che di fatto possono, in molti casi, impedire o comunque ostacolare pesantemente l’esercizio dell’attività difensiva”.

Una situazione che rischia di concretizzare, avvertono le Camere penali, una “grave lesione dei diritti delle persone sottoposte alle indagini preliminari, delle persone offese vittime di reati e dei cittadini in generale”. Tra le annotazioni dei difensori, il fatto che “molto spesso il portale risulta non accessibile in diverse ore della giornata”, che la richiesta di ‘abilitazione’ dell’avvocato (per accedere al relativo fascicolo) “non è riscontrata dal personale delle procure” (o accade a distanza di tempo) e che talvolta il legale “non è nemmeno inserito nel sistema con le credenziali corrette”, quindi non riesce ad utilizzare il portale.

“Nonostante le proteste avanzate sia dai singoli avvocati, sia dalle Camere penali a livello locale che dall’Ucpi – conclude il presidente Giovanni Borney – nessuna iniziativa volta alla soluzione di tale problema è stata adottata da nessuna autorità e solo localmente, grazie alla sensibilità e alla disponibilità di singoli uffici o magistrati, sono stati adottati provvedimenti volti ad ovviare alle problematiche riscontrate”.

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