Non hai pagato le tasse? Ti confischiamo i beni acquistati con i soldi evasi. In parole povere, si traduce così il “sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, misura di prevenzione a carattere patrimoniale” messa in atto dalla Guardia di Finanza nei confronti di Eliseo Duclos, imprenditore caseario di 55 anni di Gignod.
L’indagine ha preso il via qualche mese fa, quando la Tenenza del Gran San Bernardo è stata incaricata di approfondire il caso dalla Procura di Aosta, che si stava già occupando di un procedimento penale nei confronti dell’uomo, per “frode in commercio”. Duclos, infatti, e’ tra gli imputati della maxi inchiesta sulle Fontine adulterate.
Duclos oggi dagli inquirenti è accusato per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici per non aver versato l’Irpef per oltre 163 mila euro nel 2008 e per quasi 236 mila nel 2009, corrispondente in totale a un’evasione d’imposta di circa 400 mila euro”.“Dopo aver analizzato la documentazione contabile ed extracontabile delle tre società che fanno capo all’imprenditore – ha spiegato invece il Tenente Diego Tatulli – abbiamo ricostruito i movimenti finanziari accertando una sottrazione all’imposizione di elementi attivi di reddito, per gli anni 2008 e 2009, di circa un milione di euro.
Accuse che Duclos respinge con fermezza: "Sono cifre che non stanno né in cielo né in terra – ha dichiarato l’imprenditore al quotidiano "La Stampa" – Non voglio commentare questa vicenda, è basata solo su falsità".
Nel corso delle indagini, la Finanza ha rilevato delle operazioni “extraconto”, effettuate direttamente allo sportello bancario per evitare il tracciamento del denaro, per un totale di 600 mila euro. Con una parte dei soldi non versati al fisco – circa 335 mila euro – l’uomo si era comprato una casa al mare, a Loano, in provincia di Savona, mettendo da parte il resto.
“Su richiesta del Gip Maurizio D’Abrusco – ha continuato il Tenente – la Procura ha predisposto il sequestro dell’immobile e di una somma di denaro pari a circa 64 mila euro, cioè la differenza tra l’imposta evasa e il valore dell’immobile stesso”. E’ la prima volta che in Valle d’Aosta viene applicata la legge n°244 del 2007 (che estendeva la precedente – la n°231 del 2001 – anche ai reati tributari), secondo la quale è prevista appunto la misura cautelare del sequestro a fine confisca, quando sia possibile stabilire un nesso concreto tra i soldi evasi e quelli spesi per l’acquisto di un bene.
“I periodi e le operazioni extraconto coincidono – ha concluso il Maggiore Massimiliano Zechender, Comandante del Gruppo Aosta – e quindi si è potuto procedere. Probabilmente, a seguito di una recente sentenza della Cassazione, in futuro si potrà fare altrettanto per casi in cui non ci sia una relazione così chiara”.
Parallelamente è poi iniziato anche un approfondimento di tipo amministrativo nei confronti delle banche coinvolte, per verificare la regolarità delle operazioni effettuate, secondo quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio.


