Inchiesta bestiame: iniziati gli interrogatori di 11 indagati. A rischio i vertici dell’Arev

Iniziati questa mattina i primi interrogatori. Non tutti gli indagati agli arresti domiciliari parlano. Cidac e Centrale Laitière assicurano i cittadini: prodotti controllati. L’Arev si riunisce, cambio ai vertici?
Cronaca
Termineranno domani, martedì 16 novembre, gli interrogatori di 11 delle 13 persone arrestate e ai domiciliari per l’inchiesta sul bestiame contaminato e le fontine adulterate condotta dai Nas di Torino, dai carabinieri di Valpelline e dal Corpo Forestale, che sta destando le preoccupazioni dell’intero comparto agricolo,  che conta oltre 3.000 aziende agricole, delle quali 1.700 di allevamento bovino e ovicaprino e che subisce così uno dei colpi più duri di questi anni, soprattutto dal punto di vista dell’immagine e della fiducia dei consumatori. Questa mattina sono stati ascoltati Antonio Albisetti di Montjovet, Fabrizio Bisson di Gressan, Emilio Cabraz di Jovençan, Marisa Cheillon di Gignod, Angelo Letey di Valpelline e Elio Louisetti di Bionaz. Domani mattina saranno invece sentiti Rosella Badino di Pralormo (Torino), titolare di un laboratorio analisi a Carmagnola; i veterinari Davide Mila, di Morgex, Claudio Trocello, di Aosta, e Massimo Volget di Brissogne; l'allevatore e presidente dell’Arev Gabriele Viérin di Gressan.Gli ultimi due indagati detenuti in carcere, l'allevatore Angelo Cabraz di Charvensod e il produttore di formaggi Eliseo Duclos di Gignod, saranno sottoposti a breve all’interrogatorio di Garanzia.

In merito all’inchiesta, nei giorni scorsi l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Isabellon, aveva espresso in una nota la solidarietà “alla stragrande maggioranza di coloro che, nel rispetto delle norme, operano nel campo agricolo valdostano, nonché a rassicurare i cittadini, come già evidenziato dalla Procura della Repubblica di Aosta, che non esistono motivi di preoccupazione per la salute pubblica”. E aveva aggiunto: “Per ciò che concerne il sistema dei contributi comunitari, statali e regionali a sostegno dell’agricoltura tengo a sottolineare che questo è soggetto a precise normative e al costante monitoraggio da parte degli uffici. Come ho già avuto modo di ricordare in questo caso è più che mai attuale il detto secondo il quale fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Se esistono irregolarità – conclude Isabellon – è giusto che queste vengano allo scoperto, ma auspico fortemente che l’opinione pubblica comprenda che il nostro settore agricolo è sano e il nostro prodotto di punta, la Fontina, è e resta un prodotto di eccellenza e qualità".

Il polverone che è stato sollevato dai cinque filoni di indagine che hanno portato all’iscrizione di 69 persone nel registro degli indagati, avrà le sue ripercussioni anche sull’Arev. In settimana, come scritto questa mattina sul settimanale “Gazzetta Matin” ci sarà una riunione dell’Associazione e a tema ci sarà la decapitazione dei vertici.

Sulle ripercussioni della vicenda anche la Cidac ha messo le mani avanti specificando che le fontine di Duclos non hanno mai riguardato l’ipermercato valdostano e che le stesse erano state ritirate dal commercio già un anno fa perché “Non rispondevano ai criteri di qualità“. Lo stesso Fabrizio Chaberge, capo reparto formaggi della Cidac, ha dichiarato su “Gazzetta Matin” che le forme sono state rifiutate la scorsa primavera perché “erano macchiante di rosso, ed erano circa una trentina”. Rassicurazioni arrivano infine anche dalla Centrale Laitière di Gressan che precisa che il latte arriva da allevamenti ufficialmente controllati e indenni da tbc e brucellosi.

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