Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 7 Febbraio 2020 10:06

Ispezioni antimafia ad Aosta e Saint-Pierre, in campo la Procura

Aosta - Al di là degli esiti del procedimento del Ministero dell’Interno, già noti per il Capoluogo, e non ancora per l’altro ente, sono stati aperti fascicoli per approfondire episodi e dati contenuti nelle relazioni delle Commissioni.

Palazzo di GiustiziaPalazzo di Giustizia

Gli elementi emersi dall’accesso antimafia al Comune di Aosta non presentano la “necessaria congruenza rispetto ai requisiti di concretezza, univocità e rilevanza” previsti dalla legge per sciogliere il Consiglio comunale per condizionamento dell’attività dell’ente da parte del crimine organizzato. Se queste conclusioni hanno condotto il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a chiudere senza provvedimenti il procedimento attivato a seguito dell’operazione Geenna della Dda di Torino e dei Carabinieri, le osservazioni contenute nella relazione conclusiva dell’ispezione in municipio sono ora oggetto di valutazione sotto altri profili, a partire da quello penale.

La Procura della Repubblica diretta da Paolo Fortuna ha infatti aperto fascicoli, al momento senza ipotesi di reato, per approfondire ogni elemento e dato evidenziato dai commissari che hanno lavorato, da aprile ad ottobre scorsi, non solo ad Aosta, ma anche a Saint-Pierre (Comune per il quale non è ancora noto il risultato dell’accesso, con scenari ritenuti di maggior complessità rispetto a quelli del capoluogo). L’esame attiene alla ricerca di eventuali irregolarità rientranti nella sfera dell’ufficio inquirente, in particolare del Dipartimento Pubblica amministrazione ed Economia (escludendo quindi il crimine organizzato e le altre competenze della Procura distrettuale di Torino), nei procedimenti amministrativi segnalati nelle relazioni conclusive delle due Commissioni.

Queste, composte ognuna da un viceprefetto, un funzionario amministrativo ed un ufficiale di Carabinieri (ad Aosta) e Guardia di finanza (a Saint-Pierre) hanno compiuto, nei due enti, campionature di atti legati ad una varietà di pratiche, appalti e contratti relativi a settori che presuppongono anche istanze provenienti dal pubblico, come l’edilizia privata, i servizi cimiteriali, la casa e le licenze commerciali.

L’analisi non ha riguardato solo il periodo oggetto dell’inchiesta (dal 2014 al 2017), ma anche gli anni precedenti, con uno sguardo non rivolto esclusivamente alle figure politiche coinvolte (gli ex assessori Monica Carcea e Marco Sorbara e il consigliere comunale aostano sospeso Nicola Prettico, alla sbarra nel processo con rito ordinario che inizierà al Tribunale di Aosta il prossimo 11 marzo), ma anche alla macchina amministrativa, fatta di dirigenza e funzionari comunali, oggetto di audizioni durante l’accesso.

Accertamenti paralleli (ed autonomi) sono poi in corso, sempre partendo dal contenuto delle relazioni, su possibili profili di danno erariale, cioè scenari di fondi pubblici spesi, o gestiti, in maniera non oculata e congrua. In questo caso, si tratta del campo di azione della Guardia di finanza e della Procura regionale della Corte dei Conti che hanno all’attenzione, tra l’altro, episodi di canoni non riscossi per immobili di proprietà pubblica. Insomma, oltre all’infiltrazione di ‘ndrangheta, “missione” degli ispettori autorizzati dal Ministero e nominati dalla Presidenza della Regione, gli apparati dello Stato intendono verificare anche la sussistenza, o meno, di altri reati ed illegittimità.

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