Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 4 Dicembre 2019 11:26

La colata in Val Ferret “imprevedibile e imprevenibile”: il pm chiede di archiviare

Aosta - Nella richiesta del sostituto procuratore Menichetti si legge che l’inchiesta (in particolare la perizia geologica) ha messo in luce “l’origine pacificamente naturale” dell’evento del 6 agosto 2018.

La colata in Val Ferret

Le indagini, “invero assai accuratamente svolte” dal Corpo forestale della Valle d’Aosta, hanno escluso che “l’evento fosse connotato dagli imprescindibili requisiti di prevedibilità e prevenibilità ad opera” di qualsiasi figura “preposta all’incombenza”. È il presupposto all’origine della richiesta di archiviazione – avanzata al Gip del Tribunale dal pm Eugenia Menichetti – del fascicolo aperto dalla Procura sulla colata detritica del 6 agosto 2018 in Val Ferret, che ha fatto due vittime e diversi feriti.

Per le ipotesi di disastro colposo (in relazione ai reati di frana e attentato alla sicurezza dei trasporti), di omicidio colposo e lesioni personali colpose era stato indagato il sindaco di Courmayeur, il 40enne Stefano Miserocchi. Il “debris flow” di quel tardo pomeriggio d’estate, originatosi “dai torrenti Margueraz e Pont”, aveva investito la “strada comunale che attraversa la valle, travolgendo alcune persone e diverse autovetture”. A bordo di una di queste viaggiavano Vincenzo Mattioli (71 anni) e Barbara Gulizia (69), coniugi di Milano, entrambi rimasti uccisi.

La perizia geologica

Durante l’inchiesta è stata realizzata, attraverso un incidente probatorio, una perizia (affidata al geologo Barbara Drigo) che “ha definitivamente esteriorizzato non solo l’origine pacificamente naturale dell’evento”, ma anche l’impossibilità di prevederlo ed una magnitudo “eccezionale”, elementi che hanno condotto gli inquirenti a propendere per l’assenza di reponsabilità penali di terzi. Il fenomeno, si legge nella richiesta di archiviazione, “è stato causato dalle intense precipitazioni cadute il giorno dei fatti, in un lasso temporale estremamente breve”, congiuntamente “alla contemporanea disponibilità di materiale detritico facilmente amovibile”.

Vi hanno contribuito, a quanto ricostruito dall’inchiesta, due “fenomeni definiti anomali da un punto di vista geologico”, segnatamente “un imponente aumento della portata d’acqua del torrente Margueraz” (“a causa dello scorrimento delle acque piovane sul ghiacciaio”) e “la fluidificazione di una consistente massa valanghiva”.

L’influenza del “climate change”

La lettura del geologo Drigo è nei cambiamenti climatici, giacché “alla intrinseca fragilità del territorio” della Val Ferret – “nota e riconosciuta da decenni dagli amministratori, dai tecnici, dagli abitanti, dagli esercenti le diverse attività” – si sono aggiunti “negli ultimi 15-20 anni, fattori di amplificazione dei fenomeni, con elevate temperature nel periodo estivo, persistenti per diversi giorni consecutivi oltre quota 4000 metri, che determinano consistenti fusioni delle masse glaciali”.

Quanto alle precipitazioni dei giorni precedenti, la Procura non individua un loro contributo, poiché il terreno, “per sua conformazione e struttura, era in grado di smaltire le acque ricevute, facendole defluire”. Neppure i “precedenti episodi franosi, avvenuti negli anni 1986, 1987 e 1997,” sono stati ritenuti dal geologo “determinanti nel giudizio di prevedibilità” della colata. Dalla perizia è altresì emerso “come non vi fossero interventi di protezione passiva adottabili per prevenire tali accadimenti” (vedi briglie di trattenuta) e che “le misure di gestione del territorio” (tra le quali, ad esempio, il ricorso ad una navetta e la limitazione del traffico veicolare) non “sarebbero comunque idonee ad eliminare completamente il rischio di eventi funesti”.

Territorio curato con diligenza

Peraltro, gli accertamenti compiuti “hanno evidenziato come la cura del territorio sia stata diligentemente svolta dal comune di Courmayeur”, che ha “regolarmente eseguito gli interventi di disalveo”, l’ultimo dei quali “risale all’estate precedente ai fatti”. Infine, il pm ha preso in esame anche la situazione dal punto di vista delle previsioni meteorologiche, concludendo che “le indicazioni riportate nei bollettini di criticità emessi dal centro funzionale regionale” non erano “sufficienti per attivare alcuna procedura di protezione civile”.

Attraverso le informazioni del bollettino, in una valutazione “condivisa anche dal perito incaricato dal giudice”, non erano “prevedibili l’ora e il luogo preciso di sviluppo della cella temporalesca”. Sicché, nessuna allerta era pervenuta al Sindaco, né agli altri comuni della zona, e “la mancata attivazione dell’allerta meteorologica incide inevitabilmente sulla valutazione della condotta” di Miserocchi, “che non può essere censurata in ordine alla mancata chiusura della strada comunale della Val Ferret”.

Piano comunale inadeguato, ma ininfluente

L’insieme delle considerazioni sviluppate rende – chiude il sostituto procuratore Menichetti – “sotto il versante logico prima ancora che giuridico, superfluo l’esame della problematica relativa alla inadeguatezza del piano comunale di protezione civile di Courmayeur”. Non solo il piano, nell’occasione, non vene attivato, ma “la sua inidoneità non ha avuto alcun ruolo concausale” nei “tragici ed indicibilmente dolorosi fatti del 6 agosto 2018”.

Le reazioni dei coinvolti

“E’ dal primo giorno di indagini che sostengo che, fermo il rispetto per la tragedia, non ci fossero responsabilità del Sindaco. Sono particolarmente contento che, prima il perito, poi il pm, abbiano raggiunto questa conclusione. Bisogna arrivare a dirsi, a volte, che non sempre è responsabilità del Sindaco. Esistono anche i disastri dovuti a tragiche fatalità, qual è stata questa”. E’ il commento “a caldo”, appreso della richiesta di archiviazione, dell’avvocato aostano Corrado Bellora, che assisteva Miserocchi. Sull’altro fronte processuale, invece, alcuni familiari della coppia scomparsa, hanno manifestato l’intenzione di presentare opposizione alla richiesta avanzata dal pm al Gip.

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