Locale in zona a rischio idrogeologico a Châtillon, chiusa l’inchiesta

Le investigazioni hanno riguardato l’area nota come “Lago Movida”, di proprietà pubblica e in concessione agli attuali gestori. Sei, in tutto, gli indagati per ipotesi di lavori in totale difformità, o in assenza del permesso.
Il tribunale di Aosta
Cronaca

Sono sei gli indagati in un’inchiesta della Procura di Aosta, chiusa di recente, relativa alla all’esecuzione di lavori in totale difformità, o in assenza del relativo permesso. L’area finita all’attenzione degli inquirenti si trova a Châtillon ed è nota come “Lago Movida”. Tra le attività proposte dal sito, aperto dalla seconda metà del 2017, vi sono la pesca sportiva, un servizio bar e dei giochi per bambini.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti (gli accertamenti sono stati sviluppati dall’aliquota del Corpo forestale della Sezione di polizia giudiziaria della Procura, coordinati dal pm Giovanni Roteglia), il terreno, di proprietà del Comune di Châtillon, è situato in una zona classificata urbanisticamente d’inedificabilità assoluta, per rischio idrogeologico medio ed alto (il torrente Marmore scorre nelle vicinanze).

Questo dato fa sì, per la Procura, che le sole realizzazioni possibili sul sito fossero quelle previste da un progetto esecutivo risalente al 2005, contenuto in un provvedimento del Presidente della Regione. Secondo l’inchiesta, però, la proposta progettuale presentata dagli attuali gestori dell’area, pur avendo ricevuto il “semaforo verde” dagli uffici pubblici competenti, sarebbe diversa dagli elaborati di diciassette anni fa.

Non solo, perché oltre alle difformità ipotizzate, le contestazioni mosse vertono anche sul fatto che alcune strutture sarebbero totalmente abusive rispetto a quanto consentito. L’inchiesta ha preso il via dall’esame, da parte degli inquirenti, di un’ordinanza di demolizione emessa nel 2021 dal Comune stesso. Dagli approfondimenti, la Procura è risalita, a ritroso, alle difformità e alla “catena” amministrativa del progetto.

Destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari sono: Giuseppe Lucia e il figlio Michel Lucia (committente dell’opera e gestore dell’area, difesi dall’avvocato Gabriel Oggiani), il costruttore Antonio Cordiaco (avvocato Massimiliano Sciulli), il direttore dei lavori Francesco Amato, la responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Châtillon Annamaria Ciocca (avvocato Nilo Rebecchi) e al coordinatore regionale del dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio Raffaele Rocco (avvocato Claudio Maione).

L’area oggetto dell’inchiesta, di proprietà comunale, è oggetto di una concessione ai due indagati, a seguito di una gara svolta dall’amministrazione. Un aspetto che rende complesso il quadro normativo di riferimento. Inoltre, va registrato anche che committente e gestore hanno presentato richiesta di sanatoria per le opere in difformità, dall’iter ancora pendente.

Dopo la chiusura dell’inchiesta, scaduto il termine a disposizione degli indagati per alcune facoltà loro riconosciute (tra le quali farsi interrogare, depositare memorie, o richiedere il compimento di ulteriori atti d’indagine), la parola tornerà al pubblico ministero per decidere in merito alla richiesta di rinvio a giudizio. Prima dell’estate, la Procura aveva chiesto il sequestro preventivo dell’area, negato di recente dal Gip.

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