E’ una residente nel condominio adiacente all’area oggetto di presunte opere abusive la testimone che il pm Giovanni Roteglia ha chiesto di sentire, al termine dell’udienza di oggi, martedì 31 ottobre, del processo sul “Lago Movida” di Châtillon, in corso al Tribunale di Aosta. La donna, ha sottlineato il rappresentante dell’accusa, attraverso l’osservazione quotidiana dei luoghi sarebbe in grado di contribuire (anche attraverso alcune fotografie) a ricostruire la cronologia della realizzazione delle diverse strutture che compongono il complesso.
Nonostante l’opposizione di buona parte delle difese degli imputati (“che la signora fosse alla finestra lo sapevamo fin dalle indagini”, ha detto uno degli avvocati), il giudice monocratico Marco Tornatore ha ritenuto che l’ordine di edificazione delle opere (l’area, aperta, dalla seconda metà del 2017, proponeva tra l’altro la pesca sportiva, un servizio bar e giochi per bimbi) possa essere dirimente per individuare i termini temporali rispetto ad alcune contestazioni, ha accolto l’istanza e calendarizzato la deposizione della testimone per il prossimo 21 novembre.
La Procura sostiene che sul sito, di proprietà del Comune di Châtillon, alcuni lavori siano stati eseguiti in totale difformità, o in assenza del relativo permesso. Il terreno è situato in una zona classificata a rischio idrogeologico medio e alto (il torrente Marmore scorre nelle vicinanze), condizione da cui derivano vincoli specifici di inedificabilità. Il pm Roteglia, che ha coordinato gli accertamenti del Corpo forestale, contesta che la proposta progettuale presentata dagli attuali gestori dell’area sia diversa da quanto previsto da un progetto esecutivo risalente al 2005.
Oltre a tali difformità, alcune opere, nell’impostazione inquirente, sarebbero inoltre totalmente abusive rispetto a quanto consentito. A processo sono il gestore dell’area Michel Lucia (avvocato Gabriel Oggiani), il costruttore Antonio Cordiaco (avvocato Massimiliano Sciulli), il direttore dei lavori Francesco Amato (avvocato Michele Peracino) , la responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Châtillon Annamaria Ciocca (avvocato Nilo Rebecchi) e il coordinatore regionale del dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio Raffaele Rocco (avvocato Claudio Maione).
Nell’udienza di oggi, è stato inoltre stato sentito il Direttore dei lavori, Francesco Amato, che ha spiegato di aver fatto presente, al futuro gestore dell’area, che “la zona fosse in parte rossa e in parte gialla”, sul piano idrogeologico, e, pertanto, che servissero autorizzazioni specifiche. “Lui mi ha rassicurato – ha detto l’ingegnere – e gli ho poi dato il progetto, per far sì che partecipasse alla manifestazione d’interesse (indetta dal Comune, ndr.) per la concessione dell’area”.
Successivamente, il professionista riceve una comunicazione per cui, sostanzialmente, il progetto era stato approvato e, nel maggio 2018, verifica che “lo chalet disegnato da me, con la veranda, era stato realizzato”, dopodiché deposita la segnalazione certificata d’inizio attività, a seguito della quale “ho interrotto i rapporti” con la controparte. Amato si è detto “estraneo a tutte le realizzazioni” individuate nell’area con sopralluoghi dal 2021 (l’indagine è partita dall’esame di un’ordinanza di demolizione emessa dal Comune stesso), “fuorché lo chalet”.
Sulla natura di quella costruzione, l’imputato ha affermato che essa sorge su “un basamento di spessore 15/20 centimetri, con armature non di tipo strutturale, realizzato per evitare fenomeni di fessurazioni e anche per mantenere le condizioni igienico-sanitarie di quello che era un bar”. Alla domanda del suo legale sulla possibilità di smontare in breve tempo tale opera, Amato ha risposto “certo”. Prima di lui, era stato sentito il dirigente regionale Rocco, con le domande del pm Roteglia relative soprattutto alla disciplina relativa alle aree a rischio di esondazione ed al parere fornito dalla sua struttura sulla compatibilità dell’intervento edilizio.
Locale in zona a rischio idrogeologico a Châtillon, chiusa l’inchiesta
Sono sei gli indagati in un’inchiesta della Procura di Aosta, chiusa nel settembre 2022, relativa alla all’esecuzione di lavori in totale difformità, o in assenza del relativo permesso. L’area finita all’attenzione degli inquirenti si trova a Châtillon ed è nota come “Lago Movida”. Tra le attività proposte dal sito, aperto dalla seconda metà del 2017, vi sono la pesca sportiva, un servizio bar e dei giochi per bambini.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti (gli accertamenti sono stati sviluppati dall’aliquota del Corpo forestale della Sezione di polizia giudiziaria della Procura, coordinati dal pm Giovanni Roteglia), il terreno, di proprietà del Comune di Châtillon, è situato in una zona classificata urbanisticamente d’inedificabilità assoluta, per rischio idrogeologico medio ed alto (il torrente Marmore scorre nelle vicinanze).
Questo dato fa sì, per la Procura, che le sole realizzazioni possibili sul sito fossero quelle previste da un progetto esecutivo risalente al 2005, contenuto in un provvedimento del Presidente della Regione. Secondo l’inchiesta, però, la proposta progettuale presentata dagli attuali gestori dell’area, pur avendo ricevuto il “semaforo verde” dagli uffici pubblici competenti, sarebbe diversa dagli elaborati di diciassette anni fa.
Non solo, perché oltre alle difformità ipotizzate, le contestazioni mosse vertono anche sul fatto che alcune strutture sarebbero totalmente abusive rispetto a quanto consentito. L’inchiesta ha preso il via dall’esame, da parte degli inquirenti, di un’ordinanza di demolizione emessa nel 2021 dal Comune stesso. Dagli approfondimenti, la Procura è risalita, a ritroso, alle difformità e alla “catena” amministrativa del progetto.
Destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari sono: Giuseppe Lucia e il figlio Michel Lucia (committente dell’opera e gestore dell’area, difesi dall’avvocato Gabriel Oggiani), il costruttore Antonio Cordiaco (avvocato Massimiliano Sciulli), il direttore dei lavori Francesco Amato, la responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Châtillon Annamaria Ciocca (avvocato Nilo Rebecchi) e al coordinatore regionale del dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio Raffaele Rocco (avvocato Claudio Maione).
L’area oggetto dell’inchiesta, di proprietà comunale, è oggetto di una concessione ai due indagati, a seguito di una gara svolta dall’amministrazione. Un aspetto che rende complesso il quadro normativo di riferimento. Inoltre, va registrato anche che committente e gestore hanno presentato richiesta di sanatoria per le opere in difformità, dall’iter ancora pendente.
Dopo la chiusura dell’inchiesta, scaduto il termine a disposizione degli indagati per alcune facoltà loro riconosciute (tra le quali farsi interrogare, depositare memorie, o richiedere il compimento di ulteriori atti d’indagine), la parola tornerà al pubblico ministero per decidere in merito alla richiesta di rinvio a giudizio. Prima dell’estate, la Procura aveva chiesto il sequestro preventivo dell’area, negato di recente dal Gip.