Morte di Matteo Guerrisi: per il perito della Procura, alta velocità e alcool le cause

Il geometra Bracci ha depositato la consulenza richiesta dal pubblico ministero Introvigne, che indaga per omicidio stradale sull’incidente dello scorso 15 maggio. Il giovane aostano, passeggero dell'auto schiantatasi, era deceduto quattro giorni dopo.
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Velocità e alcool. Dalla perizia del consulente incaricato dalla Procura di Aosta di approfondire l’incidente stradale in cui, lo scorso 15 maggio, ha perso la vita il ventiseienne aostano Matteo Guerrisi emergono, tra gli altri, questi due elementi. La misurazione effettuata sui fotogrammi di una telecamera posizionata nella zona dello schianto evidenzia che l’Opel Corsa guidata da Nicholas Lucchini, 29 anni, anch’egli di Aosta – sulla quale Guerrisi era passeggero – procedeva a 120 chilometri l’ora, cioè 50 oltre il limite nel tratto stradale del sinistro. Inoltre, il tasso alcoolemico nel sangue del conducente era di 1,4 grammi per litro, vale a dire quasi tre volte più del consentito (0,5 g/l). La perizia era stata richiesta al geometra Luigi Bracci dal pubblico ministero Carlo Introvigne, nell’ambito del fascicolo per omicidio stradale aperto a seguito del sinistro.

L’incidente si era verificato alle 5.50, sulla statale 26. Era una domenica mattina: l’auto viaggiava in direzione di Aosta e si era ribaltata dopo essere entrata nella rotonda dell’ex “area Sogno” ed aver urtato un cordolo. La corsa del veicolo si era fermata sul fianco, nel piazzale del negozio “Lillapois”, dopo un “avvitamento” su se stesso di un giro e mezzo. L’Opel Corsa, stando sempre alla relazione, non era dotata di airbag laterali e circolava con i pneumatici invernali. Le condizioni di Matteo Guerrisi, che non aveva allacciato la cintura, erano apparse disperate da subito e a nulla era purtroppo servito l’intervento di neurochirurgia cui i medici del “Parini” lo avevano sottoposto per cercare di ridurre il grave trauma cranico riportato. Dopo quattro giorni nel reparto di rianimazione, il ragazzo era morto. I familiari del giovane, ora assistiti dall’avvocato Davide Sciulli di Aosta, avevano dato il loro assenso al prelievo di cornee e tessuti.
 

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