Cronaca

Ultima modifica: 30 Gennaio 2019 9:51

Operazione Geenna, finiti gli interrogatori degli arrestati

Aosta - I fermati nel blitz di Dda e Carabinieri, scattato nelle prime ore di mercoledì scorso, sono tutti comparsi davanti al Gip. Alcuni hanno scelto di non rispondere, altri hanno respinto gli addebiti.

Blitz ndrangheta Carabinieri

Si sono conclusi gli interrogatori di garanzia degli arrestati nell’“operazione Geenna” della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino e dei Carabinieri del Gruppo Aosta e del Raggruppamento Operativo Speciale, scattata nelle prime ore di mercoledì scorso, 23 gennaio. Nei vari carceri dove sono stati tradotti, i fermati – accusati, a vario titolo, di aver promosso, organizzato e partecipato ad una “locale” di ‘Ndrangheta in Valle d’Aosta – sono comparsi davanti al Giudice per le Indagini Preliminari e alcuni di loro hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato.

È il caso, tra gli altri, del ristoratore Antonio “Tonino” Raso, assistito dall’avvocato Pasquale Siciliano. “In questa fase – spiega il legale – dovevamo capire le varie contestazioni, rispetto alle presunte fonti di prova”. Per quanto riguarda eventuali istanze di revisione della misura cautelare scattata, “stiamo valutando se ricorrere al tribunale del Riesame, o scegliere percorsi alternativi”. Sul quadro tratteggiato dall’ordinanza di custodia cautelare, l’avvocato Siciliano ritiene “che l’estraneità ai reati associativi possa essere sostenuta” e che l’accusa “così com’è formulata sembri eccessiva”.

Anche Monica Carcea, assessore del comune di Saint-Pierre accusata di essere stata tra gli amministratori pubblici protagonisti del “rapporto privilegiato della ‘locale’ aostana con la politica”, rivelando ai presunti affiliati “notizie riservate” derivanti dalla carica pubblica rivestita, è rimasta in silenzio dinanzi al Gip. Una scelta dettata dalla volontà di approfondire gli atti del procedimento.

Sul fronte di chi ha scelto di rispondere si colloca invece Marco Sorbara, il consigliere regionale finito in manette perché ritenuto dagli inquirenti aver contribuito “al consolidamento e al rafforzamento del “locale” di Aosta sul territorio”. Difeso dal fratello avvocato, Sandro Sorbara, viene descritto soprattutto come “incredulo”: “non riesce a capire perché si trova” in carcere. Nell’interrogatorio, “abbiamo ripercorso tutta la sua storia politica e analizzato ogni addebito”. Per il legale, “dall’ordinanza non emergono elementi che supportano una misura” come la custodia in cella ed è allo studio la richiesta di un riesame, oltre alla preparazione di una memoria difensiva.

Anche Alessandro Giachino, cui viene contestato di essere un “partecipe” della locale, secondo l’avvocato Claudio Soro, “ha risposto per circa un’ora ed ha negato ogni addebito”. In particolare, nell’interrogatorio dinanzi al Gip è stato approfondito anche il “taglio della coda”, vale a dire il rito di “battesimo ‘ndranghetista” di cui parlano in un’intercettazione dei Carabinieri altri due arrestati, Nicola Prettico e Marco Fabrizio Di Donato (ritenuto il “capo” del sodalizio criminale). Al riguardo, la posizione dell’indagato è netta: ha sostenuto di non aver nemmeno saputo di cosa si trattasse prima di leggerne nelle carte.

Infine, per un paio d’ore ha risposto al Gip anche Roberto Alex Di Donato, altro presunto “partecipe” della “locale” aostana. Il suo team difensivo è composto dagli avvocati Corrado Bellora e Wilmer Perga: “il nostro cliente ha negato tutti gli addebiti, respingendo decisamente l’affiliazione con la ‘ndrangheta”. Chiusa questa fase, le indagini continuano, con i pm torinesi Stefano Castellani e Valerio Longi che stanno iniziando ad ascoltare “persone informate sui fatti”. Passi inquirenti di approfondimento, per capire – a sostegno degli elementi già emersi dalle indagini – quanto alte fossero le fiamme che bruciavano continuamente nella Geenna, la valle “maledetta” delle scritture cui l’operazione di Dda e Carabinieri deve il nome.

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