Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 8 Novembre 2019 10:42

Perché il Gip ha disposto la “madre di tutte le perizie” sul Casinò

Aosta - Sono tre docenti universitari gli esperti cui il Tribunale di Aosta ha affidato l’esame dei bilanci 2011-7 della Casa da gioco. Nelle tredici pagine dell’ordinanza del giudice Colazingari definito anche il quesito cui dovranno rispondere.

Il Casinò di Saint-Vincent

Sono Vittorio Dell’Atti, Michele Di Marcantonio (rispettivamente direttore del dipartimento di studi aziendali e giusprivatistici e professore associato di “economia aziendale” dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”) ed Enrico Laghi (ordinario di economia aziendale all’Università egli studi di Roma Sapienza) i tre periti che, il prossimo 27 novembre, riceveranno dal Tribunale di Aosta l’incarico di esaminare i bilanci 2011-7 della “Casinò de la Vallée”. La nomina di più di un esperto è stata decisa dal Gip del Tribunale, Giuseppe Colazingari, in ragione della “notevole complessità degli accertamenti richiesti”.

Il quesito per i periti

Nelle tredici pagine dell’ordinanza con cui ha accolto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura nell’ambito dell’indagine per bancarotta fraudolenta della Casa da gioco, il giudice definisce inoltre il quesito cui la “triade” di accademici sarà chiamata a rispondere. Segnatamente, i periti dovranno verificare se nei bilanci della “Casinò de la Vallée” dal 2011 al 2017 “vi siano profili di falsità”. In particolare, se in quelli fino al 2015 “debbano ritenersi veritiere e/o comunque corrette ai sensi della normativa vigente” le iscrizioni di imposte anticipate.

Gli accertamenti dovranno concernere inoltre la sussistenza di “altri profili di falsità”, con riguardo “alla valutazione degli immobili o ad altre poste di bilancio”. Il quesito chiede anche se, “a cagione” dei presunti falsi compiuti nei documenti contabili, “sia aumentato il divario tra passivo ed attivo” nei conti aziendali. Il giudice chiede poi che venga determinato se “gli incarichi conferiti da Giulio Di Matteo, i contratti da lui stipulati e le altre operazioni poste in essere” nel periodo da amministratore unico “abbiano concorso all’aggravamento del dissesto” dell’azienda.

Approfondimento senza precedenti

Agli occhi della Procura, tale perizia riveste valore cruciale. Anzitutto, perché rappresenta il massimo livello di approfondimento possibile, e mai svolto sino ad oggi, rispetto ad un lungo periodo della gestione della Casa da vuoto. Dopodiché, perché l’incidente probatorio è finalizzato all’acquisizione di una prova utilizzabile al processo. Qualora la perizia prodotta dai tre docenti suffragasse le ipotesi di reato formulate dai pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti sulla base degli elementi acquisiti dal Gruppo Aosta della Guardia di finanza, il suo “peso specifico” in giudizio arriverebbe ad essere dirimente.

Niente “doppio pronunciamento”

Nel suo provvedimento, il Gip si occupa anche delle deduzioni presentate dai difensori di cinque dei sei indagati. Quelle depositate dagli avvocati Corrado Bellora e Maria Rita Bagalà, nell’interesse degli ex sindaci del Casinò Fabrizio Brunello, Laura Filetti e Jean Paul Zanini, “seppure indubbiamente pregevoli, – si legge – non sono condivisibili”. I legali insistevano sul principio giuridico per cui un giudice non può esprimersi due volte sulla stessa azione, qualora esista già una sentenza su di essa.

In particolare, il riferimento dei difensori era al processo per falso in bilancio nei bilanci della Casa da gioco, già celebrato e conclusosi dinanzi al Gup di Aosta lo scorso novembre con l’assoluzione dei loro assistiti. Per Colazingari, tuttavia, “è dubbio che, nella presente fase, operi” il principio invocato dagli avvocati, siccome non è “la pendenza (in fase di indagine) di un procedimento” che può far scattare la preclusione nota come “ne bis in idem”, ma “solo il suo passaggio alla fase processuale vera e propria”.

Al di là di questo, “ancora evidente è la divergenza tra il reato di truffa (in cui tra l’altro è richiesto l’ingiusto profitto con altrui danno) e quello di” bancarotta fraudolenta, così come appare irrilevante al giudice che, nel processo sui 140 milioni di finanziamenti dalla Regione al Casinò, “l’ufficio di Procura abbia affermato la superfluità di una perizia tecnico-contabile”.

“Complessa attività di analisi”

Quanto alle deduzioni dell’avvocato Federica Gilliavod, per l’ex au Lorenzo Sommo, il Gip sottolinea che l’accoglimento dell’incidente probatorio non è vincolato “alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza” (aspetto che rende “non rilevante” il richiamo del legale alle assoluzioni pronunciate dal Gup per falso in bilancio), bensì – tra l’altro – “al riscontro della rilevanza della prova richiesta in dibattimento”.

Quest’ultima, per il giudice, risulta “evidente, non trattandosi esclusivamente di procedere ad una ‘lettura’ di principi contabili, ma di dar corso ad una complessa attività di analisi e valutazione di documentazione”, eseguibile “solo da persone in possesso di specifiche competenze tecniche e scientifiche”. Insomma, non è errato ritenere di trovarsi dinanzi alla “madre di tutte le perizie” sul Casinò. Assegnato l’incarico il 27 novembre, se ne riparlerà all’udienza che verrà fissata per il deposito della relazione conclusiva, quando ne emergeranno gli esiti.

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