Omicidio Serban, Falloni capace di intendere e di volere

E’ la conclusione cui è giunto il perito incaricato dalla Corte di Assise di Aosta, a seguito dell’esame chiesto dai difensori dell’imputato di omicidio volontario e rapina. La prossima udienza del processo si terrà mercoledì prossimo, 25 maggio.
Gabriel Falloni, l'arrestato.
Cronaca

Capace di intendere e di volere al momento del crimine di cui è accusato, giacché il disturbo psichico da cui è affetto non pregiudica tale capacità, mantenuta tutt’ora. Sono le conclusioni cui giunge la perizia psichiatrica condotta su Gabriel Falloni, il 36enne originario di Sassari a processo dinanzi alla Corte d’Assise di Aosta per l’omicidio volontario di Raluca Elena Serban, 32enne romena trovata senza vita in un alloggio di Aosta il 18 aprile 2021, nonché per rapina. L’esame era stato disposto in vista dell’udienza in calendario per mercoledì prossimo, 25 maggio.

Quel giorno, la dottoressa Mercedes Zambella, che ha svolto la perizia (ammessa nella precedente udienza, a dicembre, sulla documentazione disponibile e su incontri con l’imputato, che si trova recluso nel carcere di Biella), verrà sentita in aula sui risultati dello stesso. A difendere Falloni sono gli avvocati Marco Palmieri di Sassari e Davide Meloni di Aosta. Falloni, dopo l’arresto e a seguito di un periodo in carcere, aveva confessato l’uccisione della donna. L’omicidio gli viene contestato aggravato dall’averlo commesso per futili e abbietti motivi.

Nella scorsa udienza, l’imputato era stato interrogato sui fatti di quel 18 aprile. Ha ammesso di essersi recato da Serban, “che conosceva da un anno circa” dopo averla incontrata grazie a siti di escort, ma quel giorno “non riuscivo ad avere il rapporto” e lei “mi ha preso in giro”. Quindi, “mi stavo vestendo, me ne stavo andando” e “l’ho presa per la gamba, non lo so perché”. Dopo aver riconosciuto di averla “afferrata per il collo, da dietro, con il gomito mi sembra”, la donna – secondo Falloni – “ha detto che chiamava la Polizia” ed “è andata in cucina, ha preso il coltello”.

Da qui, oltre alle contraddizioni fattegli notare in aula dal pm Manlio D’Ambrosi (titolare del fascicolo assieme al collega Luca Ceccanti), il racconto dell’imputato si è popolato di “non so, non ricordo”. Falloni, con la testa tra le mani e il capo chino, ha quindi affermato: “c’era tanto sangue per terra, io non so cosa ho fatto, l’ho chiamata più volte e non rispondeva”. Dei rapporti con la sua famiglia ha detto: “mi hanno sempre trattato male tutti. Io non sono mai stato come gli altri” e “nessuno mi voleva”. L’accertamento psichiatrico è stato quindi chiesto dalla sua difesa. Falloni, alla luce delle contestazioni, rischia l’ergastolo.

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