Omicidio Serban, processo aggiornato al 20 dicembre

Disposta la perizia psichiatrica di Gabriel Falloni. Presenti in aula la madre e la sorella di Raluca Elena Serban. Un malore in aula per l'imputato ha determinato una breve sospensione.
processo falloni
Cronaca

E’ stato aggiornato al 20 dicembre il processo davanti alla Corte di Assise contro Gabriel Falloni, il 36enne reo confesso dell’uccisione della 32enne romena Raluca Elena Serban. In quell’occasione sarà sentito l’imputato e verrà affidata la perizia psichiatrica, che dovrà chiarire se Falloni era in grado di intendere e volere al momento del delitto e se l’uomo è socialmente pericoloso:

A chiedere la perizia per il loro assistito sono stati i legali dell’uomo, gli avvocati Marco Palmieri e Davide Meloni. Secondo la difesa l’imputato, che rischia l’ergastolo, avrebbe già manifestato nelle passate esperienze carcerarie alcuni problemi di tipo psichiatrico così come si sarebbero evidenziate, durante il periodo scolastico, questioni comportamentali.

In aula erano presenti anche la madre e la sorella della giovane donna brutalmente uccisa il 17 aprile scorso nella sua abitazione ad Aosta, che si sono costituite parte civile.

Il processo ha subito verso le 11.30 una sospensione in seguito ad un malore in aula dell’imputato. Nell’aula del tribunale di Aosta è intervenuta una squadra del 118 per portare soccorso all’uomo che verso le 12.15 ha detto di sentirsi meglio per cui si potuta riprendere l’udienza.

Le accuse

I pm Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi, co-intestatari del fascicolo, accusano Falloni dell’omicidio volontario di Serban, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di rapinarla. La rapina è, appunto, l’altra contestazione formulata. Accuse che, alla luce della tesi d’accusa per cui un reato sia stato commesso per eseguire od occultare l’altro, non permettono all’imputato, assistito dagli avvocati Marco Palmieri e Davide Meloni, di chiedere un rito alternativo.

La giuria popolare

Le contestazioni fanno sì che l’imputato debba essere giudicato da una Corte d’Assise, composta da sei giudici popolari e due togati.

Raluca Elena Serban, la vittima dell’omicidio.

Le indagini

Falloni, di origini sassaresi ma in Valle da anni (viveva a Nus, nell’ultimo periodo), era emerso da subito, nelle investigazioni della Squadra Mobile della Questura, come il principale sospettato. Le telecamere del condominio di Aosta in cui Serban aveva preso in affitto un alloggio lo avevano ripreso mentre usciva con un borsone di proprietà della ragazza, di cui era sprovvisto all’ingresso.

La ragazza, in città da circa tre settimane, era stata trovata senza vita nel bagno dell’abitazione. Spariti, dalla casa, l’arma usata per ucciderla (un coltello, o comunque un oggetto tagliente, usato per cagionarle una profonda ferita alla gola) e i suoi dispositivi elettronici, oltre ai vestiti e alle lenzuola. Nell’interrogatorio da 2 ore e mezza in cui, lo scorso 12 maggio, aveva confessato il delitto ai due pm e al Procuratore capo Paolo Fortuna, l’arrestato ha detto anche di aver preso in casa una busta con oltre 6mila euro.

La versione dell’arrestato 

Li avrebbe usati, stando a quanto ha dichiarato, per gli spostamenti dopo il delitto (era stato a Genova, venendo fermato al ritorno a Nus), per pagare l’affitto di casa, per mandare due telefoni alle sorelle e per fare un’offerta in chiesa. La sua versione dei fatti è legata ad uno screzio legato alla prestazione concordata. Lui ha riferito di una battuta della 32enne avvertita come mortificante, a seguito della quale ha detto di averle stretto le mani al collo.

Ha sostenuto però di avere allentato la morsa. A quel punto, la ragazza, spaventata, avrebbe preso un coltello e Falloni ha proseguito il suo racconto affermando di averla colpita al collo, nella degenerazione definitiva della situazione, dopo averle preso l’oggetto. Dell’arma ha spiegato di essersi sbarazzato buttandola in un cassonetto dei rifiuti non lontano da casa, mentre i cellulari della donna sarebbero stati lanciati in Dora. Una tesi che il processo stabilirà se creduta dalla giuria, o meno.01

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