Sequestrate 500mila mascherine Ffp2: filtravano 6 volte meno del dovuto

L’indagine della Procura di Aosta, avviata dall’individuazione di alcuni pezzi in un supermercato valdostano, riguarda produttore e distributore del prodotto, di Modena e Perugia. La certificazione delle proprietà effettuata da un’azienda turca, già emersa in inchieste.
Una mascherina FFP2 (foto d'archivio).
Cronaca

Circa 500mila mascherine facciali, modello FFP2, sono state sequestrate negli scorsi giorni dal Gruppo Aosta della Guardia di finanza a seguito delle perquisizioni disposte, in Valle e nelle province di Modena e Perugia, nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Aosta. L’ipotesi di reato alla base del fascicolo è la vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Effettuando i controlli periodici negli esercizi valdostani sul rispetto delle disposizioni del codice del consumo – mirati in particolare, visto il periodo di emergenza Covid-19, ai prodotti rientranti tra i dispositivi di protezione individuale – i finanzieri avevano individuato alcune mascherine dal valore di penetrazione del materiale filtrante superiore di oltre sei volte il limite stabilito dalla legge, pertanto non sufficiente a tutelare la salute.

Il rivenditore, risultato in regola, ha fornito la documentazione di acquisto relativa a quel particolare modello di mascherina FFP2, che riporta la marcatura “CE2163”. Le “Fiamme Gialle” sono così risalite al distributore (con sede nel perugino) e al produttore del dispositivo (nel modenese), scoprendo che la certificazione delle proprietà del prodotto era stata effettuata da un’azienda turca, particolarmente nota per la rapidità nei tempi di rilascio e già emersa in inchieste similari.

Sono scattati così gli approfondimenti mirati a ricostruire l’intera filiera di distribuzione del manufatto, sulla base dei quali il pm Manlio D’Ambrosi, titolare del fascicolo, ha richiesto il decreto di perquisizione poi eseguito dai finanzieri. La maggioranza delle circa 500mila mascherine individuate era giacente nei depositi della ditta produttrice. L’intero quantitativo sequestrato non raggiungerà così il mercato, evitando la vendita di dispositivi ritenuti dagli inquirenti non sicuri per la salute.

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