Cronaca di Orlando Bonserio |

Ultima modifica: 8 Febbraio 2020 9:27

Tristezza, shock ma anche tanto scetticismo: il risveglio di Saint-Pierre

Saint-Pierre - Nel borgo del paese la gente non ha molta voglia di parlare ma non ci sta a farsi additare come "mafiosa". "Dovevano trovare un capro espiatorio ed hanno scelto Saint-Pierre, prendersela con Aosta sarebbe stato forzare troppo ma era la prima a dover essere commissariata”

Borgo Saint PierreBorgo Saint Pierre

C’è tristezza, incredulità, ma anche la sensazione che le cose siano state ingigantite. Saint-Pierre si risveglia all’indomani della notizia del commissariamento con un cielo senza nuvole, ma con un’atmosfera di pesantezza che aleggia sulla gente. È una mattinata di lavoro, il borgo è tranquillo e in giro ci sono poche persone. Bisogna entrare nelle attività commerciali per trovare qualcuno disposto a parlare – pochi, e ancora meno quelli intenzionati a farlo con nome e cognome.

“C’è molta tristezza”, dice una donna. “Io non mi sento in colpa, perché ho sempre dato il mio contributo ed ho lavorato onestamente. Certo, dovrebbe essere la norma, e uno si aspetta che anche chi ci governa lo faccia. Speriamo che con il commissariamento le cose tornino a posto, e torni la tranquillità nel cuore della gente”.

“Non ci stiamo a farci additare così”, le fa eco un’altra signora. “Sono anni che le cose non andavano bene, lo dimostra ad esempio la situazione delle strade. Ma dire che siamo tutti mafiosi non va bene, non è giusto che paghi chi non è colpevole. Ora speriamo che la giustizia faccia il suo corso”.

Patrizio Pitti, dell’omonimo panificio, fatica a rendersi conto di quello che è successo: “La gente ne parla poco, conoscevamo quasi tutti quella persona [Monica Carcea], è difficile pensare una cosa del genere. Dovrebbero dare l’esempio, e invece… Noi siamo lontani da queste situazioni, però se è successo vuol dire che qualcosa c’è. È un po’ uno shock. Ora speriamo che i commissari facciano bene, è tutto da vedere, se non sei dentro è difficile dare un giudizio”.

Fuori dal coro la voce di Ugo Pellissier del Bar Chez Mario: “Secondo me hanno preso una cantonata micidiale. Macché mafia? Dovevano trovare un capro espiatorio ed hanno scelto Saint-Pierre, prendersela con Aosta sarebbe stato forzare troppo ma era la prima a dover essere commissariata”. Poi passa a difendere Monica Carcea e la comunità calabrese: “I calabresi qui lavorano per vivere, si alzano alle 6 e si fanno un c**o così. Lei ha solo preso parte dei voti della comunità: appalti truccati non ce ne sono, soldi presi e ridistribuiti neanche. C’è stata la pressione solo su una persona, dicono le intercettazioni, ma Carcea era solo un’assessora, se la giunta avesse votato diversamente lei non avrebbe avuto potere. Forse chi era in giunta doveva vegliare meglio”.

C’è anche chi pensa che questa sia tutta pubblicità per Carcea: “La gente le si stringe attorno, gli amici sono sempre di più. Dovreste vedere quando va al bar a fare colazione…”. E al bar c’è un po’ più di gente che ha voglia di parlare: “Una brutta pagina non solo per Saint-Pierre, ma per tutta la Valle d’Aosta. La gente non si può sentire bene, è un’ombra che pesa molto”.

“Ci siamo svegliati come tutti i giorni”. “No no, ci siamo svegliati con un bel peso sulla testa”, sono le due voci che si alzano da un tavolino. “Che figura. Credo comunque che sia stato ingigantito tutto. Non ce lo aspettavamo. Conoscevamo il personaggio: si beveva il caffè insieme, faceva parte della Pro Loco. Una persona assolutamente gradevole. Si vede che dietro c’era qualcos’altro, immagino ad insaputa dell’amministrazione anche se non ci metterei la mano sul fuoco”. “Per la popolazione è una botta”, continua il suo dirimpettaio. “Il commissariamento è pesante, ora non andremo a votare per quasi due anni. Vedremo cosa succederà”.

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