Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 7 Febbraio 2020 10:05

Saint-Pierre, la ‘ndrangheta arrivava in Municipio: il governo vota lo scioglimento

Saint-Pierre - Il Consiglio dei Ministri ha adottato la delibera che commissaria l’amministrazione, sinora guidata da Paolo Lavy. L’ispezione era scattata a seguito dell’operazione Geenna di Dda e Carabinieri.

Saint-Pierre

È ufficiale. Dall’accesso antimafia condotto da aprile ad ottobre 2019 al Comune di Saint-Pierre è emerso il condizionamento dell’attività amministrativa dell’ente da parte del crimine organizzato. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Luciana Lamorgese, ha quindi deliberato oggi, giovedì 6 febbraio, lo scioglimento del Consiglio comunale per 18 mesi e l’affidamento dell’amministrazione, sinora guidata dal sindaco Paolo Lavy, ad una Commissione di gestione straordinaria.

L’ispezione a seguito di Geenna

Gli ispettori erano arrivati in Municipio a seguito dell’inchiesta Geenna della Dda di Torino e dei Carabinieri del Reparto operativo, relativa all’organizzazione ed all’attività di una “locale” di ‘ndrangheta. Tra i sedici arrestati nel “blitz” del 23 gennaio 2019 c’era anche Monica Carcea, al tempo assessore alla programmazione finanziaria del Comune (poi dimessasi pochi giorni dopo), a processo (inizierà il prossimo 11 marzo, al Tribunale di Aosta) per concorso esterno in associazione a delinquere.

Il contratto prorogato

La tesi degli inquirenti è che la donna, ritenuta destinataria nel 2015 del sostegno elettorale garantito dal sodalizio criminale, che per gli inquirenti era capeggiato da Marco Fabrizio Di Donato, avrebbe invocato l’aiuto di quest’ultimo, e di un altro arrestato quale partecipe della “locale”, il ristoratore Antonio Raso, affinché facessero “pressione” su un altro assessore della Giunta, Alessandro Fontanelle, “che le stava creando delle difficoltà”. Della questione viene “investito” anche Nicola Prettico, consigliere comunale aostano sospeso dopo essere finito, anch’egli, in manette, perché considerato addirittura organico alla cellula malavitosa.

Secondo i Carabinieri, Carcea per “sdebitarsi” con i due “si attiva al fine di far prorogare l’affidamento diretto del servizio di trasporto scolastico mediante taxi-bus”, in scadenza il 30 giugno 2016, alla “Passengers Transports di Addario S. & C.” di proprietà di Salvatore Addario (che non risulta essere stato indagato), cugino di Raso, “con esito positivo, tanto che la ditta in questione riusciva ad ottenere la proroga sino al mese di dicembre 2016”. Nell’ordinanza del Gip che condusse agli arresti, si legge che Carcea ha informato Raso e Marco Fabrizio Di Donato “in merito all’intenzione di altri due Assessori di non rinnovare più il contratto” affidato in regime di concessione diretta.

Non solo favori

Carcea, secondo la tesi d’accusa, ha poi “acconsentito ad un appuntamento” con Addario “nonostante l’aperto conflitto di interessi”. Per i pm Valerio Longi e Stefano Castellani, che hanno coordinato l’inchiesta, fatti eloquenti del non essere “in presenza di mere promesse di favori, ma di un vero patto in cambio del sostegno elettorale”. Insomma, “le ripetute richieste di intervento ai sodali da parte sempre della Carcea e le conseguenti ambasciate da parte del sodalizio a suo favore” rappresenterebbero “ulteriori situazioni propedeutiche ed emblematiche del dovere lasciare ‘lavorare’ senza ostacoli la Carcea, evidentemente sulla scorta dell’impegno da costei assunto di operare in vista dell’interesse della consorteria”.

La vicenda è ripresa anche nell’ordinanza con cui il giudice Silvia Salvadori ha chiesto alla Procura antimafia un supplemento di indagini sull’ex assessore Ego Perron (per cui la Dda aveva avanzato richiesta di archiviazione al termine delle investigazioni), che – si legge – “partecipa al condizionamento esercitato nei confronti di Fontanelle”, circostanza in cui “il sodalizio manifesta prepotentemente tutta la forza d’intimidazione e la condizione di cui è capace”.

L’iter dell’accesso

La Commissione che ha lavorato sul Comune di Saint-Pierre era composta da due funzionari di Prefettura e da un ufficiale della Guardia di finanza. L’esito dell’accesso, così come quello effettuato ad Aosta (chiusosi senza evidenze della sussistenza di infiltrazioni dell’attività comunale) è stato consegnato al Presidente della Regione nelle sue attribuzioni prefettizie e – dopo la condivisione in sede di Comitato di Ordine e Sicurezza Pubblica, “allargato” al Procuratore capo Paolo Fortuna – è seguita la relazione inviata al Ministero dell’interno.

Oggi, l’atto del Consiglio dei Ministri (l’attuazione avverrà con Decreto del Presidente della Repubblica, atteso anche per San Giorgio Morgeto, altro ente, in Calabria, di cui il Governo aveva deliberato il commissariamento, sempre sulla base delle evidenze emerse da Geenna) che scrive una nuova pagina dell’Autonomia valdostana: lo scioglimento di uno dei settantaquattro comuni della regione per mafia, che non andrà quindi a rinnovo nell’imminente scadenza elettorale del prossimo maggio.

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