Cronaca

Ultima modifica: 22 Agosto 2019 10:20

“Una lite, ma non oltre qualche spinta”: il manager arrestato risponde al Gip

Aosta - Il belga Filip De Ridder ha risposto, nella mattinata di oggi, alle domande del giudice Colazingari su quanto accaduto nell’alloggio a Rhêmes-Notre-Dame in cui era in vacanza con la compagna, una 34enne di origini africane.

Carcere Brissogne

Si è tenuta in mattinata, alla casa circondariale di Brissogne, l’udienza di convalida dell’arresto del manager belga 55enne Filip De Ridder, accusato di sequestro di persona e tentato omicidio della donna con cui era in vacanza a Rhêmes-Notre-Dame, una 34enne di origini africane. Difeso dall’avvocato Federico Parini, l’uomo ha risposto a lungo alle domande del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Colazingari.

La sua versione di quanto è accaduto nell’alloggio preso in affitto dalla coppia è completamente diversa da quella della compagna. De Ridder ha ammesso un litigio, che non sarebbe però andato oltre qualche spinta vicendevole. Il pubblico ministero Luca Ceccanti ha chiesto, a carico del belga, la custodia cautelare in carcere. Il difensore dell’indagato si è opposto, invocando la scarcerazione o comunque delle misure meno afflittive della detenzione. Il giudice si è riservato la decisione in merito. Il pronunciamento è atteso per la mattinata di domani: nel frattempo, l’arrestato resterà in cella.

I Carabinieri della stazione di Saint-Pierre e del Nucleo operativo erano intervenuti nell’abitazione nella serata di lunedì scorso, 19 agosto, a seguito della chiamata del figlio adolescente dell’uomo, spaventato perché resosi conto della lite in corso. Nella ricostruzione dei militari, sulla base della quale è scattato l’arresto, ad innescare il diverbio sarebbe stato l’emergere, verosimilmente attraverso la “scoperta” di alcuni messaggi su un telefono cellulare, di un presunto tradimento della donna.

L’uomo – sono le accuse mossegli dalla Procura – avrebbe rinchiuso la compagna in camera, impedendole di uscire (da cui l’accusa di sequestro di persona), tentando di strangolarla e percuotendole la testa contro il bordo di un tavolo (atti che, per gli inquirenti, configurano il tentato omicidio). I militari hanno anche sequestrato un’ascia: alcuni dei traumi riscontrati sul volto della 34enne (giudicati guaribili in 20 giorni) potrebbero essere riconducibili a colpi inferti con il manico dell’attrezzo.

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