Usura: un prestito di 67 mila euro e poi le minacce

Ascoltata questa mattina la commerciante Paola De Michele, durante il processo a carico di Carmine Amato a seguito dell'inchiesta iniziata nel 2006 su di un presunto giro di usura nel capoluogo valdostano. Tutto è partito dalla denuncia della donna.
Cronaca
“Ero in grande difficoltà economica, a causa di un tracollo finanziaro, per questo ho chiesto due prestiti a Loris De Antoni, 48 anni di Aosta" spiega Paola De Michele, questa mattina, al collegio giudicante del tribunale di Aosta. La donna, parte offesa del procedimento, è stata sentita durante il processo a carico di Carmine Amato, 58 anni di Aosta, difeso dall’avvocato Adele Murino. Amato era finito nei guai, nel 2006, nell’ambito di un’inchiesta su di un presunto giro di usura nel capoluogo valdostano. Nei guai assieme ad Amato, era finito anche Loris De Antoni, 48 anni di Aosta, che ha già patteggiato 18 mesi di carcere e 4 mila euro di multa. Le indagini, da parte degli uomini della squadra mobile, erano partite a febbraio del 2006, dopo che Paola De Michele si era recata in questura a sporgere denuncia.
 
Il processo ha vissuto attimi di tensione, la teste visibilmente provata ha raccontato la sua storia. Dalle difficoltà economiche, al prestito, fino alle pressioni ricevute da Carmine Amato. "Ho chiesto due prestiti" – continua la donna – uno da 40 mila euro ad aprile 2005 e l’altro da 27 mile ad agosto 2005. A gennaio del 2006 non sono più stata in grado di pagare. Ho così contatto De Antoni. In quell’occasione ho conosciuto Amato. Mi hanno detto che i soldi erano anche suoi, e abbiamo cercato una soluzione per pagare le rate". Infatti, per il primo prestito la donna aveva firmato 12 assegni di 4300 euro, scadenza fine mese, e per il secondo altri 12 da 3100 euro. I tassi di interesse erano circa del 35%. "Ma io non potevo più pagare – spiega la parte offesa – in un incontro Amato mi ha ipotizzato l’idea di prendere il mio appartamento. De Antoni mi ha poi detto di aver chiesto in pagamento l’assegno di gennaio, ma io gli ho detto che così sarei stata protestata e sarei finita in altri guai. Per cui presa dal panico ho fatto denuncia di smarrimento degli assegni. Ma era chiaro che la cosa non reggeva. Così, quando sono stata convocata in questura per dare spiegazioni, ho detto tutta la verità".
 
Così sono iniziate le indagini con le intercettazioni ambientali e telefoniche. Oggi, è stato sentito anche De Antoni, la sua testimonianza, fatta di troppi non ricordo, di troppe imprecisioni ha fatto sì che il presidente del tribunale, Carlomaria Garbelletto perdesse la pazienza. La parte offesa ha anche raccontato che Amato l’avrebbe intimorita in più occasioni, in una in particolare, sotto casa sua, le avrebbe detto, riferendosi al bambino di lei, "sarebbe un peccato non vederlo crescere". La donna ha anche riferito che l’imputato avrebbe minacciato anche il suo datore di lavoro, Corrado Grigoletto, titolare di Rete Casa. Circostanza smentita dall’uomo in aula. Il processo è poi stato aggiornato al 5 maggio prossimo.

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