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Un escursionista cuneese ha perso la vita travolto da una valanga in Valpelline

La vittima è Davide Giletta, 49 anni. Assieme ad un’amica era salito con i ramponi ai 3.716 metri dell’Evêque, in Svizzera. L’incidente, mentre i due stavano tornando al rifugio Nacamuli al Col Collon, dove avevano pernottato ieri.
Cronaca

E’ un escursionista della provincia di Cuneo, Davide Giletta, il 49enne che ha perso la vita investito da una valanga nella Valpelline, nel pomeriggio di oggi, domenica 30 maggio. Stava completando con una compagna un’uscita con i ramponi iniziata ieri, quando il distacco – come ha spiegato la donna agli uomini della stazione del Breuil del Soccorso Alpino della Guardia di finanza – li ha investiti entrambi, poco lontano dal rifugio Nacamuli, a quota 2.700 metri, nel primo pomeriggio.

Una slavina da un centinaio di metri di fronte, corsa per una cinquantina di metri, dovuta con tutta probabilità all’instabilità del manto conseguente alle temperature elevate in quota. Lei è riuscita a rialzarsi, mentre lui è finito sotto due metri di neve. L’amica lo ha individuato con l’Artva, ha provato a scavare, ma la compattezza della massa glielo ha reso impossibile. Non le è rimasto altro da fare che cercare una zona di copertura del telefono, camminando in discesa per quasi due ore, e dare l’allarme.

Sul posto, attorno alle 15.45, è arrivato l’elicottero con i tecnici del Soccorso Alpino Valdostano, i militari della Guardia di finanza e le unità cinofile a bordo per le ricerche. Estratto il corpo, per Giletta non c’era purtroppo più nulla da fare. La salma è stata portata ad Aosta, per le operazioni di riconoscimento e di polizia giudiziaria conseguenti all’incidente. Il medico legale ha già compiuto il riscontro esterno del cadavere. Nel frattempo, i finanzieri hanno raccolto la testimonianza dell’escursionista illesa.

I due erano saliti ieri, sabato 29, al Nacamuli, pernottando là. Attorno all’1.30 di questa notte si erano messi in marcia, superando il col Collon, diretti ai 3.716 metri dell’Evêque, cima in territorio svizzero. Sono giunti in vetta attorno alle 9 di stamane. Nei loro programmi (l’escursione era stata preparata con attenzione ed entrambi erano ben equipaggiati) c’era di essere di ritorno, al rifugio in cui avevano dormito, attorno alle 12, ma probabilmente la stanchezza e il manto nevoso meno solido dell’andata li hanno rallentati.

Si erano resi conto del ritardo, ma non hanno potuto fare altro che continuare a scendere. Quando erano davvero molto vicini al Nacamuli, impegnati in un “traverso”, la valanga ha invaso il versante. Lei è riuscita a restare ai margini della massa, senza finire sotto. Lui, che in quel passaggio si trovava più a favore del fronte, è stato seppellito dalla neve. Il fatto che in quella zona la copertura sia inesistente (chi c’è stato racconta che non c’è quasi segnale gps, figurarsi telefonico) ha completato la tragedia.

 

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